Ascoli. Repubblica Autonoma (sec. XIV). Denaro o picciolo di III tipo - Ascoli. Repubblica Autonoma (sec. XIV). Denaro o picciolo di III tipo. D/ Croce patente. R/ Le lettere (EMID) IVS disposte a triangolo attorno a globetto. CNI -; Mazza 23. MI. 0.34 g. 14.5 mm. RRR. Estremamente raro. Per questa tipologia il CNI non censisce esemplari con croce patente. BB/qBB.
Ascoli. Andrea Matteo d'Acquaviva duca d'Atri (1395-1396). Denaro o picciolo - Ascoli. Andrea Matteo d'Acquaviva duca d'Atri (1395-1396). Denaro o picciolo. D/ Croce patente accantonata da trifogli nel primo e nel quarto quarto. R/ Nel campo le lettere P V S disposte a triangolo attorno a globetto centrale. CNI 2 var; Mazza 37. MI. 0.37 g. 14.5 mm. RRR. Emissione rarissima e di ottima conservazione. Bel BB+.
Avignone. Monetazione anonima pontificia (sec. XIV). Fiorino al tipo di Firenze - Avignone. Monetazione anonima pontificia (sec. XIV). Fiorino al tipo di Firenze. D/ Grande giglio. R/ San Giovanni barbuto e con nimbo perlato, in piedi di fronte, benedice con la destra e tiene con la sinistra lunga croce che entra nel giro della legenda; in alto, a sinistra, tiara papale. CNI -; M. 2; Berm. 201; Ser. 24. AU. 3.49 g. 21 mm. R. Due minimi segnetti sul ciglio del rovescio. SPL. Il Muntoni ritiene probabile l'attribuzione di questi fiorini anonimi ad Urbano V, ma non esclude la possibilità che possano essere stati coniati da Innocenzo VI e Gregorio XI.
Bari. Ruggero II (1105-1154). Follaro o mezzo follaro, datato 534 AH (1139-1140) - Bari. Ruggero II (1105-1154). Follaro o mezzo follaro, datato 534 AH (1139-1140). D/ Busto frontale di San Nicola con omophorion; ai lati, Θα NI-KAOA (San Nicola; il primo simbolo è abbreviazione di σαγιοζ). R/ Stella entro cerchio; legenda cufica circolare (coniato a Bari nell'anno 534). Travaini 1995 -; MEC 14, 193; D'Andrea-Contreras (Normans) 135. 1.71 g. 15 mm. R. Bel BB.
Bari. Ruggero II (1105-1154). Follaro, datato 545 AH (1150-1151) - Bari. Ruggero II (1105-1154). Follaro, datato 545 AH (1150-1151). D/ Madonna orante; ai lati, MP - ΘV (Μητηρ Θεοu, Madre di Dio). R/ Legenda cufica disposta a croce (coniata nell'anno 545), in ogni quadrante quattro globetti. Travaini 1995 248; MEC 14, 227; D'Andrea-Contreras (Normans) 137. AE. 1.29 g. 17 mm. R. BB/qBB. Per una comparazione sull'iconografia vedasi I tetartera di Costantinopoli di Giovanni II (1118-1143) e Manuel I (1143-1180). Un ulteriore parallelismo è dato dai folles anonimi bizantini circolanti nel tardo X/XI sec. La loro anonimità, così come per l'emissione proposta, non sembrerebbero dovute unicamente alla pietà religiosa ma anche alla possibilità che le stesse monete avessero un ruolo di propaganda religiosa nelle province conquistate agli arabi. La presenza della data (anno 545 dell'Egira), che appare anche nei tarì d'oro, potrebbe lasciare aperta l'interpretazione di emissione celebrativa per l'anniversario del regno.
Benevento. Sicardo (832-839). EL Solido - Benevento. Sicardo (832-839). EL Solido. D/ Busto frontale coronato e con chlamys, regge nella destra globo crucigero; a destra, triangolino. R/ Croce potenziata su tre gradini; ai lati, S - I (Sicardo). CNI 1/11; MEC 1, 1108; D'Andrea-Moretti 81. EL. 3.51 g. 22 mm. R. Tondello irregolare. qSPL.
Benevento. Sicardo (832-839). Denaro - Benevento. Sicardo (832-839). Denaro. D/ Monogramma di Sicardo disposto a croce. R/ Croce potenziata su tre gradini; ai lati, triangolino e globetti. CNI 25/42; MEC 1, 1111/1112; D'Andrea-Moretti 83. AG. 1.05 g. 17.5 mm. RR. Molto raro. Piccola mancanza del tondello, altrimenti. SPL.
