Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250).. Denaro
Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Denaro. D/ Croce patente. R/ Aquila ad ali spiegate volta a sinistra. 0.77 g. 16 mm. RRRR. Apparentemente non censita nella bibliografia in nostra disponibilità. Bel BB. Questa intrigante moneta, presumibilmente un denaro, potrebbe essere stata coniata a Durazzo nell’ambito della presenza di Manfredi di Hohenstaufen nei territori epiroti. Un possibile riferimento cronologico è costituito dal matrimonio di Manfredi con Elena Comnena Ducas, celebrato nel 1259; va tuttavia ricordato che Manfredi risultava già signore di Durazzo, Valona, Berat e dei relativi territori nel febbraio 1258, dunque anteriormente al matrimonio. Quest’ultimo consolidò e ampliò i suoi diritti nell’area, includendo, tra gli altri possedimenti, Corfù e ulteriori territori epiroti.
Al dritto, la legenda F IERL IN IDIRACO è stata interpretata come Federicus Ierusalem [Rex] in Diraco (Dyrraco, Durazzo). Tale lettura appare suggestiva, ma non può essere considerata definitiva. In particolare, la sequenza IDIRACO lascia margini interpretativi e meriterebbe un'analisi paleografica più approfondita: proprio la difficoltà di sciogliere con certezza questa parte della legenda impedisce, allo stato attuale, di assumere come sicura l’identificazione di Diraco con Durazzo.
Anche l’iniziale F, apparentemente riconducibile a Federicus, non costituisce necessariamente una prova di una coniazione effettuata direttamente sotto Federico II. È infatti possibile ipotizzare un’emissione di Manfredi nel nome e con la titolatura del padre, soluzione che troverebbe un certo riscontro nella continuità della tradizione monetaria sveva. L’ipotesi non sarebbe inoltre estranea al contesto monetario di Manfredi nei suoi domini epiroti: sono infatti note emissioni a lui attribuite e destinate verosimilmente alla circolazione nei territori acquisiti sulla sponda orientale dell’Adriatico, anche se l’esatta localizzazione della zecca rimane discussa.
L’associazione della moneta alla tradizione monetaria sveva appare comunque particolarmente significativa, non soltanto per l’aquila imperiale al rovescio, ma anche per lo stile complessivo del tipo. L’iconografia sembra infatti inserirsi in una linea evolutiva che dalla monetazione di Enrico VI e Costanza conduce a quella di Federico II. I denari di Enrico VI e Costanza presentano già la combinazione della croce e dell’aquila, quest’ultima destinata a diventare uno degli elementi più caratteristici del vasto panorama monetario svevo.
Il confronto con la monetazione di Federico II appare ancora più stringente. I suoi denari adottano infatti l’aquila imperiale e la croce e, nelle emissioni successive all’assunzione della titolatura gerosolimitana, recano al rovescio la legenda IERL’ ET SICIL’ R, cioè Hierusalem et Siciliae rex. Alcuni esemplari, datati generalmente alla metà degli anni Quaranta del XIII secolo, presentano inoltre al dritto l’aquila coronata con la legenda F ROMANOR’ IP, creando un confronto particolarmente interessante con il tipo qui considerato.
La presenza di IERL nella legenda costituisce inoltre un importante elemento per la cronologia. La titolatura di Federico II come re di Gerusalemme compare nella sua monetazione imperiale a partire dal periodo successivo alla sua assunzione effettiva del titolo; la classificazione della monetazione federiciana collega infatti il titolo Imperator-Rex Ierusalem et Sicilie al periodo 1225-1250. Il riferimento a Gerusalemme deve quindi essere considerato significativo ai fini della datazione e, se la legenda viene effettivamente interpretata come IERL, l’emissione non dovrebbe essere collocata anteriormente alla diffusione di tale titolatura. Il dato, tuttavia, non è sufficiente da solo a stabilire una data precisa, soprattutto qualora si ipotizzi una successiva ripresa della titolatura federiciana da parte di Manfredi.
Nel complesso, il pezzo sembra dunque collocarsi in un contesto di forte continuità con la monetazione sveva, tanto sul piano stilistico quanto su quello iconografico e titolare. La presenza dell’aquila, il richiamo formale ai denari di Enrico VI e Costanza e, soprattutto, la vicinanza ai primi tipi federiciani costituiscono elementi che rendono plausibile un collegamento con la dinastia degli Hohenstaufen. L’ipotesi di una coniazione a Durazzo sotto Manfredi, eventualmente con la ripresa del nome e della titolatura paterna, rimane pertanto particolarmente suggestiva, ma deve essere considerata ancora come una proposta interpretativa.
