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3179 - Napoli fanteria - Orazio Marchese Arezzo congedo licenza 1762
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3180 - Napoli Esercito borbonico - Mannuel de Leon licenza 1758
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3182 - Napoli Esercito borbonico - Diego Naselli de Principi di Aragona licenza 1790
€ 35
3183 - Napoli Esercito borbonico - Diego Naselli de Principi di Aragona licenza 1797
€ 30
3184 - Napoli esercito Borbonico - Gaetano Sanchez de Luna licenza 1789
€ 30
3185 - Napoli e Reali presidi di Toscana - Pasquale de Silva dispensa matrimoniale 1791
€ 35
3186 - Napoli Marina Militare Borbonica - Conte Francesco De La Tour dispensa matrimoniale 1789
€ 30
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Napoli Orazio Marchese Arezzo Brigadiere degli eserciti di S.M.S. Maggior Generale della fanteria , Sargente Maggiore e ispettore delle Reali Guardie di Fanteria Italiana. Atto di licenza concesso a Michele Dellamarra -soldato - per fine servizio Ad intestazione stemma borbonico di Ferdinando IV di borbone. In basso stemma del marchese Arezzo -------------------------------------------------------------- Arezzo. Molto nobile ed antica famiglia, che vanta discendere dalla romana Aretia. Un Giacomo fu protonotaro del regno di Sicilia sotto i Martini, un Francesco, milite, comprò per once 150 d’oro da Paolo Capobianco nel 1392 il feudo di Cardinale, che venne a 11 luglio 1418 confermato a Giovanni suo figlio, e che all’abolizione della feudalità era ancor in potere della famiglia, trovandone investito Giuseppe Arezzo e Grimaldi duca di San Filippo ecc. a 2 luglio 1809. Possedette pure questa famiglia i feudi di Benali, S. Giuliano, Catalimita e S. Andrea, Targia, Monte, Fiunefreddo, Trefiletti, S. Giuseppe, Spalla, Gisira di Pagano, Crucifia, S. Biagio, lo Mastro, Serre, Donnafugata ecc., di cui alcuni ancor conservavansi in famiglia all’abolizione della feudalità e forse ancor oggi vi si conservano. Non possiamo, per il limite del lavoro, parlare di tutti i rami di questa illustre famiglia, e quindi di tutti i membri di essa, come le virtù di essi loro darebbero diritto; ma non possiamo tacere di quell’Orazio; colonnello del reggimento R. Farnese che prese non poca parte nella battaglia di Velletri nel 1742, e passato poscia al grado di brigadiere generale prese parte ai combattimenti avvenuti per il riacquisto dei ducati di Parma e Piacenza ottenendo, con biglietto dato in Napoli a 23 marzo esecutoriato a 18 maggio 1748, per sé e suoi il titolo di Marchese. Fu egli gentiluomo di camera, capitan generale degli eserciti delle Due Sicilie, cavaliere del San Gennaro, primo ministro della suprema giunta consultiva di guerra, supremo prefetto della città di Napoli ecc., marito della nobile irlandese Maria Fitzgerald e Bronne dei duchi di Linstein e padre, fra gli altri figli, di Tommaso, cardinale di S. Romana Chiesa, molto gradito al re Ferdinando, che con lettera confidenziale del 18 novembre 1823 gli offriva la carica di Luogotenente Generale in Sicilia, carica dal Tommaso non accettata, e di Giuseppe. Questi fu gentiluomo di camera con esercizio, cavaliere degli ordini di Malta e del San Gennaro, amministratore della R. Casa in Palarmo ecc., sposò in prime nozze la nobil donna Agnese dei principi Grimaldi, dalla quale non ebbe prole, ed in seconde la nobile Agata Arezzo dei baroni di Trefiletti che lo rese padre di Orazio, Concetta moglie del barone Domenico Arezzo e Maria moglie del nobile Carmelo Arezzo. Orazio Arezzo ed Arezzo, marchese Arezzo, già gentiluomo di camera con esercizio di re Ferdinando II e di re Francesco II, sposò a 28 aprile 1869 Emmanuela-Maria-Eugenia Landolina e Benintendi di Francesco-Rotlando principe di Torrebruna ed è padre di: Giuseppe; Francesco marito della nobile Flavia Airoldi e Di Napoli di Cesare duca di Cruillas; Emmanuele; Pietro; Corrado; Agata e Michela. Francesco Arezzo e Landolina, dalla moglie nobile Flavia Airoldi, ha avuto, sin oggi, un figlio a nome Orazio. Questa famiglia è passata molte volte all’ordine di Malta a cominciar dal 1626 in persona di un Blasco, fondatore della commenda di Ragusa. Arma: spaccato d’oro e d’azzurro, a quattro ricci dell’uno nell’altro, 2 in capo e 2 in punta. Corona di Marchese. Divisa: Bene Merentibus. € 30
Mannuel de Leon Maresciallo di Campo dell'esercito di Sua Maestà. Ispettore generale della infanteria, tenente del Re e della piazza di Pescara, e ministro militare della giunta consultiva di guerra. Bello stemma di ferdinando IV ad intestazione del documento. In basso a sinistra stemma di M. de Leon. Ottima conservazione. Documento autografo € 35
