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Lotto n. 642 - Amalfi. Duchi Amalfitani (X-XII sec). Tarì al tipo di quelli emessi da al-Mu'izz. D/ Globetto entro cerchio e due giri di legende pseudo cufiche. R/ Globetto entro cerchio e due giri di legende pseudo cufiche. MEC 14, pp. 68-69; Travaini 1995 40; D'Andrea-Contreras (Campania) 2. AU. 0.99 g. 16 mm. Conio rugginoso al rovescio. Bel BB.
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Lotto n. 643 - Amalfi. Duchi Amalfitani (X-XII sec.). Tarì al tipo di quelli emessi da al-Mu'izz. D/ Globetto entro cerchio e due giri di legende pseudo cufiche. R/ Globetto entro cerchio e due giri di legende pseudo cufiche. MEC 14, p. 68-69; Travaini 1995 53; D'Andrea-Contreras (Campania) 5. AU. 0.94 g. 18.5 mm. RR. Segnetti. Bel BB. Ex Artemide LX, 2023, lotto 765.
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Lotto n. 644 - Ancona. Monetazione autonoma (sec. XII-1532). Grosso agontano. D/ Croce patente. R/ San Ciriaco stante di fronte benedicente con la mano destra e con il pastorale nella sinistra. Villoresi 5; CNI 19/31. AG. 2.22 g. 22 mm. Patina iridescente. Bel BB/BB.
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Lotto n. 645 - Ancona. Giulio III (1550-1555), Giovanni Maria Ciocchi del Monte. Giulio. D/ Stemma Ciocchi del Monte sormontato da tiara e chiavi decussate. R/ San Pietro stante di fronte in lettura con chiavi erette nella destra e libro aperto nella sinistra; in basso, a sinistra, nel giro, stemma riconducibile allo zecchiere Mazzeo Mazzei. CNI 46/48; M. 59; Berm. 1013. AG. 3.11 g. 27 mm. Patina di monetiere. Minime debolezze da coniazione. Di alta conservazione per il tipo. SPL.
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Lotto n. 646 - Ancona. Pio IV (1559-1565), Gian Angelo de' Medici. Testone 1563. D/ Stemma Medici sormontato da tiara e chiavi decussate. R/ San Pietro nimbato seduto di fronte benedice con la destra e regge le chiavi con la sinistra; ai lati, 15-63; sotto, in esergo, ANCO inframezzato da segno di zecca riconducibile allo zecchiere Mazzeo Mazzei. CNI 1/2; M. 46; Berm. 1072. AG. 9.43 g. 30 mm. RR. Patina di monetiere. Molto raro. qSPL/SPL.
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Lotto n. 647 - Ancona. Repubblica Romana (1798-1799). Due baiocchi. D/ Fascio littorio eretto a destra sormontato da berretto frigio; nel campo, a sinistra, A; sotto, ai lati, A P, Andronico Perpenti zecchiere. R/ DVE BAIOC CHI su tre righe in ghirlanda di rami di quercia senza ghiande legati in basso. CNI 1/2; M. 24; Bruni 4. CU-AE. 16.15 g. 34 mm. R. qSPL.
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Lotto n. 648 - Italia Meridionale. Ruggero II (1105-1154). Follaro o mezzo follaro, datato 534 AH (1139-1140) , Bari. D/ Busto frontale di San Nicola con omophorion; ai lati, Θα NI-KAOA (San Nicola; il primo simbolo è abbreviazione di σαγιοζ). R/ Stella entro cerchio; legenda cufica circolare (coniato a Bari nell'anno 543). Travaini 1995 -; MEC 14, 193; D'Andrea-Contreras (Normans) 135. AE. 1.97 g. 17 mm. RR. Esemplare di eccezionale stile ed in ottima conservazione per il tipo. SPL. Ex Artemide LVIII, 2022, lotto 658.
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Lotto n. 649 - Benevento. Grimoaldo III duca (788-806), con Carlo Magno. Tremisse al tipo di Giustiniano II. D/ Busto diademato di fronte, con globo crucigero nella mano destra. R/ Croce potenziata su gradino. Ai lati, G – R. CNI 8/9; MEC 1, 1098; D'Andrea-Moretti 63; Fried. 105. AU. 1.26 g. 16.5 mm. RR. Molto raro. qSPL.
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Lotto n. 650 - Bologna. Monetazione Autonoma (1380-1440). Bolognino grosso. D/ Grande lettera A accostata da quattro cerchietti. R/ Le lettere (STVDI) O R V M disposte a croce attorno a cerchietto. CNI 31; MIR (Emilia) 11; Chim. 76. AG. 1.24 g. 18.5 mm. Di buon metallo e con patina riposata. Residui, altrimenti. SPL.
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Lotto n. 651 - Bologna. Martino V (1417-1431), Oddone Colonna. Bolognino (1420). D/ Grande A accostata da quattro cerchietti. R/ Le lettere (STVDI) O R V M disposte a croce attorno a cerchietto. CNI 14; M. 29; Chim. 128. AG. 1.14 g. 18 mm. RRRR. L'accoppiamento dei due gigli presenti a inizio e fine legenda del diritto e lo stemma Condulmer al rovescio datano questa moneta al 1420 e la rendono estremamente rara. Bel BB.
