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Lot 43 Mondo Greco. Sicilia. Galaria. Litra, ca. 450-420 a.C. D/ Dionysos stante di fronte con il capo volto a destra, tiene cantaro e tirso. A sinistra, pianta d'edera. R/ Tralcio di vite con grappolo e due foglie. Sotto, CΑΛΑΡΙΝ / ΟΝ (retrograde e soprastanti). SNG ANS -. Jenkins, p. 87, IIb. Cfr. Rizzo, tav. LIX, 20. AG. g. 0.74 mm. 13.00 RRR. qSPL/SPL. L'ubicazione dell'antico centro di Galaria appare oggi realmente oscura. Le scarse fonti a cui si può fare riferimento non ci forniscono risposte univoche. Diodoro, nella sua “Bibliotheca Historica”, fa riferimento al massacro, ad opera dei Cartaginesi, di una colonna di mille opliti provenienti da Galaria in soccorso di Entella investita dall’esercito di Annone nel 345-4 a.C. Anche nella “Vita di Timoleonte”, Plutarco menziona una spedizione guidata proprio dal condottiero corinzio contro la città di Galaria. Né l’una né l’altra notizia ci è comunque utile al fine dell’esatta localizzazione geografica della città; ma senz’altro entrambe hanno fornito appigli per i più disparati tentativi di storici e geografi. Testimonianza di ciò è l’estrema variabilità che nel corso della storia ha caratterizzato la collocazione di Galaria nel territorio siciliano. Philippus Cluverius (1580-1622) nella sua “Sicilia Antiqua cum minoribus insulis ei adjacentibus item Sardinia et Corsica” sostiene l’identificazione di Galaria con Gagliano Castelferrato, probabilmente solo sulla base di una presunta continuità toponomastica. Ettore Pais (1856-1939) propone l’anonimo centro di Monte San Mauro di Caltagirone. Le stesse emissioni monetali (due serie di litre d’argento della seconda metà del V sec.) con legenda ΓΑΛΑ o ΓΑΛΑΡΙΝΟΝ non ci assicurano che il nome della città non potesse essere la forma Γαλάρινα documentata da Stefano di Bisanzio nel suo dizionario geografico “Ethnica”, che ne fa una fondazione di Morgete, eponimo dei Morgeti migrati dall’Italia in Sicilia. Questo esemplare di litra argentea appartiene alla seconda emissione, posteriore di circa una generazione rispetto alla prima (databile intorno al 460 a.C.). Jenkins e Manganaro hanno evidenziato analogie stilistiche e tipologiche con le monete di Naxos risalenti allo stesso periodo. L’iconografia della moneta è chiaramente riferita al mito dionisiaco. Edera (magnificamente resa con foglie a cuore al D/) e vite (al R/) sono le piante legate a Dioniso. “Kissos” (edera) è l’appellativo di Dioniso in Attica e l’appellativo poetico dell’edera stessa è “oinops” o “oinopos” (“oinos” è la parola greca -derivata dalla lingua cretese- che indica il vino) il che la lega, evidentemente, proprio alla vite e dunque a Dioniso. La corrispondenza e la complementarità delle due piante è brillantemente illustrata da Walter F. Otto nel suo “Dionysos”: «La vite e l’edera sono sorelle, che pur essendosi sviluppate in direzioni opposte non possono celare la loro parentela. Entrambe portano a termine una meravigliosa metamorfosi. Nella stagione fredda la vite giace come morta […] fino a quando sotto il rinnovato calore del sole sprigiona un rigoglioso verdeggiare e un incomparabile succo infuocato. Non meno sorprendente è quanto accade all’edera: la sua crescita mostra un dualismo correlabile con la doppia natura di Dioniso. Dapprima essa produce i cosiddetti germogli ombrosi […]Più tardi però appaiono i germogli luminosi […]e a questo punto la pianta produce anche fiori e frutti. Si potrebbe definirla al pari di Dioniso la “nata due volte”. Il suo fiorire e il suo ricoprirsi di frutti stanno per altro in un singolare rapporto di corrispondenza e di opposizione rispetto alla vite. L’edera fiorisce infatti in autunno, quando per la vite è tempo di vendemmia, e produce frutti in primavera. Tra i suoi fiori e i suoi frutti sta il tempo dell’epifania dionisiaca dei mesi invernali». Dunque da Oriente, assieme ai greci, era giunta in Sicilia anche la vite selvatica che era diventata da tempo “hemeris”(l’addomesticata), e l’edera nella sua forma dionisiaca e menadica, e insieme a loro la potente apparizione del divino Dioniso. Estremamente rara e di qualità eccellente per il tipo.