Bologna. Giovanni II Bentivoglio (1495-1506). Quattrino - Bologna. Giovanni II Bentivoglio (1495-1506). Quattrino. D/ Stemma Bentivoglio. R/ Mezzo busto di San Giovanni con palma nella destra e coppa nella sinistra. CNI 64; Chim. 219; MIR (Emilia) 49. MI. 0.47 g. 16.5 mm. RRR. Rarissimo. BB/qBB. Interessantissima e curiosa l'iconografia di San Giovanni su cui i principali testi non si soffermano. Giovanni Evangelista è raffigurato, secondo una certa tradizione, come un giovane imberbe. Il calice con il serpente che tiene nella sinistra è un attributo alquanto inconsueto da trovare e deriva da una fonte apocrifa, che ricorda come il Santo, costretto a bere un veleno per non avere sacrificato agli dei, benedisse la coppa dorata, da cui uscirono dei serpenti.
Bologna. Sisto V (1585-1590), Felice Peretti. Testone - Bologna. Sisto V (1585-1590), Felice Peretti. Testone. D/ Busto a destra con piviale ornato e fibbia con testa del Redentore. R/ Figura di Felsina galeata e armata, seduta a sinistra, con la testa di fronte, su fascio d'armi, il piede destro su elmo, libri dietro alle spalle, tiene nella destra il vessillo crucigero puntato a terra e nella sinistra il libro appoggiato al ginocchio; sotto, in esergo, BONONIA. CNI 12/20; M. 96; Berm. 1360; Chim. 389. AG. 10.13 g. 32 mm. Patina riposata. Bel BB.
Bologna. Governo Popolare (1796-1797). Scudo da 10 paoli 1796 - Bologna. Governo Popolare (1796-1797). Scudo da 10 paoli 1796. D/ Stemma di Bologna con rami ai lati e sovrastato da testa e artigli di leone. R/ Mezza figura della Madonna con Bambino su nubi; sotto, la città di Bologna con cinta muraria rettilinea. CNI 16; Chim. 1187; Cassanelli 29. AG. 29 g. 38 mm. SPL.
Bologna. Governo Popolare (1796-1797). Scudo da 10 paoli 1797 - Bologna. Governo Popolare (1796-1797). Scudo da 10 paoli 1797. D/ Stemma di Bologna con rami ai lati e sovrastato da testa e artigli di leone. R/ Mezza figura della Madonna con Bambino su nubi; sotto, la città di Bologna con cinta muraria rettilinea. CNI 37; Chim. -; Cassanelli 39. AG. 29.02 g. 38 mm. R. Di ottima conservazione per il tipo. Leggera patina iridescente. SPL+/qFDC.
Brindisi. Ferdinando I d'Aragona (1458-1494). Cavallo - Brindisi. Ferdinando I d'Aragona (1458-1494). Cavallo. D/ Testa a destra con corona radiata. R/ Cavallo gradiente a destra; sopra, rosetta; davanti colonna sormontata da corona; in esergo, T accostata da rosette. CNI tav. XII, 3; MEC 14, 25; MIR (Italia merid.) 360. AE. 1.4 g. 19 mm. R. BB.
Brindisi o Messina. Carlo I d'Angiò (1266 -1282). Multiplo di denaro "piedfort" - Brindisi o Messina. Carlo I d'Angiò (1266 -1282). Multiplo di denaro 'piedfort'. D/ Grande K accostata da stelle e fiordalisi. R/ Croce ccon bracci terminanti in croce con fiordalisi nei quarti. Sp. 32; Travaini 1993 91a; D'Andrea 41. AE. 2.06 g. 20 mm. RRR. Rarissima tipologia dal peso doppio. qBB/BB.
Brindisi o Messina. Carlo I d'Angiò (1266-1282). Multiplo di denaro "piedfort" - Brindisi o Messina. Carlo I d'Angiò (1266-1282). Multiplo di denaro 'piedfort'. D/ Scudo di Francia accostato da due gigli. R/ Croce con bracci terminannti in fiordalisi. Sp. 39; Travaini 1993 97a; D'Andrea 22. MI. 1.88 g. 19 mm. RRR. Rarissima tipologia dal peso doppio. MB+/qBB.
Cagliari. Filippo II di Spagna (1556-1598). 3 cagliaresi - Cagliari. Filippo II di Spagna (1556-1598). 3 cagliaresi. D/ Testa coronata a sinistra. R/ Croce intersecante il giro di legenda. CNI 31/37; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 57/58. AE. 0.73 g. 15.5 mm. R. Eccezionale conservazione per il tipo. SPL.
Camerino. Giulia Varano (1527-1534). Grosso - Camerino. Giulia Varano (1527-1534). Grosso. D/ Scudo della famiglia Varano coronato. R/ San Venanzio stante di fronte regge con la mano destra vessillo e con la sinistra sorregge modellino della città. CNI 19 (D/) e 17 (R/); Bellesia -. AG. 1.82 g. 22 mm. RR. Molto raro. Varietà mancante nel nuovo testo redatto da Lorenzo Bellesia. BB.