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Lotto n. 652 - Bologna. Martino V (1417-1431), Oddone Colonna. Bolognino (1422-1426). D/ Grande A accostata da quattro cerchietti. R/ Le lettere (STVDI) O R V M disposte a croce attorno a globetto. CNI 10; M. 43; Chim. 132. AG. 1.14 g. 18.5 mm. RR. Molto raro. Accoppiamento con stemma del Cardinale Aleman a inizio legenda e stemma colonna a fine legenda con gambero al rovescio. qSPL.
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Lotto n. 653 - Bologna. Eugenio IV (1431-1438), Gabriele Condulmer. Bolognino. D/ Grande A accostata da quattro cerchietti. R/ Le lettere (STVDI) O R V M disposte a croce intorno a cerchietto. CNI 21/22; M. 36; Berm. 315; Chim. 142. AG. 1.07 g. 19 mm. RRRR. Della più grande rarità. qSPL. Particolarmente interessante è lo stemma di Gabriele Condulmer, già cardinale e divenuto nel 1431 papa Eugenio IV, che compare al diritto di questo bolognino. Il medesimo stemma era già presente nella monetazione di Martino V, dove l’arma di Condulmer era sormontata dal galero cardinalizio, a ricordarne la dignità di cardinale. Con l’ascesa al soglio pontificio, lo stesso emblema araldico assume una nuova veste: in questa emissione di Eugenio IV lo stemma viene portato al diritto anzichè al rovescio e il galero è sostituito dalla tiara pontificia, trasformazione apparentemente minuta ma di grande significato, che riflette sulla moneta il passaggio di Condulmer dalla porpora cardinalizia alla massima dignità della Chiesa.
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Lotto n. 654 - Bologna. Giovanni II Bentivoglio (1463-1506). Doppio ducato. D/ Busto a destra con berretto. R/ Stemma Bentivoglio sormontato da aquila stante su elmo coronato. CNI 16; Rav. Mor. 2; Chim. 201; Fried. 59 (Antegnate). AU. 6.81 g. 26 mm. Bordo leggermente rifilato, altrimenti. BB. I coni sono opera di Francesco Raibolini, detto 'il Francia'. Il CNI attribuisce questa emissione alla zecca di Antegnate, feudo ricevuto dal Bentivoglio nel 1480 da Bona di Savoia, duchessa di Milano. Oggi gli studiosi attribuiscono questa emissione alla zecca di Bologna, in quanto alla legenda del diritto mancano i titoli di cui avrebbe dovuto fregiarsi il Bentivoglio se riferiti ad Antegnate.
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Lotto n. 655 - Brindisi. Ferdinando I d'Aragona (1458-1494). Cavallo. D/ Testa a destra con corona radiata. R/ Cavallo gradiente a destra; sopra, rosetta; davanti colonna sormontata da corona; in esergo, T accostata da rosette. CNI tav. XII, 3; MEC 14, 25; MIR (Italia merid.) 360. AE. 1.65 g. 17 mm. Patina verde. BB.
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Lotto n. 656 - Camerino. Giovanni Maria Varano (1503-1527). Bolognino. D/ Lettera A fogliata con barra orizzontale accostata da quattro rosette. R/ Le lettere (VENAN) T I V S disposte a croce attorno a rosetta. Cf. Bellesia 5/B; Cf. CNI 20. AG. 0.53 g. 15 mm. RRR. Rarissimo. Patina riposata. Apparentemente la tipologia con A barrata non è censita nei principali testi. Bel BB.
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Lotto n. 657 - Castro. Pierluigi Farnese (1545-1547). Baiocchetto. D/ Stemma Farnese di forma a cuore con due rientranze in alto, coronato. R/ San Savino in mezza figura, mitrato, benedicente e con pastorale. CNI tav. XVII; 20. AG. 0.38 g. 15 mm. Patina riposata. Tipologia recante in legenda SANTVS SABINVS. BB+/SPL.
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Lotto n. 658 - Cremona. Comune (1155-1330). Grosso da 6 denari imperiali. D/ Le lettere (FEDERICVS) P R I su due righe intervallate da stella e sormontate da omega. R/ Croce patente; nel primo e nel secondo quarto stella a sei raggi; nel terzo e nel quarto, spinetta. CNI 21; MIR (Lombardia, zecche) 288/2. AG. 1.81 g. 21 mm. RR. Molto raro. qSPL.
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Lotto n. 659 - Fermo. Municipalità Provvisoria e Repubblica Romana (1797-1798). Madonnina da cinque baiocchi 1797 A. XXIII. D/ BAIOC CINQVE FERMO su tre righe. R/ Busto della Beata Vergine nimbato e velato volto a sinistra. CNI 6; M. 317; Bruni A1. CU-AE. 15.71 g. 33 mm. R. Il Bruni attribuisce per lo stile il diritto all'incisore Luigi Colli e il rovescio a Tommaso Mercandetti. qSPL.