Napoli Diego Naselli de Principi d'aragona , cavaliere dell'ordine Geresolimitano , gentiluomo di camera, e maggiordomo di settimana di S.M., Maresciallo di campo de reali eserciti ed ispettore interino di fanteria. Licenza concessa a Vincenzo Vijone soldato per aver terminato il servizio. Autografo. Ad intestazione bello stemma borbonico di Ferdinando IV, in basso a sinistra stemma de principi di aragona. -------------------------------------------------------------------- Aragona e i suoi principi. La storia della famiglia Naselli. n data 26 giugno 1336, Federico II di Sicilia riconosceva Pericono (corruzione di Pier Ugone) Naselli discendente del Re longobardo Liutprando. In quella stessa occasione a Pericono e ai suoi eredi, venivano concessi i feudi di Mucarda e della Mastra, siti nel territorio di Butera, quale ricompensa per i servigi resi alla corona. L’origine del nome Naselli si attribuisce al figlio del già citato Liutprando, Nasello Palatino il quale sposò la figlia del Principe longobardo Ottaulfo Olimpreda. Dalla loro unione nacquero cinque figli: Liutprando II, Ottaulfo, Ugolino, Enrico ed Astolfo. Da Ugolino nacque Nicolao che sposò Noverina Palli. Proprio in seguito a questo matrimonio lo stemma della famiglia Naselli, in cui era raffigurato un leone d’oro rampante su campo azzurro, s'arricchì di tre globi posti sotto una fascia. Pier Ugo Nasello, figlio di Nicolao sposò Caterina Vegeri, figlia di un nobile milanese. Tra i discendenti di Pier Ugo figura il su citato Pericono, che alla fine del XIII secolo si trasferì in Sicilia al seguito di re Federico II d’Aragona. La fedeltà mostrata nei confronti della casa regnante di Sicilia, procuro ai Naselli molti privilegi che man mano rafforzarono il prestigio di cui godeva la famiglia nell’ambito della nobiltà siciliana. Sarà poi re Alfonso che farà compiere alla famiglia Naselli il salto di qualità tanto desiderato. Infatti re Alfonso nominerà Pericono II, figlio di Riccardo e pronipote di Pericono I, suo rappresentante diplomatico presso gli altri stati della penisola italica. Le ricchezze accumulate permisero a Pericono II d'acquistare la baronia, la terra e il castello di Comiso con il suo mero et misto imperio che gli fu confermato nel 1453. Inoltre il re nominava lo stesso Pericono Secreto e Mastro Procuratore della Real Corte in parecchie contee dell’isola, tra cui citiamo quelle di Ragusa e Scicli. L’ascesa sociale della famiglia Naselli era ormai inarrestabile. Ad accrescere le già cospicue ricchezze di cui erano in possesso contribuirono i matrimoni dei Naselli con le donne appartenenti a famiglie nobili, ricche e soprattutto, senza eredi maschi.L’inizio dei matrimoni prestigiosi si ha con il figlio di Pericono III, Baldassare I, il quale nel 1399 s'unisce in matrimonio con Isabella Montaperto dei baroni di Raffadali. Isabella aveva ereditato dal fratello Pietro Antonio, morto senza eredi, i feudi di Maccalube e di Diesi che portò in dote al matrimonio. In questo ultimo feudo sarà fondata la città di Aragona. Altro matrimonio molto importante fu quello di Gaspare II, figlio di Baldassare II e Donna Beatrice Aragona Tagliavia. Gaspare Naselli fu uomo di grandi meriti, tanto da ottenere il titolo di primo Conte di Comiso nel 1571. Egli riprese l’antico privilegio della licentia populandi concesso al suo antenato Gaspare Naselli Montaperto dall’imperatore Carlo V, cercò di fondare un nuovo centro abitato nel feudo di Diesi, ma non riuscì a completare l’opera per il sopraggiungere della morte avvenuta a Comiso nel 1586. Rimasta vedova Donna Beatrice Aragona Tagliavia sposa in seconde nozze Giacomo Saccano Barone di Casalnuovo. Da Gaspare e Beatrice nacque Baldassare III che il 13 marzo 1598 sposerà Antonia Saccano Valdina, figlia di Giacomo Saccano e secondo marito della madre Beatrice, impossessandosi così della baronia di Casalnuovo e di molte altre proprietà. Da Baldassare in poi le vicende della famiglia Naselli saranno legate a quelle della città di Aragona e del palazzo che vi fu costruito. Tale palazzo di proprietà dei Naselli, ha vissuto momenti di splendore alternati a momenti di decadenza. Ma sarà utile soffermarci sulla vita dei principi d’Aragona che si sono succeduti nella proprietà del palazzo fino alla donazione all’orfanotrofio. Il passaggio di Aragona da paese baronale a principato fu determinato dal prestigio e dai meriti che i Naselli seppero conquistarsi. Il Re Filippo IV, il 27 ottobre 1625 a Madrid con un reale privilegio concesse a Luigi Naselli I Saccano, figlio di Baldassare Naselli, il titolo di principe di Aragona e del suo territorio. Il titolo prevedeva il diritto dell’ereditarietà secondo l’ordine della primogenitura. Nel 1634 Luigi prese in moglie Eleonora del Carriglio Toledo ottenendo in dote il maggiorasco del feudo di Ocampo, in Spagna. Fu