Campobasso. Nicola II di Monforte Conte (1461-1463). Denaro tornese - Campobasso. Nicola II di Monforte Conte (1461-1463). Denaro tornese. D/ Croce patente. R/ Castello tornese. CNI tav. XII, 10; D'Andrea-Andreani pp. 287/8; Ruotolo - (var. con stellette al rovescio). MI. 0.9 g. 18 mm. RR. Molto raro. qBB.
Capua. Ruggero II (1105-1154). Follaro, 1135-1137 - Capua. Ruggero II (1105-1154). Follaro, 1135-1137. D/ Busto frontale si Santo Stefano con aureola; ai lati, S T - S. R/ Croce patente accantonata da globetti. Travaini 1995 201; MEC 14, 185/187; D'Andrea-Contreras (Normans) 143. AE. 2.23 g. 14.5 mm. RR. Tipologia molto rara. qBB.
Capua. Ruggero II (1105-1154).. Follaro - Capua. Ruggero II (1105-1154). Follaro. D/ Santo Stefano di fronte con mani allargate in atto di preghiera; ai lati S S T (Santo Stefano). R/ Crescente con croce cosparsa di stelle. Travaini 1995 208; MEC 14, 192; D'Andrea-Contreras (Normans) 144. AE. 2.89 g. 15 mm. RR. Molto raro. BB+.
Capua. Anfuso Principe di Capua (1135-1144).. Follaro - Capua. Anfuso Principe di Capua (1135-1144). Follaro. D/ Cavaliere al galoppo gradiente a destra. R/ Croce patenete; nei quarti, A D P RI (Anfuso Conte e Principe). Travaini 1995 204; MEC 14, 189; D'Andrea-Contreras (Normans) 16. AE. 0.87 g. 12.5 mm. RR. Molto raro. La D inquartata al rovescio si riferisce al titolo di Duca di Napoli, ottenuto dal sovrano nel 1139. BB. Ex Artemide Aste L, 2018, 578. Ex Spink Taisei 52, 1994, 929.
Como. Repubblica Abbondiana (1447-1448). Grosso - Como. Repubblica Abbondiana (1447-1448). Grosso. D/ Croce fogliata con quattro trifogli alle estremità. R/ San Abbondio seduto in trono benedice con la mano destra e regge pastorale con la sinistra. CNI 1/3; MIR (Lombardia, zecche) 283. AG. 2.41 g. 26 mm. RR. Molto raro. BB.
Correggio. Anonime dei conti Gerolamo, Gilberto, Camillo e Fabrizio (1569-1580).. Giulio da 8 soldi - Correggio. Anonime dei conti Gerolamo, Gilberto, Camillo e Fabrizio (1569-1580). Giulio da 8 soldi. D/ Stemma dei Da Correggio. R/ San Quirino in piedi di fronte con il pastorale nella mano sinistra. CNI 71/83, tav. II, 14; Lusuardi 11/12; MIR (Emilia) 108. AG. 2.88 g. 27 mm. R. Bel BB. Questo nominale veniva chiamato 'quirino' per la raffigurazione del Santo al rovescio.
Firenze. Repubblica (Sec. XIII-1532). Fiorino d'oro III serie - Firenze. Repubblica (Sec. XIII-1532). Fiorino d'oro III serie. D/ Il Giglio di Firenze con due fiori. R/ San Giovanni barbuto e con nimbo perlato, in piedi di fronte, benedice con la destra e tiene con la sinistra lunga croce che entra nel giro della legenda. Bern. III tav. III; MIR (Firenze) 3. AU. 3.51 g. 21 mm. Segentti sui fondi. Tipologia recante due globetti dopo la S in legenda al rovescio. qSPL.
Firenze. Repubblica (Sec. XIII-1532). Fiorino d'oro, simbolo non identificabile - Firenze. Repubblica (Sec. XIII-1532). Fiorino d'oro, simbolo non identificabile. D/ Il Giglio di Firenze con due fiori. R/ San Giovanni barbuto e con nimbo perlato, in piedi di fronte, benedice con la destra e tiene con la sinistra lunga croce che entra nel giro della legenda; in alto, a sinistra, simbolo. AU. 3.53 g. 20 mm. Colpetto al diritto e minimi segnetti. Metallo fresco e ancora lucente. qSPL/SPL.
Firenze. Repubblica (Sec. XIII-1532). Grosso guelfo 1485 I semestre, Lorenzo di Angelo di Bartolomeo Carducci maestro di zecca - Firenze. Repubblica (Sec. XIII-1532). Grosso guelfo 1485 I semestre, Lorenzo di Angelo di Bartolomeo Carducci maestro di zecca. D/ Il giglio di Firenze. R/ San Giovanni con nimbo perlato, in piedi di fronte, con il manto sulla spalla sinistra e la tunica di pelo, tiene nella mano sinistra lunga croce e con la destra regge Stemma Carducci sormontato da L (Lorenzo). CNI 212 (1484 II semestre); Bern. II 3226/3227; MIR (Firenze) 64/4. AG. 2.31 g. 25 mm. R. Patina riposata. SPL+.