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Lotto n. 660 - Ferrara. Alberto V d'Este (1388-1393). Marchesano grosso o bolognino. D/ Le lettere (MAR) C H I O disposte a croce attorno a globetto. R/ Grande lettera A accostata da quattro globetti. Bellesia 1, pag. 51; CNI 1/2. AG. 1.12 g. 19.5 mm. RR. Molto raro. Piccola mancanza marginale del tondello. qBB/BB.
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Lotto n. 661 - Ferrara. Alfonso I d'Este (1505-1534). Scudo d'oro del sole. D/ Stemma Este coronato. CNI 10; Bellesia 20/B. AU. 3.35 g Ø 26 mm Centrato e di buona impronta. Piacevole candore del metallo con patina rossiccia. R/ La scena del Calvario con croce, lancia e asta con spugna. Bellesia 20; MIR (Emilia) 269; CNI 9/16. AU. 3.19 g. 26 mm. Bel BB/qSPL.
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Lotto n. 662 - Firenze. Cosimo I de' Medici (1537-1574). Picciolo. D/ Stemma Medici in cartella coronata e accartocciata. R/ Busto di San Giovanni di tre quarti barbuto e con nimbo circolare. CNI 253/257; Gal. LIII, 1/8; MIR (Firenze) 162. MI. 0.27 g. 14 mm. RR. Di altissima conservazione per il tipo. SPL+.
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Lotto n. 663 - Firenze. Cristina di Lorena (1565-1636) Consorte del Granduca Ferdinando I dè Medici. Quarto di ducatone o testone 1630. D/ Busto velato a destra. R/ Stemma inquartato di Lorena sormontato da corona fogliata; in alto, tra le foglie, 1 6 3 0. CNI 1; Gal. XXXIX; MIR (Firenze) 318. AG. 9.2 g. 29 mm. RRR. Rarissimo. Patina riposata. qSPL/SPL. Questa emissione fu voluta dal granduca come attestato di riconoscenza nei confronti dell’ava, che aveva partecipato con costanza al governo durante la sua minore età. La moneta era destinata unicamente alla circolazione nei mercati del Levante. Secondo l’interpretazione proposta da Orsini e Galeotti, le lettere D M P presenti nella legenda del diritto sarebbero da intendersi come abbreviazione dei titoli Domina Montis Politani (Montepulciano) e Petrasantae (Pietrasanta).
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Lotto n. 664 - Firenze. Ferdinando III di Lorena (1790-1801). Scudo da 10 paoli o francescone 1799. D/ Testa nuda a destra con lunga capigliatura. Sotto, sigla LS (Luigi Siries, incisore) e unicorno (Francesco Grobert zecchiere). R/ Stemma inquartato, caricato di scudetto, coronato e circondato dal collare del Toson d'oro, sovrapposto alla Croce di Santo Stefano. CNI 40/42; Gal. IV, 18/19; MIR (Firenze) 405/8. AG. 27.19 g. 42 mm. R. Leggera patina. Minime porosità, altrimenti. SPL.
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Lotto n. 665 - Firenze. Carlo Ludovico di Borbone e Maria Luigia reggente (1803-1807). Scudo da 10 lire o dena 1807. D/ Busti accollati a destra; sotto, LS in nesso (Luigi Siries incisore) e martello (Giovanni Fabbroni zecchiere). R/ Stemma inquartato, partito, coronato e circondato dal collare del Toson d'oro, sovrapposto alla Croce di Santo Stefano. Dallo stemma pendono tre insegne di ordini cavallereschi. CNI 29; Gal. III, 1/2; MIR (Firenze) 423. AG. 39.34 g. 44.5 mm. NC. Minimi segnetti al diritto. Patina riposata con riflessi dorati. SPL/SPL+.
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Lotto n. 666 - Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). Francescone 1846. D/ Testa nuda a destra grande e adulta; sotto, NIDEROST; sotto, in esergo, fiasca (Domenico Fiaschi zecchiere). R/ Stemma Lorena di forma sannitica sovrapposto a croce di Santo Stefano e accostato dal collare del Toson d'oro. CNI 87; Gal. VII, 2; MIR (Firenze) 449/2. AG. 27.25 g. 41.5 mm. Patina dai riflessi dorati. Conservazione eccezionale con fondi praticamente intonsi. Raro in questa conservazione. qFDC/FDC.
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Lotto n. 667 - Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). Francescone 1856. D/ Testa nuda a destra grande e adulta; sotto, NIDEROST. R/ Stemma Lorena di forma sannitica sovrapposto a croce di Santo Stefano e accostato dal collare del Toson d'oro. CNI 106/107; Gal. VII, 3; MIR (Firenze) 449/3. AG. 27.41 g. 41 mm. Patina di monetiere con riflessi iridescenti. qSPL/SPL.