vice re della provincia Abruzzo e Cosenza e governò Palermo, prima da Capitano nel 1659 e poi da Pretore 1660.L’anno dopo fu deputato del Regno di Sicilia. Luigi che si spense a Sciacca nel 1673, ebbe tre figli: Baldassare IV, Emanuele e Francesco. Baldassare IV in virtù dell’essere primogenito fu investito del titolo di Principe d’Aragona il 18 marzo 1664, per donazione fattagli dal padre nel 1651. Baldassare sposò Antonia Celidonie Fiorito Tagliavia, ricevendo come dote una somma cospicua di denaro ed in più il diritto di riscattare la terra e baronia delle Grotte. Fu un uomo di prestigio e dall’animo generoso; svolse un ruolo molto importante per la costituzione del paese e del palazzo. Durante il suo principato egli fece costruire la chiesa di Nostra Signora del Rosario, costituì i conventi dei Padri Cappuccini e dei Padri Mercedari Scalzi. Come i suoi predecessori seppe farsi valere presso la corte ottenendo diversi titoli e cariche, fu infatti Pretore di Palermo nel 1677 e nel 1698 e nel 1694 per la fedeltà mostrata al re, Carlo II gli conferì il titolo nobiliare di Cavaliere del Tonson d’Oro. Dopo la morte della moglie abbandonò titolo ed onori e vestì gli abiti ecclesiastici. Titolo e beni passarono al figlio Luigi II che ottenne l’investitura il 2 maggio 1703. Fu decorato Grande di Spagna dal re Filippo V il 9 novembre del 1709 e fu Vicario Generale del Regno nel 1718-19. Luigi Naselli II, seguendo l’esempio del padre, alla morte della moglie abbraccio la vita religiosa e divenne sacerdote facendo donazione del titolo di Principe di Aragona e delle sue terre al figlio primogenito Baldassare V che fu investito il 23 aprile del 1711. Baldassare V nacque nel palazzo di Aragona il 28 novembre del 1696, fu il più illustre e influente dei Principi di Aragona; anche se il suo tenore di vita decisamente alto lo costrinse a lapidare buona parte delle ricchezze accumulate dagli avi nel corso degli anni. Fu Capitano di giustizia nel 1724 e Pretore nel 1734 a Palermo, deputato del Regno nel 1732, nel 38 e nel 1741. Nel 1734 fu nominato Ambasciatore del Regno di Sicilia presso gli Stati di Parma e Piacenza e nel 1738 fu anche Presidente del Supremo Consiglio di Sicilia. Mentre ricopriva la carica di Maggiordomo Maggiore e Capo Ufficio della Casa Reale a Napoli, sua moglie Donna Laura Morso, fu Donna di Corte di Sua Maestà la Regina Omalia. Nel 1747 Baldassare V divenne Cavaliere di Malta e di San Gennaro. Morì a Parigi, dove s'era recato per curare una grave malattia il 28 maggio 1753; il suo corpo fu trasportato a Comiso e sepolto nella Chiesa della Collegiata che lui stesso aveva fatto costruire. Alla sua morte gli successe suo figlio Luigi III, nato nel 1717 a Castellammare del Golfo, il quale fu investito Principe il 13 aprile del 1754. Questo Principe, così come i suoi predecessori rivesti importanti cariche tra cui quelle di Capitano della Guardia Reale Viceregia del Regno, Colonnello di Fanteria, Deputato del Regno nel 1762. Ebbe anche molti titoli tra cui quello di Grande di Spagna, Gentiluomo di Camera con Esercizio e Cavaliere di San Gennaro nel 1759. E' ricordato anche per avere sposato la zia materna Donna Stefania Morso, per aver venduto il feudo di Maccalube a Don Biagio Monreale nel 1764. Morì il 23 dicembre 1773 a Palermo. Il figlio primogenito Baldassare VI ricevette l’investitura a Principe di Aragona il 25 febbraio 1775. A 21 anni sposò Marianna Alliata di Villafranca ricevendo in dote 52.000 scudi. A differenza dei suoi antenati Baldassare VI, non ricoprì cariche istituzionali importanti, nè fu insignito di titoli nobiliari. Al contrario egli è ricordato quale artefice del crollo finanziario del suo casato. Infatti fu costretto a chiedere l’amministrazione finanziaria dei beni per estinguere i numerosi debiti contratti. In realtà il patrimonio dei Naselli aveva cominciato a dissiparsi parecchi anni prima. Tale patrimonio era costituito dalla Contea di Comiso, dal Principato di Aragona, dal Principato di Poggio Reale, dal Marchesato di Gibellina, dal Baronato di Castellammare e dalle tonnare di San Vito e di Scopello. In ciascuno di questi territori la famiglia Naselli aveva costruito un palazzo e poi ancora dei mulini, locande e masserie. A questi possedimenti s'aggiungevano anche il Maggiorasco di Ocampo tre ville (una a Bagheria, l’attuale villa Cutò, una nello stradone di Mezzo Monreale, una nella strada dei Quattro Venti) e un palazzo nel centro storico di Palermo. Dopo la morte di Baldassare VI avvenuta a Palermo il 9 agosto del 1812, fu nominato Principe di Aragona il nipote Baldassare VII, figlio di Luigi IV il quale era morto prematuramente nel 1803 prima ancora d'ereditare il titolo. Baldassare VII così come il nonno non ricoprì cariche pubbliche