Firenze. Iacopo Sozzi (XVII sec), cacciatore di vipere.. Tappo di teriaca, Seconda metà del XVII sec - Firenze. Iacopo Sozzi (XVII sec), cacciatore di vipere. Tappo di teriaca, Seconda metà del XVII sec. D/ D. IACOPO SOZI S(coricata) ORV attorno a immagine di una vipera. PB. 20.12 g. 32 mm. Documento storico di grande interesse. In ottima conservazione. SPL. Iacopo Sozzi fu un famoso cacciatore di vipere, che collaborò con Francesco Redi nelle dimostrazioni sul veleno delle vipere. Fu infatti Redi a gettare le basi della moderna tossicologia e a studiare in maniere scientifica la. velenosità delle vipere. A seguito riportiamo un interessante passo tratto dall'Enciclopedia online Treccani. Da Napoli arrivarono al principio di Giugno le Vipere per compor la Triaca nella Spezieria di S.A. Ser. alla di cui presenza, e di tutti gli altri Serenissimi Principi favellandosi di questi animali, e della gran parte, che egli anno nella composizione di quel maraviglioso antidoto, si venne a dire del lor veleno, e di quel, ch’ei fosse, ed in qual parte del lor corpo n’avessero la miniera (Osservazioni intorno alle vipere, 1664, p. 9). L’interesse per il tema del veleno viperino, base essenziale per la preparazione della teriaca, il rimedio «da sempre applicato a vari tipi di morbi e avvelenamenti» era emerso, dunque, proprio l’anno precedente nel corso di una delle sedute del Cimento. Qual è la sede del veleno? Come agisce e perché uccide? Che succede se viene ingerito? Sono, questi, alcuni degli interrogativi ai quali Redi, nella dimensione collegiale della scienza a corte, tenta di fornire una risposta mettendo a punto una metodologia di ricerca che, destinata ad affinarsi nelle Esperienze intorno alla generazione degl’insetti, diverrà caratteristica della sua ‘arte della sperimentazione’. Raccolte le varie ipotesi tra i presenti e constatato che l’opinione più diffusa tanto tra gli antichi quanto tra alcuni dei moderni autori era che a uccidere fosse il fiele dell’animale, ritenuto tossico anche se ingerito, si procede alla sua verifica sperimentale. Ad aprirla il celebre intervento di un certo Jacopo Sozzi, cacciatore di vipere al servizio del granduca, il quale, «appena dal ridere potendosi contenere» dimostrò l’innocuità del principio trangugiandolo d’un fiato senza riceverne alcun danno, dopo averlo diluito in mezzo bicchiere d’acqua. Non potendo escludere che il rude Jacopo non avesse assunto in precedenza un qualche antidoto, l’esperienza viene replicata su una ricca serie di animali, tutti usciti indenni dalla prova. Stesso esito si ottiene stillando fiele direttamente sulle ferite, ponendo quindi il presunto ‘veleno’ a contatto con il sangue. Escluso, dunque, il fiele come agente del veleno viperino, l’indagine si sposta sul ‘liquore’ giallo, simile per odore e sapore all’olio di mandorle, che ristagna nelle guaine che avvolgono i denti della vipera. Come per il fiele, anche di questo elemento si testano per primi gli effetti conseguenti alla sua ingestione. Ecco ancora in scena l’intrepido Jacopo che, indenne dopo averne bevuto una cucchiaiata, scelta una vipera «delle più grosse, delle più bizzarre, e delle più adirose», ne raccoglie in mezzo bicchiere di vino non solo tutto il liquido che riesce a ricavarne dalle guaine, ma anche «tutta la spuma, e tutta la bava» rigettata dall’animale (Osservazioni intorno alle vipere, cit., p. 17), bevendola come se si fosse trattato di «giulebbo perlato» (pp. 17-18). Ripetendo la procedura utilizzata per il fiele, si passa quindi a sperimentarne gli effetti su una nutrita serie di altri animali e, ottenuto lo stesso risultato, si decide di verificare – sullo sfondo della scoperta della circolazione del sangue – «se per fortuna messo sulle ferite» non fosse cagione di morte (p. 22). Ebbene, nel giro di poche ore tutti gli animali così trattati muoiono, sia che il ‘liquore’ provenisse da vipere vive, sia che fosse stato estratto da animali morti anche da due o tre giorni. La conclusione che a seguito di ‘reiterate esperienze’ Redi può stabilire, facendo piazza pulita di una moltitudine di ‘errori’ provenienti tanto da autori antichi che moderni, è che la morte è direttamente conseguente all’inoculazione del liquido contenuto nelle guaine, liquore – si precisa – che non è «veleno, se non tocca il sangue» (Osservazioni intorno alle vipere, cit., p. 55). [Treccani on line. Sv. Redi Francesco, di Marta Stefani - Il Contributo italiano alla storia del Pensiero: Scienze (2013)].