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Lotto n. 668 - Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). Francescone 1859. D/ Testa nuda a destra grande e adulta; sotto, NIDEROST. R/ Stemma Lorena di forma sannitica sovrapposto a croce di Santo Stefano e accostato dal collare del Toson d'oro. CNI 120; Gal. VII, 5; MIR (Firenze) 449/5. AG. 27.33 g. 40.5 mm. Patina riposata e fondi lucenti. Raro in questo stato di conservazione. qFDC/FDC.
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Lotto n. 669 - Genova. Repubblica (1139-1339). Grosso da 4 denari. D/ Croce patente. R/ Castello; sotto, globetto. CNI 88; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 13. AG. 1.35 g. 20.5 mm. Patina di monetiere. qSPL.
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Lotto n. 670 - Genova. Filippo Maria Visconti (1421-1435), Duca di Milano e Signore di Genova. Ducato al tipo veneto. D/ San Marco (?) nimbato, stante a sinistra, porge il vessillo al Doge genuflesso; lungo l’asta, DVX. R/ Il Redentore stante di fronte entro aureola ellittica cosparsa di stelle. Lunardi S18; Gamberini III, 398. AU. 3.55 g. 21.5 mm. Bel BB.
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Lotto n. 671 - Genova. Dogi Biennali (1528-1797), III fase (1637-1797). Da 2 lire 1679, sigle GLM. D/ Stemma della città di Genova coronato sorretto da due grifi. R/ San Giovanni stante di fronte con lunga croce processionale in atto di predica. CNI 19/20; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 314/6. AG. 10.28 g. 33 mm. Rottura di conio al rovescio. BB+.
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Lotto n. 672 - Genova. Dogi Biennali (1528-1797), III fase (1637-1797). Da 4 lire 1795. D/ Stemma della città di Genova. R/ San Giovanni stante su prato volto a sinistra regge lunga croce nella sinistra e tiene la mano destra alzata nell'atto di predicare. CNI 7/10; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 312/2. AG. 16.45 g. 35 mm. R. Piacevole patina riposata con luminescenze dorate. qSPL.
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Lotto n. 673 - Genova. Repubblica Ligure (1798-1805). Da 8 lire 1798 A. I. D/ Scudo su fascio con berretto tra due rami; sotto, L 8. R/ Due figure allegoriche stanti con simboli della Rivoluzione Francese. CNI 10; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 379/1. AG. 33.19 g. 41.5 mm. Di alta conservazione per la tipologia. SPL+.
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Lotto n. 674 - Guardiagrele. Ladislao di Durazzo (1391-1414). Bolognino. D/ Le lettere G V A R disposte a triangolo intorno a rosetta; alle estremità cerchietti. R/ Busto di fronte mitrato di San Leone Papa con piviale fermato da rosa. CNI nei tipi 12, 22, 27 e 29; D'Andrea-Andreani 4; MIR (Italia merid.) 461. AG. 0.83 g. 16 mm. RR. Molto raro con lettera B a inizio legenda. Leggera patina. Bel BB.
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Lotto n. 675 - Guardiagrele. Ladislao di Durazzo (1391-1414). Bolognino. D/ Le lettere G V A R disposte in senso orario attorno a rosetta e accostate da rosette. R/ Busto di fronte mitrato con piviale fermato da rosa. CNI -; D'Andrea -; MIR (Italia merid.) 462. AG. 0.79 g. 17 mm. RRR. Rarissimo con lettera A a inizio legenda. Leggera patina. Bel BB.
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Lotto n. 676 - Gubbio. Federico di Montefeltro (1444-1482). Bolognino. D/ Grande A gotica accostata da globetti. R/ Le lettere (FEDER) I C V S disposte a croce attorno a globetto. CNI 1; Cav. 7. AG. 0.96 g. 18 mm. Leggera patina. Bell'esemplare con striature di conio. SPL.
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Lotto n. 677 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero I (1085-1101). Tarì o robai tipo stellato, Palermo (?). D/ Legenda cufica disposta su sei righe che formano un motivo a forma di stella. R/ Legenda cufica disposta su sei linee che formano un motivo a forma di stella. Cf. Sp. 41 (califfi fatimidi); Travaini 1995 42; D'Andrea-Contreras (Normans) 71. AU/EL. 0.94 g. 14 mm. Per via dello stile alcuni autori suggeriscono possa trattarsi di una zecca militare identificabile verosibilmente a Troina o Messina. Bel BB.
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Lotto n. 678 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero I (1085-1101). Kharruba, Palermo (?). D/ Grande T. R/ Legenda pseudo cufica su due righe. Cf. Zanchi 'A Collection of sicilian Kharrubahs' n. 12-16; Cf. Travaini 1995 143; Cf. D'Andrea 109. MI. 0.2 g. 9 mm. RR. Rara tipologia che richiama i tarì con la tau. BB.