importanti. La madre Stefania Galletti Oneto aveva sposato in seconde nozze il Principe di Pantelleria Michele Requiesenz che amministra i beni di Baldassare fino a che questi non divenne maggiorenne. Baldassare VI morì, celibe, nel palazzo di Aragona nel 1863. Con la sua morte s'estinse la discendenza diretta maschile della famiglia Naselli. Le terre di Aragona e i titoli passarono alla sorella Marianna nata a Palermo il 23 ottobre 1797, che divenne Principessa di Aragona. Marianna andò in sposa a Don Nicolò Burgio, Duca di Villafiorita nel 1818. Da questo matrimonio nacquero: Giuseppe, morto ad appena due anni, e Luigi che subentrò nel titolo del Principe di Aragona alla madre morta nel 1870. La fortuna dei Naselli, tuttavia, non duro a lungo. Avvenimenti drammatici s'abbatterono sulla famiglia riducendola sempre più sul lastrico. Ecco quanto scriveva Baldassare Naselli Galletti al re delle Due Sicilie. Federico I: “Al momento d'entrare nella civile società Egli l’Esponente non trova che sciagure, infortuni e desolazione, trova ridotta alla non esistenza la Casa di Aragona, la quale altra volta emulava tra le più doviziose del Regno. Si vede insomma nella necessità di non figurare tra i magnati ma tra i più abominevoli mendici, giacche dalla sua Casa nell’attuale stato non può ricevere quanto gli necessita per la vita naturale”. Infatti il declino della dinastia di Naselli inizio quando nel 1803 Balbassare fu arrestato a Palermo per un debito non pagato. Il principe, resosi latitante protestò presso la Corte per l’affronto subito, per la mancanza di “quella necessaria decenza che si conviene a coloro che sono stati ammessi al Real servizio di Gentiluomini di Camera del re ed insigniti del Real Ordine di San Gennaro”. Il prestigio della famiglia, le cariche ricoperte nel passato, l’assoluta fedeltà mostrata verso la Corona, non erano più elementi sufficienti a preservare il Principe da una simile umiliazione. Evidentemente le circostante erano mutate in peggio, e lo dimostra anche la riduzione degli impiegati che lavoravano alle dipendenze dei Naselli. Negli anni di maggiori splendori si contavano più di quaranta servi oltre a quattro avvocati, un notaio, tre maestri per la contabilità, quattro maestri fontanieri, un architetto e un bibliotecario. Inoltre in ogni possedimento lavorava un gruppo di persone formato da un “Governatore” che governava il paese in nome del Principe durante la sua assenza, un segretario generale, un cassiere addetto a riscuotere le gabelle, un notaio, un sovrastante con alcuni campieri, un agrimensore, un misuratore, un custode delle carceri e un custode del palazzo. Generalmente i creditori non avevano rapporti diretto con la famiglia Naselli e l’origine del debito risaliva alle donazioni che i principi avevano istituito in tempi lontani. Per esempio il patrimonio dei Naselli subì un grosso scossone a causa del debito contratto con la Pia Opera Navarro di Palermo. Per risalire alle cause che generarono il debito, dobbiamo ricollegarci ad una rendita annua di 800 onze che il Principe Luigi Naselli aveva assegnato alla madre Laura Morso nel 1754. La rendita era garantita da tutte le proprietà presenti e future dello stesso Principe. Quando la principessa Laura morì, i fratelli di Luigi (Diego, Salvatore, Mariano e Pericono) vollero che la suddetta rendita facesse parte dell’eredità materna che fu suddivisa fra loro. Dopo una lunga lite giudiziaria si giunse ad un seguente accordo: Baldassare, figlio di Luigi s'impegnava a pagare agli zii una somma annuale di 90 onze. Successivamente Diego e Mariano concessero 30 onze della loro rendita al sacerdote Natale Messina che 1790 le cedette all’Opera Pia Navarro. Ma il Principe di Aragona si rifiutò di pagare all’Opera la rendita dovuta, ciò fece si che Rettori dell’Opera Pia venissero iscritti nei libri contabili dei creditori della famiglia Naselli. Nel 1823 il Principe Baldassare ricevette un’ingiunzione di pagamento di 510 onze, ciò causò l’ipoteca sul palazzo che i Naselli possedevano a Palermo in via Alloro. Quest’ipoteca durò fino al 1841 anno in cui il Principe estinse il suo debito, cedendo parte del palazzo che però ricevette a titolo enfiteutico col pagamento di 62 onze annui. Ma le ipoteche che giravano sul palazzo erano molte e fu venduto per pochi ducati. Nel 1889 dopo la morte di Burgio Naselli il patrimonio della famiglia era gravato da numerosi debiti. Tra i maggiori creditori ricordiamo il Banco di Sicilia, la succursale Agrigentina della Banca Nazionale, la Cattedrale di Agrigento. Dalle denuncie di successione l’eredità di casa Naselli era stimata 1.739.527,42 lire, somma che fu insufficiente a coprire tutti i debiti accumulati. Si dissolveva così il patrimonio dei Principi Naselli che era stato accumulato nell’arco di circa tre secoli, dai discendenti di Pericono che s'erano succeduti nel governo della città di Aragona. € 35