Proprio l’incertezza nella lettura di IDIRACO rappresenta, in questo senso, uno degli aspetti più interessanti della moneta: una diversa interpretazione della legenda potrebbe infatti modificare sensibilmente sia l’attribuzione sia l’eventuale identificazione della zecca. Se invece la lettura Federicus Ierusalem [Rex] in Diraco fosse confermata, l’esemplare assumerebbe un’importanza notevole quale possibile testimonianza di una produzione monetaria sveva a Durazzo e aggiungerebbe un ulteriore, significativo tassello alla conoscenza della monetazione di Manfredi e, più in generale, della presenza sveva nei territori dell’Epiro e dell’Adriatico orientale.
Al dritto, la legenda F IERL IN IDIRACO è stata interpretata come Federicus Ierusalem [Rex] in Diraco (Dyrraco, Durazzo). Tale lettura appare suggestiva, ma non può essere considerata definitiva. In particolare, la sequenza IDIRACO lascia margini interpretativi e meriterebbe un'analisi paleografica più approfondita: proprio la difficoltà di sciogliere con certezza questa parte della legenda impedisce, allo stato attuale, di assumere come sicura l’identificazione di Diraco con Durazzo.
Anche l’iniziale F, apparentemente riconducibile a Federicus, non costituisce necessariamente una prova di una coniazione effettuata direttamente sotto Federico II. È infatti possibile ipotizzare un’emissione di Manfredi nel nome e con la titolatura del padre, soluzione che troverebbe un certo riscontro nella continuità della tradizione monetaria sveva. L’ipotesi non sarebbe inoltre estranea al contesto monetario di Manfredi nei suoi domini epiroti: sono infatti note emissioni a lui attribuite e destinate verosimilmente alla circolazione nei territori acquisiti sulla sponda orientale dell’Adriatico, anche se l’esatta localizzazione della zecca rimane discussa.
L’associazione della moneta alla tradizione monetaria sveva appare comunque particolarmente significativa, non soltanto per l’aquila imperiale al rovescio, ma anche per lo stile complessivo del tipo. L’iconografia sembra infatti inserirsi in una linea evolutiva che dalla monetazione di Enrico VI e Costanza conduce a quella di Federico II. I denari di Enrico VI e Costanza presentano già la combinazione della croce e dell’aquila, quest’ultima destinata a diventare uno degli elementi più caratteristici del vasto panorama monetario svevo.
Il confronto con la monetazione di Federico II appare ancora più stringente. I suoi denari adottano infatti l’aquila imperiale e la croce e, nelle emissioni successive all’assunzione della titolatura gerosolimitana, recano al rovescio la legenda IERL’ ET SICIL’ R, cioè Hierusalem et Siciliae rex. Alcuni esemplari, datati generalmente alla metà degli anni Quaranta del XIII secolo, presentano inoltre al dritto l’aquila coronata con la legenda F ROMANOR’ IP, creando un confronto particolarmente interessante con il tipo qui considerato.
La presenza di IERL nella legenda costituisce inoltre un importante elemento per la cronologia. La titolatura di Federico II come re di Gerusalemme compare nella sua monetazione imperiale a partire dal periodo successivo alla sua assunzione effettiva del titolo; la classificazione della monetazione federiciana collega infatti il titolo Imperator-Rex Ierusalem et Sicilie al periodo 1225-1250. Il riferimento a Gerusalemme deve quindi essere considerato significativo ai fini della datazione e, se la legenda viene effettivamente interpretata come IERL, l’emissione non dovrebbe essere collocata anteriormente alla diffusione di tale titolatura. Il dato, tuttavia, non è sufficiente da solo a stabilire una data precisa, soprattutto qualora si ipotizzi una successiva ripresa della titolatura federiciana da parte di Manfredi.
Nel complesso, il pezzo sembra dunque collocarsi in un contesto di forte continuità con la monetazione sveva, tanto sul piano stilistico quanto su quello iconografico e titolare. La presenza dell’aquila, il richiamo formale ai denari di Enrico VI e Costanza e, soprattutto, la vicinanza ai primi tipi federiciani costituiscono elementi che rendono plausibile un collegamento con la dinastia degli Hohenstaufen. L’ipotesi di una coniazione a Durazzo sotto Manfredi, eventualmente con la ripresa del nome e della titolatura paterna, rimane pertanto particolarmente suggestiva, ma deve essere considerata ancora come una proposta interpretativa.
Proprio l’incertezza nella lettura di IDIRACO rappresenta, in questo senso, uno degli aspetti più interessanti della moneta: una diversa interpretazione della legenda potrebbe infatti modificare sensibilmente sia l’attribuzione sia l’eventuale identificazione della zecca. Se invece la lettura Federicus Ierusalem [Rex] in Diraco fosse confermata, l’esemplare assumerebbe un’importanza notevole quale possibile testimonianza di una produzione monetaria sveva a Durazzo e aggiungerebbe un ulteriore, significativo tassello alla conoscenza della monetazione di Manfredi e, più in generale, della presenza sveva nei territori dell’Epiro e dell’Adriatico orientale.
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