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Lotto n. 679 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero I (1085-1101). Trifollaro, 1098-1101, Mileto. D/ Ruggero a cavallo gradiente a sinistra con elmo a cono, tiene uno stendardo su lunga asta appoggiata alla spalla destra. R/ La Beata Vergine nimbata su trono volta a destra, tiene fra le braccia il Bambino con nimbo ornato. Travaini 1995 160; MEC 14, 90; D'Andrea-Contreras (Normans) 131. AE. 6.25 g. 25.5 mm. Bel BB. Questa moneta rappresenta un unicum nella monetazione dell'epoca. Apparentemente non sembrerebbero esserci modelli formali di riferimento per la scelta iconografica. Secondo Travaini (1995) questo non sorprende vista la grande personalità di Ruggero. Morto il Guiscardo, Ruggero era senza dubbio il più forte signore normanno. La scelta del cavaliere, simbolo della classe politica normanna, allude probabilmente alla 'crociata' che Ruggero aveva appena compiuto per conquistare la Sicilia, preparatoria a quella per la Terra Santa. Questa iconografia è stata infatti accostata a quella della moneta dell'Oriente Latino e in particolare al cavaliere presente sull'arazzo di Bayeux. Per quanto riguarda la scelta della Vergine col Bambino, anch'essa senza parallelismi se non nell'arte bizantina dove risulta come forte richiamo alla Cristianità.
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Lotto n. 680 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero II (1105-1154). Doppio follaro concavo, 1112-1130, Messina. D/ Ruggero seduto in trono, tiene con la destra lunga asta terminante in croce e con la sinistra globo; a sinistra le sigle R/II. R/ Busto del Salvatore di prospetto; ai lati GE / SU|S (Gesu). Sp. 50; Travaini 1995 174; D'Andrea-Contreras (Normans) 205. AE. 6.23 g. 25 mm. Da questa moneta è possibile cogliere l'influenza Bizantina sulla monetazione Normanna. Sul modello del trachy in mistura questo follaro risulta nettamente più spesso e di miglior metallo. Come nella monetazione bizantina la moneta riporta l'effige di Cristo e quella dell'imperatore ma in questo caso l'effige di Cristo si trova dalla parte concava e non in quella convessa. Il significato, evidentemente non compreso dagli zecchieri, era di tenere l'effige di Cristo sul lato convesso per testimoniare la superiorità spirituale sul potere temporale. Questa è la prima moneta che riporta il nome di Gesù Cristo ai lati dell'effige. qSPL.
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Lotto n. 681 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero II (1105-1154). Doppio Follaro piatto, Messina. D/ Busto frontale di Ruggero con scettro e globo crucigero; a sinistra, R II. R/ Il Redentore seduto in trono. Sp. 53; Travaini 1995 175; D'Andrea-Contreras (Normans) 206. AE. 5.94 g. 18 mm. Per quanto riguarda queste tre monete che riportano la sigla R II l'attribuzione rimane ancora incerta. Questo perché Ruggero, che ottenne il titolo di secondo Duca d'Apulia nel 1127, risulterebbe citato come 'secondo' da alcuni documenti e tarì in oro già prima del 1127. Travaini (1995) propone la concavità come probabile segno distintivo tra le monete di Ruggero II e quelle del padre Ruggero I. Bel BB.
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Lotto n. 682 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero II (1105-1154). Tarì, Messina o Palermo. D/ Legenda circolare, sul primo giro: il re Ruggero esaltato da Dio; sul secondo, indicazione della zecca e della data; al centro globetto entro cerchio lineare. R/ Croce latina; ai lati, IC XC - NI KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 63; Travaini 1995 216; D'Andrea-Contreras (Normans) 231. AU. 0.92 g. 11 mm. qSPL.
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Lotto n. 683 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero II (1105-1154). Ducale, Palermo. D/ Busto frontale del Redentore che regge nella sinistra il libro dei Vangeli. R/ Re Ruggero con corona di foggia bizantina con pendenti in abito lungo gemmato, con globo crucigero nella sinistra ed alla sua destra il figlio Ruggero in tunica militare, la destra appoggiata sull'elsa di una spada. Entrambi sostengono una croce greca su lunga asta posta su tre gradini. Sp. 72; Travaini 1995 241; D'Andrea-Contreras (Normans) 241. AG. 2.75 g. 25 mm. SPL. Tra le tante monete Normanne questa moneta è senza dubbio una delle più belle e significative. L'iconografia ricorda l'investitura del ducato di Puglia concessa da Innocenzo II a Ruggero, secondogenito di Ruggero II. Anche da questa tipologia si può desumere il gusto bizantino richiamato dagli histamenon nomisma. Ancora una volta è possibile trovare una 'contaminatio' tra culture che vede l'aspirazione del Re al titolo di 'basileus' dell'Imperatore d'Oriente e, allo stesso tempo, richiami alla cristianità come la mano stessa del sovrano che tocca la croce.
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Lotto n. 684 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero II (1105-1154). Terzo di ducale, classe A (C arrotondata), 1140-1141, Palermo. D/ Legenda araba su due righe; sotto, globetto. R/ Croce forcata ornata di globetti. Sp. 73/75; Travaini 1993 242a; D'Andrea-Contreras (Normans) 242. AG. 0.87 g. 16 mm. Tondello piacevolmente largo e di chiara lettura. SPL.