Napoli Diego Naselli de Principi d'aragona , cavaliere dell'ordine Geresolimitano , gentiluomo di camera , e maggiordomo di settimana di S.M., Maresciallo di campo de reali eserciti ed ispettore interino di fanteria. Licenza concessa a Luigi Menna soldato per essere inutile al servizio. interessante . Autografo. Ad intestazione bello stemma borbonico di Ferdinando IV, in basso a sinistra stemma de principi di aragona. -------------------------------------------------------------------- Aragona e i suoi principi. La storia della famiglia Naselli. n data 26 giugno 1336, Federico II di Sicilia riconosceva Pericono (corruzione di Pier Ugone) Naselli discendente del Re longobardo Liutprando. In quella stessa occasione a Pericono e ai suoi eredi, venivano concessi i feudi di Mucarda e della Mastra, siti nel territorio di Butera, quale ricompensa per i servigi resi alla corona. L’origine del nome Naselli si attribuisce al figlio del già citato Liutprando, Nasello Palatino il quale sposò la figlia del Principe longobardo Ottaulfo Olimpreda. Dalla loro unione nacquero cinque figli: Liutprando II, Ottaulfo, Ugolino, Enrico ed Astolfo. Da Ugolino nacque Nicolao che sposò Noverina Palli. Proprio in seguito a questo matrimonio lo stemma della famiglia Naselli, in cui era raffigurato un leone d’oro rampante su campo azzurro, s'arricchì di tre globi posti sotto una fascia. Pier Ugo Nasello, figlio di Nicolao sposò Caterina Vegeri, figlia di un nobile milanese. Tra i discendenti di Pier Ugo figura il su citato Pericono, che alla fine del XIII secolo si trasferì in Sicilia al seguito di re Federico II d’Aragona. La fedeltà mostrata nei confronti della casa regnante di Sicilia, procuro ai Naselli molti privilegi che man mano rafforzarono il prestigio di cui godeva la famiglia nell’ambito della nobiltà siciliana. Sarà poi re Alfonso che farà compiere alla famiglia Naselli il salto di qualità tanto desiderato. Infatti re Alfonso nominerà Pericono II, figlio di Riccardo e pronipote di Pericono I, suo rappresentante diplomatico presso gli altri stati della penisola italica. Le ricchezze accumulate permisero a Pericono II d'acquistare la baronia, la terra e il castello di Comiso con il suo mero et misto imperio che gli fu confermato nel 1453. Inoltre il re nominava lo stesso Pericono Secreto e Mastro Procuratore della Real Corte in parecchie contee dell’isola, tra cui citiamo quelle di Ragusa e Scicli. L’ascesa sociale della famiglia Naselli era ormai inarrestabile. Ad accrescere le già cospicue ricchezze di cui erano in possesso contribuirono i matrimoni dei Naselli con le donne appartenenti a famiglie nobili, ricche e soprattutto, senza eredi maschi.L’inizio dei matrimoni prestigiosi si ha con il figlio di Pericono III, Baldassare I, il quale nel 1399 s'unisce in matrimonio con Isabella Montaperto dei baroni di Raffadali. Isabella aveva ereditato dal fratello Pietro Antonio, morto senza eredi, i feudi di Maccalube e di Diesi che portò in dote al matrimonio. In questo ultimo feudo sarà fondata la città di Aragona. Altro matrimonio molto importante fu quello di Gaspare II, figlio di Baldassare II e Donna Beatrice Aragona Tagliavia. Gaspare Naselli fu uomo di grandi meriti, tanto da ottenere il titolo di primo Conte di Comiso nel 1571. Egli riprese l’antico privilegio della licentia populandi concesso al suo antenato Gaspare Naselli Montaperto dall’imperatore Carlo V, cercò di fondare un nuovo centro abitato nel feudo di Diesi, ma non riuscì a completare l’opera per il sopraggiungere della morte avvenuta a Comiso nel 1586. Rimasta vedova Donna Beatrice Aragona Tagliavia sposa in seconde nozze Giacomo Saccano Barone di Casalnuovo. Da Gaspare e Beatrice nacque Baldassare III che il 13 marzo 1598 sposerà Antonia Saccano Valdina, figlia di Giacomo Saccano e secondo marito della madre Beatrice, impossessandosi così della baronia di Casalnuovo e di molte altre proprietà. Da Baldassare in poi le vicende della famiglia Naselli saranno legate a quelle della città di Aragona e del palazzo che vi fu costruito. Tale palazzo di proprietà dei Naselli, ha vissuto momenti di splendore alternati a momenti di decadenza. Ma sarà utile soffermarci sulla vita dei principi d’Aragona che si sono succeduti nella proprietà del palazzo fino alla donazione all’orfanotrofio. Il passaggio di Aragona da paese baronale a principato fu determinato dal prestigio e dai meriti che i Naselli seppero conquistarsi. Il Re Filippo IV, il 27 ottobre 1625 a Madrid con un reale privilegio concesse a Luigi Naselli I Saccano, figlio di Baldassare Naselli, il titolo di principe di Aragona e del suo