Firenze. Niccolò Francesco di Lorena Duca (1634-1635). Quarto di ducatone o testone 1635 - Firenze. Niccolò Francesco di Lorena Duca (1634-1635). Quarto di ducatone o testone 1635. D/ Busto a destra a capo nudo con mantella. R/ Stemma inquartato di Lorena sormontato da corona fogliata; sopra tra le foglie, 1 6 3 5. CNI 2/3; Gal. XL, 6/9; MIR (Firenze) 319/2. AG. 8.69 g. 28 mm. RR. Molto raro. Bel BB/qSPL.
Firenze. Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790). Scudo da 10 paoli o francescone 1770 - Firenze. Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790). Scudo da 10 paoli o francescone 1770. D/ Busto a destra con armatura; sul petto, croce di Santo Stefano e Toson d'oro; sotto, nel giro, accette decussate (Antonio Fabbrini zecchiere). R/ Stemma Lorena a targa barocca circondato dal collare del Toson d'oro sovrapposto alla croce di Santo Stefano e sormontato da corona imperiale; in basso, nel giro, PISIS, 1770. CNI 28/29; Gal. XII, 12/13; MIR (Firenze) 377/2. AG. 27.29 g. 42 mm. R. Leggere tracce di pulizia. qSPL.
Firenze. Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790). Medaglia 1775 a ricordo della nascita dell'Arciduca di Toscana Massimiliano Giovanni, settimo figlio di Leopoldo I e Maria Luisa di Borbone - Firenze. Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790). Medaglia 1775 a ricordo della nascita dell'Arciduca di Toscana Massimiliano Giovanni, settimo figlio di Leopoldo I e Maria Luisa di Borbone. D/ P LEOPOLDVS D G P R H ET B A A M D ETR. Busto a destra con corazza; sotto, I Z VEBER F. R/ FELICITAS PVBLICA. Allegoria della fertilità regge fanciullo in braccio ed è attorniata da sei bambini; sotto, in esergo, AN MDCCLXXV. Turricchia 19; Julius 2542. Peltro. 47.52 g. 49 mm. Opus: Giovanni Zanobio Veber. RR. Molto rara. Segnetti, altrimenti. SPL.
Firenze. Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790). Scudo da 10 paoli o francescone 1790 - Firenze. Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790). Scudo da 10 paoli o francescone 1790. D/ Busto a destra con armatura; sul petto, croce di Santo Stefano e Toson d'oro; sotto, nel giro, unicorno (Francesco Grobert zecchiere). R/ Stemma Lorena di forma sannitica circondato dal collare del Toson d'oro sovrapposto alla croce di Santo Stefano e sormontato da corona imperiale; in basso, nel giro, PISIS, 1790. CNI -; Gal. VIII, 11; MIR (Firenze) 385/7. AG. 27.4 g. 42 mm. Leggera patina dorata. Stato di conservazione eccezionale. FDC.
Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). Scudo da 10 paoli o francescone 1834 - Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). Scudo da 10 paoli o francescone 1834. D/ Testa nuda a destra con collo lungo; sotto, PICHLER; sotto, in esergo, fiasca (Domenico Fiaschi zecchiere). R/ Stemma Lorena di forma sannitica coronato sovrapposto a croce di Santo Stefano e circondato dal collare del Toson d'oro; in basso, in esergo, PISIS. CNI 47; Gal. VI, 2; MIR (Firenze) 448/2. AG. 27.25 g. 41 mm. R. Patina riposata. Alta conservazione. SPL+/qFDC.
Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). Francescone 1846 - Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). Francescone 1846. D/ Testa nuda a destra grande e adulta; sotto, NIDEROST; sotto, in esergo, fiasca (Domenico Fiaschi zecchiere). R/ Stemma Lorena di forma sannitica sovrapposto a croce di Santo Stefano e accostato dal collare del Toson d'oro. CNI 87; Gal. VII, 2; MIR (Firenze) 449/2. AG. 27.34 g. 41 mm. Patina di monetiere. qFDC.
Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). Francescone 1856 - Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). Francescone 1856. D/ Testa nuda a destra grande e adulta; sotto, NIDEROST. R/ Stemma Lorena di forma sannitica sovrapposto a croce di Santo Stefano e accostato dal collare del Toson d'Oro. CNI 106/107; Gal. VII, 3; MIR (Firenze) 449/3. AG. 27.67 g. 40.5 mm. Patina di monetiere. Altissima conservazione. qFDC/FDC.
Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). Francescone 1858 - Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). Francescone 1858. D/ Testa nuda a destra grande e adulta; sotto, NIDEROST. R/ Stemma Lorena di forma sannitica sovrapposto a croce di Santo Stefano e accostato dal collare del Toson d'oro. CNI 116; Gal. VII, 4; MIR (Firenze) 449/4. AG. 27.34 g. 41 mm. Patina iridescente. Alta conservazione. SPL+/qFDC.
Firenze. Governo della Toscana (1859). Fiorino 1859 - Firenze. Governo della Toscana (1859). Fiorino 1859. D/ Leone gradiente a sinistra con vessillo sorretto con la zampa destra. R/ Il giglio di Firenze. CNI tav. XXXIII, 11; Gal. II; MIR (Firenze) 467; Pag. (decimali) 228. AG. 6.8 g. 24 mm. Patina riposata dai riflessi dorati. SPL.
Gaeta. Monetazione anonima attribuita a Marino II (978-984). Follaro - Gaeta. Monetazione anonima attribuita a Marino II (978-984). Follaro. D/ Busto frontale di Sant'Erasmo. R/ A ed Ω. CNI 1/8 e 9/12; Travaini 1995 430; MEC 14, 48/52. AE. 4.11 g. 27 mm. La disposizione della legenda del rovescio risulta in senso antiorario. BB+. La presenza del busto frontale di Sant'Erasmo al diritto e la presenza dell' alpha e dell'omega al centro del rovescio sono chiari riferimenti alla religione Cristiana.
Genova. Battista II di Campofregoso (1478-1483). Medaglia - Genova. Battista II di Campofregoso (1478-1483). Medaglia. D/ FVLGOS IANVAE LIGUR Q DVX PETR DV FIL. Busto a destra con berretto. R/ PECVLIARES AVDACIA ET VICTVS. Coccodrillo a bocca aperta e trochilo. Hill-Pollard, Kress 201; Arm. I, 61, I. AE. 44.88 g. 43.5 mm. Opus: Battista di Elia da Genova. Segnetti. Rarissima fusione originale. Bel BB. Nell'antichità, il termine trochilus veniva anche associato a un uccello mitico o reale che, secondo Erodoto, entrava nella bocca dei coccodrilli per pulire i loro denti, in una presunta relazione di mutualismo.
Genova. Luigi XIV (1643-1715), Re di Francia.. Lotto di due (2) medaglie in argento e bronzo datate 1685 per la "sottomissione" della città di Genova - Genova. Luigi XIV (1643-1715), Re di Francia. Lotto di due (2) medaglie in argento e bronzo datate 1685 per la 'sottomissione' della città di Genova. Divo 207. AG e AE. 41.5 mm. Opus: Mauger.
Genova. Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.. Medaglia 1758 (1806) - Genova. Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Medaglia 1758 (1806). D/ MERENTIBUS entro serto d'alloro. R/ Genio alato con tavolozza e pennello si volge a sinistra verso un'erma bifronte, ai piedi della quale sono posati alcuni strumenti ed un busto. In esergo, ACADEM LIGUSTICA / MDCCLVIII; sotto, H. VASSALLO. Avignone 378. Johnson Medaglia V, 12. AG. 25.78 g. 42 mm. Opus: Vassallo. RR. Patina riposata. qSPL/SPL.
Genova. Dogi Biennali (1528-1797), III fase (1637-1797).. Da 8 lire 1795 - Genova. Dogi Biennali (1528-1797), III fase (1637-1797). Da 8 lire 1795. D/ Due grifi incoronano scudo rettangolare a punta che poggia su una base decorata da maschera di leone. R/ San Giovanni in piedi con lunga asta nell'atto di predicare. CNI 6; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 309/3. AG. 33.41 g. 40.5 mm. Patina riposata. Di ottima conservazione per il tipo. SPL.
Livorno. Cosimo III de' Medici (1670-1723). Tollero 1680 - Livorno. Cosimo III de' Medici (1670-1723). Tollero 1680. D/ Busto a destra con corona dentata e con lunga capigliatura. R/ Veduta del porto di Livorno. CNI 14; Di Giulio 129; MIR (Toscana, zecche) 64/3. AG. 26.99 g. 42 mm. RR. Anno raro. Minime ossidazione; metallo con luminescenze e leggera patina dorata. SPL.
Lucca. Repubblica (1369-1799). Scudo 1747 - Lucca. Repubblica (1369-1799). Scudo 1747. D/ Scudo della città di Lucca coronata. R/ San Martino a cavallo, gradiente a sinistra, in atto di tagliare il mantello pel mendico a lui d'appresso. CNI 806; MIR (Toscana, zecche) 237/7. AG. 26.27 g. 42 mm. Patina riposata. BB.