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Lotto n. 685 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Guglielmo II (1166-1189). Multiplo di tarì, Messina o Palermo. D/ Cinque globetti disposti a croce entro giro di legenda pseudo cufica (Il Re Guglielmo glorioso per volere di Dio). R/ Lunga croce processuale; ai lati le lettere IC - XC / NI - KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 100; Travaini 1995 355; D'Andrea-Contreras (Normans) 354. AU. 1.28 g. 12 mm. qSPL.
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Lotto n. 686 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Guglielmo II (1166-1189). Frazione di follaro, Messina. D/ Testa di leone. R/ Legenda cufica (Il re Guglielmo II). Sp. 118; Travaini 1995 371; D'Andrea-Contreras (Normans) 373. AE. 2 g. 14.5 mm. Bel BB+.
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Lotto n. 687 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Enrico VI di Svevia (1194-1197). Mezzo denaro. D/ Croce patente con stelle a sei raggi nel 2° e 3° quarto. R/ Le lettere A P (Apulie) legate. Sp. 31; Travaini 1993 7a; D'Andrea 49. MI. 0.24 g. 12.5 mm. Tracce di imbiancatura. Di alta conservazione per il tipo. SPL.
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Lotto n. 688 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Multiplo di tarì, Messina. D/ Aquila ad ali spiegate volta a destra; intorno legenda in carattere nashki ' Federico Re di Sicilia'. R/ Croce latina; ai lati, IC +C - NI KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 50 e 52; MEC 14, pag. 158 Classe Ba n. 1; D'Andrea 65. AU. 2.2 g. 11 mm. R. Bel BB.
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Multiplo di tarì da 6,91 g.
Lotto n. 689 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Multiplo di tarì, Messina. D/ Le lettere FЄ entro doppi cerchio di legenda cufica 'Enrico Cesare Augusto'. R/ Grande croce processionale accantonata dalle lettere IC XC - NI KA (Gesù Cristo vittorioso). Sp. 59/60; MEC 14, pag. 158 Classe A n. 1; D'Andrea 59. AU. 6.91 g. 16.5 mm. RRRR. Rarissimo di questo peso, superiore a quello dell'augustale. SPL. Di grande interesse è la discussione da parte dei principali autori in merito alla legenda di questa tipologia monetale che reca in legenda il nome del papà di Federico, Enrico. Proprio per questa inaspettata dicitura si aprono ipotesi in merito alla datazione e all' attribuzione corretta di queste monete. A tal riguardo si offre un estratto di Sambon G. 1912, p. 81: 'E' impossibile attribuire queste monete a Enrico, Costanza e Federico. La disfigurazione delle legende enriciane, la maggiore evidenza del nome FEderiCus e il fatto che numerosi esemplari presentino le lettere FE-FЄ-FR-F risulta impossibile per il breve periodo di un anno solo e disdice l'attribuzione congiunta. Confermando quindi l'attribuzione a Federico rimane solo il dubbio se siano stati coniati nei primi anni del regno durante il baliato pontificio o dal 1209 al 1220'.
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Lotto n. 690 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Multiplo di tarì, Brindisi. D/ Aquila ad ali spiegate con pennacchio volta a sinistra. R/ Grande croce processionale accantonata dalle lettere IC XC - NI KA (Gesù Cristo vittorioso); in alto, ai lati, globetti. Sp. -; cf. 66 e 69 (globetto); MEC 14, -; D'Andrea 139. AU. 2.38 g. 11 mm. RR. Bel BB/qSPL.
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Lotto n. 691 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Multiplo di tarì, Brindisi. D/ Aquila ad ali spiegate con pennacchio volta a destra; ai lati, due globetti. R/ Grande croce processionale accantonata dalle lettere IC XC - NI KA (Gesù Cristo vittorioso); in alto, ai lati, globetti. Sp. 72; MEC 14, pag. 159, Classe E n. 5; D'Andrea 144. AU. 5.54 g. 15.5 mm. RRR. Rarissimo. Di peso considerevole; paritetico all'augustale. Bel BB. Ex Asta Italo Vecchi 2, 1996, lotto 1654.
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Lotto n. 692 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Multiplo di tarì. D/ Cinque globetti disposti a fiore; nel giro esterno, legenda pseudo-cufica. R/ Lunga croce processionale; ai lati le lettere IC - XC / NI - KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 85; MEC 14, p. 159 Classe D 5; D'Andrea 138. AU. 1.38 g. 11.5 mm. Leggera patina. Bel BB/qSPL.
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Lotto n. 693 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250) con la moglie Costanza d'Aragona (1209-1213). Denaro, Messina o Palermo. D/ Aquila coronata volta a sinistra; ai lati, in alto, crescenti. R/ Croce terminante in fiordalisi; in ogni quadrante, crescente e globetto. Sp. 86; Travaini 1993 15; D'Andrea 95. MI. 0.53 g. 15 mm. SPL. L'attribuzione alla moglie Costanza di Aragona e non madre Costanza d'Altavilla è dovuta al fatto che quest'ultima è sempre riportata con la dicitura di imperatrix e mai come regina. Secondo Tarascio (1986) le crescenti e la corona presente al diritto formano la parola araba billāh (in nome di Dio).