territorio. Il titolo prevedeva il diritto dell’ereditarietà secondo l’ordine della primogenitura. Nel 1634 Luigi prese in moglie Eleonora del Carriglio Toledo ottenendo in dote il maggiorasco del feudo di Ocampo, in Spagna. Fu vice re della provincia Abruzzo e Cosenza e governò Palermo, prima da Capitano nel 1659 e poi da Pretore 1660.L’anno dopo fu deputato del Regno di Sicilia. Luigi che si spense a Sciacca nel 1673, ebbe tre figli: Baldassare IV, Emanuele e Francesco. Baldassare IV in virtù dell’essere primogenito fu investito del titolo di Principe d’Aragona il 18 marzo 1664, per donazione fattagli dal padre nel 1651. Baldassare sposò Antonia Celidonie Fiorito Tagliavia, ricevendo come dote una somma cospicua di denaro ed in più il diritto di riscattare la terra e baronia delle Grotte. Fu un uomo di prestigio e dall’animo generoso; svolse un ruolo molto importante per la costituzione del paese e del palazzo. Durante il suo principato egli fece costruire la chiesa di Nostra Signora del Rosario, costituì i conventi dei Padri Cappuccini e dei Padri Mercedari Scalzi. Come i suoi predecessori seppe farsi valere presso la corte ottenendo diversi titoli e cariche, fu infatti Pretore di Palermo nel 1677 e nel 1698 e nel 1694 per la fedeltà mostrata al re, Carlo II gli conferì il titolo nobiliare di Cavaliere del Tonson d’Oro. Dopo la morte della moglie abbandonò titolo ed onori e vestì gli abiti ecclesiastici. Titolo e beni passarono al figlio Luigi II che ottenne l’investitura il 2 maggio 1703. Fu decorato Grande di Spagna dal re Filippo V il 9 novembre del 1709 e fu Vicario Generale del Regno nel 1718-19. Luigi Naselli II, seguendo l’esempio del padre, alla morte della moglie abbraccio la vita religiosa e divenne sacerdote facendo donazione del titolo di Principe di Aragona e delle sue terre al figlio primogenito Baldassare V che fu investito il 23 aprile del 1711. Baldassare V nacque nel palazzo di Aragona il 28 novembre del 1696, fu il più illustre e influente dei Principi di Aragona; anche se il suo tenore di vita decisamente alto lo costrinse a lapidare buona parte delle ricchezze accumulate dagli avi nel corso degli anni. Fu Capitano di giustizia nel 1724 e Pretore nel 1734 a Palermo, deputato del Regno nel 1732, nel 38 e nel 1741. Nel 1734 fu nominato Ambasciatore del Regno di Sicilia presso gli Stati di Parma e Piacenza e nel 1738 fu anche Presidente del Supremo Consiglio di Sicilia. Mentre ricopriva la carica di Maggiordomo Maggiore e Capo Ufficio della Casa Reale a Napoli, sua moglie Donna Laura Morso, fu Donna di Corte di Sua Maestà la Regina Omalia. Nel 1747 Baldassare V divenne Cavaliere di Malta e di San Gennaro. Morì a Parigi, dove s'era recato per curare una grave malattia il 28 maggio 1753; il suo corpo fu trasportato a Comiso e sepolto nella Chiesa della Collegiata che lui stesso aveva fatto costruire. Alla sua morte gli successe suo figlio Luigi III, nato nel 1717 a Castellammare del Golfo, il quale fu investito Principe il 13 aprile del 1754. Questo Principe, così come i suoi predecessori rivesti importanti cariche tra cui quelle di Capitano della Guardia Reale Viceregia del Regno, Colonnello di Fanteria, Deputato del Regno nel 1762. Ebbe anche molti titoli tra cui quello di Grande di Spagna, Gentiluomo di Camera con Esercizio e Cavaliere di San Gennaro nel 1759. E' ricordato anche per avere sposato la zia materna Donna Stefania Morso, per aver venduto il feudo di Maccalube a Don Biagio Monreale nel 1764. Morì il 23 dicembre 1773 a Palermo. Il figlio primogenito Baldassare VI ricevette l’investitura a Principe di Aragona il 25 febbraio 1775. A 21 anni sposò Marianna Alliata di Villafranca ricevendo in dote 52.000 scudi. A differenza dei suoi antenati Baldassare VI, non ricoprì cariche istituzionali importanti, nè fu insignito di titoli nobiliari. Al contrario egli è ricordato quale artefice del crollo finanziario del suo casato. Infatti fu costretto a chiedere l’amministrazione finanziaria dei beni per estinguere i numerosi debiti contratti. In realtà il patrimonio dei Naselli aveva cominciato a dissiparsi parecchi anni prima. Tale patrimonio era costituito dalla Contea di Comiso, dal Principato di Aragona, dal Principato di Poggio Reale, dal Marchesato di Gibellina, dal Baronato di Castellammare e dalle tonnare di San Vito e di Scopello. In ciascuno di questi territori la famiglia Naselli aveva costruito un palazzo e poi ancora dei mulini, locande e masserie. A questi possedimenti s'aggiungevano anche il Maggiorasco di Ocampo tre ville (una a Bagheria, l’attuale villa Cutò, una nello stradone di Mezzo Monreale, una nella strada dei Quattro Venti) e un palazzo nel centro storico di Palermo. Dopo la morte di Baldassare VI avvenuta a Palermo il 9 agosto del 