Macerata. Gregorio XIII (1572-1585), Ugo Boncompagni. Quattrino - Macerata. Gregorio XIII (1572-1585), Ugo Boncompagni. Quattrino. D/ Chiavi decussate e legate da doppio cordone e fiocco pendente, sormontate da tiara. R/ Mezza figura di San Pietro tiene le chiavi nella destra e nella sinistra il libro. CNI 92/101; M. 454; Berm. 1290. MI. 0.68 g. 19 mm. Parziale imbiancatura. qSPL.
Malta. Fra Emmanuel Pinto (1741-1773).. 30 tarì 1757 - Malta. Fra Emmanuel Pinto (1741-1773). 30 tarì 1757. D/ Scudo della famiglia del Gran Maestro Pinto coronato. R/ San Giovanni Battista stante di fronte su prato regge vessillo dell'Ordine; sullo sfondo, agnello pasquale. Restelli-Sammut 69. AG. 29.13 g. 42 mm. L'ultima cifra della data è di carattere più grande rispetto alle precedenti. Bel BB.
Malta. Fra Ferdinand von Hompesch (1797-1798) . 30 tarì 1798 - Malta. Fra Ferdinand von Hompesch (1797-1798). 30 tarì 1798. D/ Busto corazzato del Gran Maestro a sinistra. R/ Le armi del Gran Maestro su aquila bicefala ad ali spiegate coronata. Restelli-Sammut 2. AG. 29.56 g. 41.5 mm. Bella patina scura omogenea. SPL.
Mantova. Luigi (1328-1360) o Guido Gonzaga (1360-1369). Grosso aquilino - Mantova. Luigi (1328-1360) o Guido Gonzaga (1360-1369). Grosso aquilino. D/ Aquila ad ali spiegate volta a destra. R/ Croce intersecante la legenda. CNI 3; Rizzolli-Pigozzo Ma1; MIR (Lombardia, zecche) 371. AG. 1.45 g. 22 mm. Il periodo di emissione risale molto probabilmente all'ultimo periodo della reggenza dei fratelli Rinaldo e Bonaventura Bonacolsi (1320-1328) oppure subito dopo la presa di Mantova ad opera di Cangrande della Scala nell'anno 1328, durante la signora di Luigi Gonzaga. SPL.
Mantova. Francesco I Gonzaga (1383-1407). Bolognino - Mantova. Francesco I Gonzaga (1383-1407). Bolognino. D/ Le lettere (FRANCIS) C h V S disposte a croce attorno a bisante. R/ Grande lettera (MANTV) A. CNI 1; MIR (Lombardia, zecche) 376. AG. 0.96 g. 18 mm. R. Raro e con piacevole patina. qSPL.
Mantova. Carlo II Gonzaga Nevers (1647-1665). I periodo: Reggenza della madre Maria Gonzaga (1637-1647). Ducatone - Mantova. Carlo II Gonzaga Nevers (1647-1665). I periodo: Reggenza della madre Maria Gonzaga (1637-1647). Ducatone. D/ Busti accollati a sinistra di Maria, velata, e Carlo, in armatura. R/ Mezza figura della Beata Vergine col Bambino; all'esergo, MANTVAE e sotto, nel giro, pianta di giglio. CNI 12; Rav. Mor. 10; MIR (Lombardia, zecche) 681. AG. 31.69 g. 43 mm. RR. Bel BB. Ex Numismatica Ars Classica 60, 2011, 49. Encapsulated PCGS XF 45.
Mantova. Leopoldo II d'Asburgo-Lorena (1790-1792).. Medaglia 1791 omaggio della città al sovrano per i privilegi concessi e la riduzione della tassazione, in occasione della visita alla Città di Mantova - Mantova. Leopoldo II d'Asburgo-Lorena (1790-1792). Medaglia 1791 omaggio della città al sovrano per i privilegi concessi e la riduzione della tassazione, in occasione della visita alla Città di Mantova. D/ LEOPOLDVS II IMP SEMP AVG. Busto laureato a destra. R/ MVNIFICENTIA AVGVSTI. La figura allegorica della Città di Mantova genuflessa davanti all'Imperatore; sulla linea d'esergo, I VINAZER F; in esergo, FELIX MANTVA AN MDCCXCI. Montenuovo 2249; Julius 2929; Wurzbach 5069. AG. 34.84 g. 44.5 mm. RR. Molto rara. Bel BB/qSPL.
Mesocco. Gian Giacomo Trivulzio (1487-1518). Grosso da 6 soldi - Mesocco. Gian Giacomo Trivulzio (1487-1518). Grosso da 6 soldi. D/ Stemma dei tre pali in uno scudo a forma di testa di cavallo con cordoni. R/ San Giorgio stante con scudo e lancia nell'atto di trafiggere il drago. CNI 37/70; MIR (Lombardia, zecche) 982. AG. 3.23 g. 28.5 mm. R. Bel BB+.