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Lotto n. 694 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Denaro 1220-1221, Messina o Palermo. D/ Busto frontale regge nella mano destra croce processionale (?) e nella sinistra globo crucigero. R/ Croce patente; nei quarti crescente e cerchietti. Sp. -; Travaini 1993 19; D'Andrea 108. MI. 0.55 g. 16 mm. RRR. Rarissimo. Bel BB+.
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Stupor Mundi
Lotto n. 695 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Augustale, Messina. D/ Busto laureato e drappeggiato volto a destra. R/ Aquila stante ad ali spiegate con testa volta a destra. Sp. 100; Kowalski U1/A15; D'Andrea 127. AU. 5.27 g. 20 mm. RR. Molto raro. Esemplare di pregevole fattura e conservazione. SPL. Federico II Hohenstaufen, discendente da parte della madre dalla dinastia Normanna degli Altavilla fu sicuramente una delle personalità più affascinanti del medioevo europeo. Conosciuto con gli appellativi di stupor mundi ('meraviglia o stupore del mondo') e Puer Apuliae ('fanciullo di Puglia') si contraddistinse per la forte attività legislativa e di innovazione artistica e culturale che portò la sua corte ad essere crogiolo di culture come quella greca, latina, germanica e araba. Una delle sue grandi innovazioni fu l'emissione dell'augustale e del mezzo augustale, monete in oro paragonabili per stile e ritrattistica a quelle degli antichi Cesari.Il suo amore per il mondo classico infatti lo portò ad ottenere i titoli di Re dei Romani (dal 1212) e poi di Imperatore del Sacro Romano Impero (incoronato dapprima ad Aquisgrana nel 1215 e, successivamente, a Roma dal Papa nel 1220) oltre ad essere Re di Sicilia, Duca di Svevia e Re di Gerusalemme.
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Lotto n. 696 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Mezzo denaro 1242, Messina. D/ A (augustus) accostata da globetti; sotto, crescente lunare e stella a sei punte. R/ Croce patente; nel secondo e terzo quadrante, stella a sei raggi e tre globetti. Sp. -; Travaini 1993 -; D'Andrea 158. MI. 0.45 g. 16 mm. RRR. Rarissimo. SPL.
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Lotto n. 697 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Mezzo denaro 1242, Brindisi. D/ Le lettere AVG (Augustus); sopra, omega. R/ Croce patente. Sp. -; Travaini 1993 33a; D'Andrea 161. MI. 0.39 g. 14 mm. RR. Molto raro. SPL.
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Lotto n. 698 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Denaro. D/ Croce patente. R/ Aquila ad ali spiegate volta a sinistra. MI. 0.77 g. 16 mm. RRRR. Apparentemente non censita nella bibliografia in nostra disponibilità. Bel BB. Questa intrigante moneta, presumibilmente un denaro, potrebbe essere stata coniata a Durazzo nell’ambito della presenza di Manfredi di Hohenstaufen nei territori epiroti. Un possibile riferimento cronologico è costituito dal matrimonio di Manfredi con Elena Comnena Ducas, celebrato nel 1259; va tuttavia ricordato che Manfredi risultava già signore di Durazzo, Valona, Berat e dei relativi territori nel febbraio 1258, dunque anteriormente al matrimonio. Quest’ultimo consolidò e ampliò i suoi diritti nell’area, includendo, tra gli altri possedimenti, Corfù e ulteriori territori epiroti. Al dritto, la legenda F IERL IN IDIRACO è stata interpretata come Federicus Ierusalem [Rex] in Diraco (Dyrraco, Durazzo). Tale lettura appare suggestiva, ma non può essere considerata definitiva. In particolare, la sequenza IDIRACO lascia margini interpretativi e meriterebbe un'analisi paleografica più approfondita: proprio la difficoltà di sciogliere con certezza questa parte della legenda impedisce, allo stato attuale, di assumere come sicura l’identificazione di Diraco con Durazzo. Anche l’iniziale F, apparentemente riconducibile a Federicus, non costituisce necessariamente una prova di una coniazione effettuata direttamente sotto Federico II. È infatti possibile ipotizzare un’emissione di Manfredi nel nome e con la titolatura del padre, soluzione che troverebbe un certo riscontro nella continuità della tradizione monetaria sveva. L’ipotesi non sarebbe inoltre estranea al contesto monetario di Manfredi nei suoi domini epiroti: sono infatti note emissioni a lui attribuite e destinate verosimilmente alla circolazione nei territori acquisiti sulla sponda orientale dell’Adriatico, anche se l’esatta localizzazione della zecca rimane discussa. L’associazione della moneta alla tradizione monetaria sveva appare comunque particolarmente significativa, non soltanto per l’aquila imperiale al rovescio, ma anche per lo stile complessivo del tipo. L’iconografia sembra infatti inserirsi in una linea evolutiva che dalla monetazione