Milano. Napoleone Bonaparte (1805-1814). 5 lire 1811 con contromarca
Milano. Napoleone Bonaparte (1805-1814). 5 lire 1811 con contromarca. D/ Testa nuda a destra. R/ Stemma in padiglione sorretto da alabarde decussate. Cf. CNI 81; Cf. Crippa 28/D; Cf. MIR (Milano) 490/4. 24.73 g. 37 mm. RRR. Rarissima. BB. Particolarmente significativa è la presenza, sull'effigie di Napoleone, di due distinte contromarche: un punzone rettangolare, collocato in corrispondenza dell'occhio, e una seconda impronta figurativa, applicata lateralmente alla testa, raffigurante un animale visto frontalmente.
Quest'ultima è stata per lungo tempo interpretata come una testa di gufo o di civetta, lettura resa comprensibile dalla particolare conformazione del punzone, caratterizzato da grandi occhi circolari e da una struttura frontale che, osservata isolatamente, può effettivamente richiamare quella di un rapace notturno. La moderna ricerca numismatica ha tuttavia proposto una diversa e assai più convincente identificazione: quella di una testa di tigre.
Il punto di riferimento fondamentale è lo studio di François de Callataÿ e Jean-Baptiste Forestier, Les contremarques au tigre sur les monnaies napoléoniennes, pubblicato nella Revue Numismatique, 160 (2004), pp. 343-358. Gli autori hanno censito 47 esemplari e hanno dimostrato che la contromarca, lungi dall'essere una manipolazione moderna o una curiosità di epoca successiva, appartiene al clima politico del 1815, negli anni immediatamente successivi alla caduta definitiva di Napoleone.
L'interpretazione della testa animale come tigre assume particolare forza se inserita nel linguaggio politico e satirico dell'epoca. Napoleone era infatti rappresentato, nella pubblicistica anti-bonapartista del 1814-1815, come una figura ferina e minacciosa; la ricerca di Callataÿ e Forestier ha individuato una serie di immagini contemporanee nelle quali l'ex imperatore viene esplicitamente associato alla tigre. Il significato della contromarca sarebbe dunque quello di trasformare simbolicamente l'immagine dell'imperatore: la tigre feroce è stata sconfitta e ora è in gabbia.
In quest'ottica, anche il secondo punzone assume un valore tutt'altro che casuale. Il piccolo marchio rettangolare, impresso direttamente sull'occhio di Napoleone, costituisce una vera e propria mutilazione intenzionale del ritratto. La combinazione dei due interventi sembra pertanto configurare un'azione simbolica coerente: non una normale contromarca destinata a indicare valore, peso o provenienza della moneta, bensì un atto di ostilità politica rivolto direttamente contro l'immagine del sovrano.
È proprio questa associazione fra la testa dell'animale e il punzone sull'occhio che ha portato gli studiosi a parlare di una sorta di damnatio memoriae moderna, o più precisamente di marque d'exécration: un gesto di esecrazione attraverso il quale l'effigie ufficiale di Napoleone veniva deliberatamente deturpata. La moneta, normalmente strumento di diffusione dell'immagine e dell'autorità del sovrano, veniva così trasformata nel suo opposto: un piccolo supporto di propaganda anti-napoleonica.
Quest'ultima è stata per lungo tempo interpretata come una testa di gufo o di civetta, lettura resa comprensibile dalla particolare conformazione del punzone, caratterizzato da grandi occhi circolari e da una struttura frontale che, osservata isolatamente, può effettivamente richiamare quella di un rapace notturno. La moderna ricerca numismatica ha tuttavia proposto una diversa e assai più convincente identificazione: quella di una testa di tigre.
Il punto di riferimento fondamentale è lo studio di François de Callataÿ e Jean-Baptiste Forestier, Les contremarques au tigre sur les monnaies napoléoniennes, pubblicato nella Revue Numismatique, 160 (2004), pp. 343-358. Gli autori hanno censito 47 esemplari e hanno dimostrato che la contromarca, lungi dall'essere una manipolazione moderna o una curiosità di epoca successiva, appartiene al clima politico del 1815, negli anni immediatamente successivi alla caduta definitiva di Napoleone.
L'interpretazione della testa animale come tigre assume particolare forza se inserita nel linguaggio politico e satirico dell'epoca. Napoleone era infatti rappresentato, nella pubblicistica anti-bonapartista del 1814-1815, come una figura ferina e minacciosa; la ricerca di Callataÿ e Forestier ha individuato una serie di immagini contemporanee nelle quali l'ex imperatore viene esplicitamente associato alla tigre. Il significato della contromarca sarebbe dunque quello di trasformare simbolicamente l'immagine dell'imperatore: la tigre feroce è stata sconfitta e ora è in gabbia.
In quest'ottica, anche il secondo punzone assume un valore tutt'altro che casuale. Il piccolo marchio rettangolare, impresso direttamente sull'occhio di Napoleone, costituisce una vera e propria mutilazione intenzionale del ritratto. La combinazione dei due interventi sembra pertanto configurare un'azione simbolica coerente: non una normale contromarca destinata a indicare valore, peso o provenienza della moneta, bensì un atto di ostilità politica rivolto direttamente contro l'immagine del sovrano.
È proprio questa associazione fra la testa dell'animale e il punzone sull'occhio che ha portato gli studiosi a parlare di una sorta di damnatio memoriae moderna, o più precisamente di marque d'exécration: un gesto di esecrazione attraverso il quale l'effigie ufficiale di Napoleone veniva deliberatamente deturpata. La moneta, normalmente strumento di diffusione dell'immagine e dell'autorità del sovrano, veniva così trasformata nel suo opposto: un piccolo supporto di propaganda anti-napoleonica.
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