1812, fu nominato Principe di Aragona il nipote Baldassare VII, figlio di Luigi IV il quale era morto prematuramente nel 1803 prima ancora d'ereditare il titolo. Baldassare VII così come il nonno non ricoprì cariche pubbliche importanti. La madre Stefania Galletti Oneto aveva sposato in seconde nozze il Principe di Pantelleria Michele Requiesenz che amministra i beni di Baldassare fino a che questi non divenne maggiorenne. Baldassare VI morì, celibe, nel palazzo di Aragona nel 1863. Con la sua morte s'estinse la discendenza diretta maschile della famiglia Naselli. Le terre di Aragona e i titoli passarono alla sorella Marianna nata a Palermo il 23 ottobre 1797, che divenne Principessa di Aragona. Marianna andò in sposa a Don Nicolò Burgio, Duca di Villafiorita nel 1818. Da questo matrimonio nacquero: Giuseppe, morto ad appena due anni, e Luigi che subentrò nel titolo del Principe di Aragona alla madre morta nel 1870. La fortuna dei Naselli, tuttavia, non duro a lungo. Avvenimenti drammatici s'abbatterono sulla famiglia riducendola sempre più sul lastrico. Ecco quanto scriveva Baldassare Naselli Galletti al re delle Due Sicilie. Federico I: “Al momento d'entrare nella civile società Egli l’Esponente non trova che sciagure, infortuni e desolazione, trova ridotta alla non esistenza la Casa di Aragona, la quale altra volta emulava tra le più doviziose del Regno. Si vede insomma nella necessità di non figurare tra i magnati ma tra i più abominevoli mendici, giacche dalla sua Casa nell’attuale stato non può ricevere quanto gli necessita per la vita naturale”. Infatti il declino della dinastia di Naselli inizio quando nel 1803 Balbassare fu arrestato a Palermo per un debito non pagato. Il principe, resosi latitante protestò presso la Corte per l’affronto subito, per la mancanza di “quella necessaria decenza che si conviene a coloro che sono stati ammessi al Real servizio di Gentiluomini di Camera del re ed insigniti del Real Ordine di San Gennaro”. Il prestigio della famiglia, le cariche ricoperte nel passato, l’assoluta fedeltà mostrata verso la Corona, non erano più elementi sufficienti a preservare il Principe da una simile umiliazione. Evidentemente le circostante erano mutate in peggio, e lo dimostra anche la riduzione degli impiegati che lavoravano alle dipendenze dei Naselli. Negli anni di maggiori splendori si contavano più di quaranta servi oltre a quattro avvocati, un notaio, tre maestri per la contabilità, quattro maestri fontanieri, un architetto e un bibliotecario. Inoltre in ogni possedimento lavorava un gruppo di persone formato da un “Governatore” che governava il paese in nome del Principe durante la sua assenza, un segretario generale, un cassiere addetto a riscuotere le gabelle, un notaio, un sovrastante con alcuni campieri, un agrimensore, un misuratore, un custode delle carceri e un custode del palazzo. Generalmente i creditori non avevano rapporti diretto con la famiglia Naselli e l’origine del debito risaliva alle donazioni che i principi avevano istituito in tempi lontani. Per esempio il patrimonio dei Naselli subì un grosso scossone a causa del debito contratto con la Pia Opera Navarro di Palermo. Per risalire alle cause che generarono il debito, dobbiamo ricollegarci ad una rendita annua di 800 onze che il Principe Luigi Naselli aveva assegnato alla madre Laura Morso nel 1754. La rendita era garantita da tutte le proprietà presenti e future dello stesso Principe. Quando la principessa Laura morì, i fratelli di Luigi (Diego, Salvatore, Mariano e Pericono) vollero che la suddetta rendita facesse parte dell’eredità materna che fu suddivisa fra loro. Dopo una lunga lite giudiziaria si giunse ad un seguente accordo: Baldassare, figlio di Luigi s'impegnava a pagare agli zii una somma annuale di 90 onze. Successivamente Diego e Mariano concessero 30 onze della loro rendita al sacerdote Natale Messina che 1790 le cedette all’Opera Pia Navarro. Ma il Principe di Aragona si rifiutò di pagare all’Opera la rendita dovuta, ciò fece si che Rettori dell’Opera Pia venissero iscritti nei libri contabili dei creditori della famiglia Naselli. Nel 1823 il Principe Baldassare ricevette un’ingiunzione di pagamento di 510 onze, ciò causò l’ipoteca sul palazzo che i Naselli possedevano a Palermo in via Alloro. Quest’ipoteca durò fino al 1841 anno in cui il Principe estinse il suo debito, cedendo parte del palazzo che però ricevette a titolo enfiteutico col pagamento di 62 onze annui. Ma le ipoteche che giravano sul palazzo erano molte e fu venduto per pochi ducati. Nel 1889 dopo la morte di Burgio Naselli il patrimonio della famiglia era gravato da numerosi debiti. Tra i maggiori creditori ricordiamo il Banco di Sicilia, la succursale Agrigentina della Banca Nazionale, la Cattedrale di Agrigento. Dalle denuncie di successione l’eredità di casa Naselli era stimata 1.739.527,42 lire, somma che fu insufficiente a coprire tutti i debiti accumulati. Si dissolveva così il patrimonio dei Principi Naselli che era stato accumulato nell’arco di circa tre secoli, dai discendenti di Pericono che s'erano succeduti nel governo della città di Aragona. € 30