di Enrico VI e Costanza conduce a quella di Federico II. I denari di Enrico VI e Costanza presentano già la combinazione della croce e dell’aquila, quest’ultima destinata a diventare uno degli elementi più caratteristici del vasto panorama monetario svevo. Il confronto con la monetazione di Federico II appare ancora più stringente. I suoi denari adottano infatti l’aquila imperiale e la croce e, nelle emissioni successive all’assunzione della titolatura gerosolimitana, recano al rovescio la legenda IERL’ ET SICIL’ R, cioè Hierusalem et Siciliae rex. Alcuni esemplari, datati generalmente alla metà degli anni Quaranta del XIII secolo, presentano inoltre al dritto l’aquila coronata con la legenda F ROMANOR’ IP, creando un confronto particolarmente interessante con il tipo qui considerato. La presenza di IERL nella legenda costituisce inoltre un importante elemento per la cronologia. La titolatura di Federico II come re di Gerusalemme compare nella sua monetazione imperiale a partire dal periodo successivo alla sua assunzione effettiva del titolo; la classificazione della monetazione federiciana collega infatti il titolo Imperator-Rex Ierusalem et Sicilie al periodo 1225-1250. Il riferimento a Gerusalemme deve quindi essere considerato significativo ai fini della datazione e, se la legenda viene effettivamente interpretata come IERL, l’emissione non dovrebbe essere collocata anteriormente alla diffusione di tale titolatura. Il dato, tuttavia, non è sufficiente da solo a stabilire una data precisa, soprattutto qualora si ipotizzi una successiva ripresa della titolatura federiciana da parte di Manfredi. Nel complesso, il pezzo sembra dunque collocarsi in un contesto di forte continuità con la monetazione sveva, tanto sul piano stilistico quanto su quello iconografico e titolare. La presenza dell’aquila, il richiamo formale ai denari di Enrico VI e Costanza e, soprattutto, la vicinanza ai primi tipi federiciani costituiscono elementi che rendono plausibile un collegamento con la dinastia degli Hohenstaufen. L’ipotesi di una coniazione a Durazzo sotto Manfredi, eventualmente con la ripresa del nome e della titolatura paterna, rimane pertanto particolarmente suggestiva, ma deve essere considerata ancora come una proposta interpretativa. Proprio l’incertezza nella lettura di IDIRACO rappresenta, in questo senso, uno degli aspetti più interessanti della moneta: una diversa interpretazione della legenda potrebbe infatti modificare sensibilmente sia l’attribuzione sia l’eventuale identificazione della zecca. Se invece la lettura Federicus Ierusalem [Rex] in Diraco fosse confermata, l’esemplare assumerebbe un’importanza notevole quale possibile testimonianza di una produzione monetaria sveva a Durazzo e aggiungerebbe un ulteriore, significativo tassello alla conoscenza della monetazione di Manfredi e, più in generale, della presenza sveva nei territori dell’Epiro e dell’Adriatico orientale.
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Corradino, ultimo degli Svevi
Lotto n. 699 - Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Corrado II (Corradino) (1254-1258). Multiplo di tarì, Messina. D/ Aquila con ali spiegate volta a sinistra; dietro il collo, tre globetti. R/ Croce latina accostata dalle lettere IC - XC / NI - KA (Gesù Cristo Vincitore); in basso, stelle a sei raggi. Cf. Sp. 162/165; Cf. MEC 14, pag. 189 n. 2; D'Andrea 207. AU. 5.05 g. 15 mm. RRRR. Di eccezionale peso e conservazione. Leggermente spazzolato ma esemplare di grande freschezze e di buona centratura; possibilmente uno tra i migliori noti. SPL.
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Lotto n. 700 - Ivrea. Comune (sec. XIII-XIV). Emissioni a nome di Federico I di Imperatore. Tirolino. D/ Doppia croce di cui la croce più grande interseca la legenda. R/ Aquila ad ali spiegate volta a sinistra. CNI tav. XXVII, 5; Rizzolli-Pigozzo Iv 2; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 665. AG. 1.34 g. 20.5 mm. RRR. Rarissimo. qSPL.
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Lotto n. 701 - L'Aquila. Ludovico I d'Angiò Pretendente (1382-1384). Bolognino. D/ Le lettere A Q L A (Aquila) accostate da globetti disposte a croce attorno a globetto. R/ Busto di fronte con piviale di Celestino V. CNI -; cf. 1/32; D'Andrea -; cf pp. 186-189; MIR (Italia merid.) al tipo 49. AG. 4.35 g. 21.5 mm. RRR. Rarissimo. La legenda del diritto reca una un una sigla non censita sui principali testi di riferimento. Probabilmente un segno di zecchiere con lettera e croce legata, questo simbolo risulta essere molto simile a quello censito nell'opera D'Andrea-Andreani 'Le Monete dell'Abruzzo e del Molise' per il quattrino al numero 15 pag. 191. BB.
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