Messina. Ruggero II (1105-1154).. Multiplo di tarì - Messina. Ruggero II (1105-1154). Multiplo di tarì. D/ Grande Tau ornamentale accostata in basso ed in alto da globetti; sopra, globetto; ai lati, legenda cufica (per comando di Ruggero II). R/ Legenda cufica su tre righe (non v'è Dio se non Lui l'unico senza eguali non v'è divinità). Sp. 44; Travaini 1995 173; D'Andrea-Contreras (Normans) 204. AU. 2.68 g. 14 mm. RR. Molto raro. Per questa tipologia pochissimi sono gli esemplari che superano il peso di 2 grammi. Bel BB.
Messina. Ruggero II (1105-1154). Doppio follaro concavo 1112-1130 - Messina. Ruggero II (1105-1154). Doppio follaro concavo 1112-1130. D/ Ruggero seduto in trono, tiene con la destra lunga asta terminante in croce e con la sinistra globo; a sinistra le sigle R / II. R/ Busto del Salvatore di prospetto; ai lati GE / SV S (Jesus). Sp. 50; Travaini 1995 174; D'Andrea-Contreras (Normans) 205. AE. 6.33 g. 22.5 mm. Di eccezionale conservazione. SPL. Ex Artemide Aste L, 2018, lotto 563. Da questa moneta è possibile cogliere l'influenza Bizantina sulla monetazione Normanna. Sul modello del trachy in mistura questo follaro risulta nettamente più spesso e di miglior metallo. Come nella monetazione bizantina la moneta riporta l'effige di Cristo e quella dell'imperatore ma in questo caso l'effige di Cristo si trova dalla parte concava e non in quella convessa. Il significato, evidentemente non compreso dagli zecchieri, era di tenere l'effige di Cristo sul lato convesso per testimoniare la superiorità spirituale sul potere temporale. Questa è la prima moneta che riporta il nome di Gesù Cristo ai lati dell'effige.
Messina. Ruggero II (1105-1154). Doppio follaro piatto - Messina. Ruggero II (1105-1154). Doppio follaro piatto. D/ Busto frontale di Ruggero con scettro e globo crucigero; a sinistra, R II. R/ Il redentore seduto in trono. Sp. 53; Travaini 1995 175; D'Andrea-Contreras (Normans) 206. AE. 5.94 g. 21 mm. Bel BB. Per quanto riguarda queste tre monete che riportano la sigla R II l'attribuzione rimane ancora incerta. Questo perché Ruggero, che ottenne il titolo di secondo Duca d'Apulia nel 1127, risulterebbe citato come 'secondo' da alcuni documenti e tarì in oro già prima del 1127. Travaini (1995) propone la concavità come probabile segno distintivo tra le monete di Ruggero II e quelle del padre Ruggero I.
Messina. Ruggero II (1105-1154). Follaro degenerato - Messina. Ruggero II (1105-1154). Follaro degenerato. D/ Busto frontale di Ruggero (?). R/ Il redentore seduto in trono. Cf. Sp. 53; Cf. Travaini 1995 175; Cf. D'Andrea-Contreras (Normans) 206. AE. 1.14 g. 18 mm. RR. Di stile grezzo. Interessante e raro esemplare da studio. BB.
Messina. Ruggero II (1105-1154). Follaro piatto 1127-1130 - Messina. Ruggero II (1105-1154). Follaro piatto 1127-1130. D/ Ruggero stante di fronte con croce processionale e globo crucigero; a sinistra, R II. R/ Croce unghiata; nei quarti globetti e IC XC NI KA (Gesù Cristo vittorioso). Sp. 54; Travaini 1995 176; D'Andrea-Contreras (Normans) 207. AE. 3.6 g. 22.5 mm. Patina verde. qSPL. Come riportato in Travaini (1995) 'anche in questo caso il peso sembra seguire il piede del tetarteron bizantino; alcuni esemplari furono rinvenuti negli scavi di Corinto e di Atene'.
Messina. Ruggero II (1105-1154). Follaro - Messina. Ruggero II (1105-1154). Follaro. D/ Figura intera del sovrano stante di fronte con scettro. R/ Croce. Sp. 78; Travaini 1995 191; D'Andrea-Contreras (Normans) 226. AE. 1.69 g. 16 mm. Di ottima conservazione per il tipo. Legenda retrograda. SPL.
Messina. Ruggero II (1105-1154).. Follaro 1129-1138 - Messina. Ruggero II (1105-1154). Follaro 1129-1138. D/ Ruggero seduto in trono; ai lati legenda greca traducibile come Ruggero Re. R/ Croce con bracci tripartiti; nei quarti IC XC NI KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 77; Travaini 1995 192; D'Andrea-Contreras (Normans) 227. AE. 1.2 g. 15 mm. BB.
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