

Regno d’Italia – Vittorio Emanuele III – Periodo Fascista – MVSN – Brigate Nere – CC.NN. – Estremamente Raro (RRRR). Distintivo da petto per uniforme della 3^ Brigata squadre D' Azione del corpo ausiliario - CC.NN. Fregio ricamato in canottiglia e filo di cotone tricolore. Questa tipologia di distintivo avrebbe dovuto essere il modello ufficiale per tutte le Brigate Nere. Di questa tipologia di fregio si conosce quello in metallo raffigurato a pag.83 al nr. 41 del libro “Distintivi e Medaglie della RSI” di Fausto Saracino, ma non la tipologia in stoffa, evidentemente trattasi di una versione più tarda e della più estrema rarità. Conservazione BB/SPL. Dimensioni 65x47. La 3^ Brigata “Antonio Pappalardo” Squadre d'Azione del Corpo Ausiliario (CC.NN.) era una formazione paramilitare fascista italiana, parte del più ampio sistema di squadre d'azione. Queste squadre, originariamente organizzate dai Fasci italiani di combattimento, furono poi formalmente riconosciute e integrate nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) nel 1923. La 3^ Brigata, come le altre, operava sotto il comando del Partito Nazionale Fascista e svolgeva attività di repressione e controllo sociale. La “Pappalardo” aveva sede a Concordia ed era comandata dal medico bolognese Franz Pagliani, uno degli autori della strage di Ferrara, squadrista fanatico inviso agli stessi tedeschi. Operò tra Modena e Reggio Emilia. Pagliani era noto per il suo oltranzismo. Professore universitario, dirigeva l’Istituto di patologia chirurgica all’ateneo di Bologna. Fu anche federale di Modena ed ispettore regionale per l’Emilia-Romagna di tutte le brigate nere. A Pagliani fece capo la corrente più violenta del fascio modenese. Nel gennaio ’44 fu giudice al processo di Verona. Il generale tedesco Frido von Senger und Etterlin, comandante del 14º Corpo d’armata corazzato, definisce Pagliani l’”anima nera” del brigatismo fascista, un intrigante che von Senger stesso fece di tutto per estromettere dall’incarico di ispettore regionale. E ciò avvenne il 28 gennaio ’45, per decisione di Mussolini, dopo l’uccisione di quattro noti professionisti di Bologna. Von Senger in un libro di memorie scrisse parole di fuoco contro le brigate nere emiliane, da lui definite “nostro comune avversario”: “Autentico flagello della popolazione, queste erano altrettanto odiate dai cittadini come dalle autorità […] e da me. Le brigate nere erano composte dai seguaci più fanatici del partito”, i quali “erano capaci di compiere qualsiasi nefandezza quando si trattava di eliminare un avversario politico”. Quei fascisti, prosegue il generale tedesco, si dimostravano solo “fedeli e devoti al Duce”, ed erano “incapaci di esprimere un giudizio personale”. Von Senger ricorda anche che a seguito di una serie di azioni terroristiche, violenze, torture ed omicidi compiuti dalle brigate nere emiliane nel tardo autunno ’44, lui stesso, come capo della zona di operazioni, il 21 dicembre convocò a rapporto i maggiori responsabili politici e militari del fascismo. In quell’occasione Von Senger accusò le brigate nere di compiere azioni “che hanno tutte le caratteristiche di assassinii da strada”. Dopo la guerra, Pagliani fu condannato e scontò un lungo periodo di detenzione prima di tornare a fare il chirurgo, non più a Bologna, ma a Perugia. Ed è stato un dirigente di primo piano del MSI. Nelle fila della Pappalardo cadde in combattimento a Concordia, come vicecomandante, il reggiano Armando Wender, ucciso il 15 marzo 1945. Wender, già comandante della 30° Brigata Nera “Ferrari” di Reggio Emilia, era fra i responsabili anche dell’uccisione di don Pasquino Borghi e dei suoi. Catturato dai partigiani nel settembre 1944 fu scambiato con prigionieri dei fascisti e con la sua garanzia di non svolgere più attività politica o militare (fonte: Istoreco)
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