Gaetano Sanchez de Luna Maresciallo di campo degli eserciti di S.M. ispettore di fanteria commessionato per gli reggimenti di Fanteria veterana , e Nazionale, Ministro Militare della suprema Real Giunta Consultiva di Guerra e della Real deputazione de Vestiari , Governatore Proprietario della piazza di Melazzo e presidente dell'Udienza Generale di guerra e casa reale. Licenza concessa a Nicola Ferraro soldato della compagnia prima fucilieri. Ad intestazione del documento bello stemma borbonico di Ferdinando IV. In basso a sinistra Stemma di Gaetano Sanchez de Luna. Ottima conservazione. Autografo -------------------------------------------------------------Stemma della Famiglia Sanchez (italianizzata in Sances) dei marchesi di Grottola su riggiola di fabbricazione napoletana. Famiglia di origine spagnola ascritta al Libro d'oro Napoletano ed aggregata al Patriziato napoletano del Seggio di Montagna. La famiglia Sanchez (italianizzata in Sances) fu una delle più potenti e ricche del regno di Aragona tanto da possedere un proprio piccolo ma agguerrito esercito; annoverata tra i Grandi di Spagna, forse anche con discendenza reale. Grazie al loro sostegno militare e finanziario, gli ispanici riuscirono a cacciare i Mori dalla penisola. Il capostipite del ramo napoletano fu Don Alonso Sances de Luna, regio Tesoriere Generale del Regno di Napoli, ambasciatore presso la Serenissima di Venezia, discendente di Don Pedro Sanchez sposo di Donna Francesca de Luna. Da allora le insegne dei Sances furono accoppiate a quelle dei de Luna. Nel 1382 Don Giovanni Sanchez fu nominato Grande Ammiraglio . Don Giovanni Luigi, per aver servito fedelmente in guerra re Ferdinando (detto Ferrante) I di Napoli, nel 1467 ebbe i feudi di Vico Equense e Massa Lubrense. Don Luigi, cugino del capostipite Don Alonso Sanchez de Luna, fu ferito nella guerra contro i francesi e, per il valoroso comportamento, fu nominato da re Ferdinando il Cattolico Tesoriere Ganerale del Regno di Napoli. Nelle floride terre di Puglia, i francesi infierivano imponendo la dogana delle pecore, per soddisfare il fabbisogno alimentare del loro esercito. Gli spagnoli con i migliori cavalieri del Regno di Napoli contrastarono tale sopruso; Francesco Sances, con un manipolo di abili combattenti, impartì una umiliante sconfitta ai francesi accampati nella città di Cerignola, riuscendo a portare a Barletta oltre cinquemila capi di bestiame. I capitani francesi, mal sopportando la dura lezione di guerra impartita loro, iniziarono ad offendere gli italiani. Seguì la disfida di Barletta tra 13 francesi e 13 italiani dell'esercito Cattolico; Francesco Sances, insieme ai compagni d'arme Indico de Mendoza (siciliano), Ettore Fieramosca (nobile di Capua), Ludovico Abenevole (nobile di Aversa), Mariano Abigniente (da Sarno), Marco Corollario (da Napoli), Ettore de Pazzis (da Foggia), partecipò al combattimento e fu il primo cavaliere ad ottenere la vittoria contro il proprio avversario. Rese l'anima a Dio nel 1504 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria la Nova a Napoli. Le insegne delle famiglie nobili venivano apposte un pò ovunque: sugli ingressi o le volte dei palazzi, sulle porte delle carrozze, sulle piastrelle dei pavimenti, su i servizi di porcellana, sulla biancheria. Le riggiole (piastrelle) napoletane sono l'espressione di un'antica arte decorativa delle maioliche, con differenti caratteristiche iconografiche a seconda gli stili artistici, sorta nel 1450 con l'impulso dato dal primo re aragonese di Napoli Alfonso il Magnanimo e, grazie alle raffinate doti creative di numerosi e valenti artigiani quali Massa, Giustiniani, Mosca e Campagna, vive e prospera tuttora. € 30
D.Pasqulae de Silva - Colonnello deglti Eserciti di S.M. Comandante Generale del corpo degli invalidi del regno di Napoli, Sicilia e Presidi di Toscana. Dispensa matrimoniale concessa a Amodio Vincenzo Autografo. Bellissimo stemma di de Silva in basso a sinistra. Ottima conservazione. --------------------------------------------------------------- € 35
Napoli Marina Militare Borbonica - Conte Francesco De La Tour Cavaliere del real militare ordine di S.Stefano, Tenente Colonnello, Capitano di Fregata, e Comandante della Divisione dei reali Marinari Cannonieri. Dispensa matrimoniale 1789 concessa a Nicola Miccio Marinaro. Bello stemma in basso a sinistra. Autografo. Ottima conservazione € 30