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867 - Scio. Filippo Maria Visconti (1421-1436), Duca di Milano e Signore di Genova. Ducato al tipo veneto. Schl. tav. XIV, 14; Gamb. III 398. AU. 3.54 g. 20 mm. BB+.

868 - Tassarolo. Livia Centurioni Oltremarini (1616,1688), moglie di Filippo Spinola. Luigino 1666. CNI 3/4 e 6/10; Camm. 366; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 995. AG. 1.98 g. 21.5 mm. Bel BB.

869 - Trieste. Arlongo dé Visgoni (1254-1280). Denaro. MIR (Triv., Istria, Dalm. ed Alb.) 289; Bernardi pag. 82; MEC 12, 955. AG. 0.87 g. 21.5 mm. R. Graffietti al rovescio. BB.

871 - Urbino. Guidobaldo II della Rovere (1538-1574). Soldo o baiocchetto. CNI tav. XXIX, 4; Cav. 127. AG. 0.29 g. 14.5 mm. Tondello irregolare. BB.

879 - Venezia. Monetazione anonima per la città di Venezia e tutto il dominio. Bezzo da 6 bagattino o bezzone. Paol. 734. AE. 2.55 g. 22.5 mm. BB.

881 - Venezia. Alvise III Mocenigo (1722-1732). Zecchino. CNI tav. XXX, 8; Paol. 7; Fried. 1379. AU. 3.49 g. 21.5 mm. Graffietti nel campo. Bel BB/qSPL.

882 - Venezia. Pietro Grimani (1741-1752). Quarto di ducato, sigle A B, Alvise Barbaro massaro. CNI tav. XXVIII, 9; Paol. 21. AG. 5.55 g. 29.5 mm. Debolezza di conio. BB.

883 - Venezia. Ludovico Manin (1789-1797). Zecchino. CNI tav. XXXVI, 8; Paol. 14; Fried. 1445. AU. 3.44 g. 20 mm. Tondello irregolare. Fondi lucenti. SPL+.

884 - Venezia. Imitativo della Spezieria Alla Testa d'Oro. Tappo di teriaca prodotto nell'Est Europa ad imitazione di quelli veneziani. U. Klein. 'Von Paradies zu Paradies: Theriak und Theriak-Kapseln,' SM 218 (June 2005), 38-41, figs. 3, 9, 11. PB. 20.72 g. 41 mm. Di grande modulo. In ottima conservazione per la tipologia. SPL. Gli emblemi e i marchi commerciali delle diverse farmacie o spezierie veneziane autorizzate alla produzione della teriaca che avevano il compito di documentare la provenienza del prodotto garantendone al tempo stesso la qualità, furono istituiti negli anni Settanta del XVI sec. per ordine del Doge, il quale dava esecuzione ad un provvedimento varato dalla magistratura competente in fatto di previdenza sanitaria. Tra questi marchi quello della Testa d’Oro (ad signum capitis aurei) indicava una delle farmacie più note ed apprezzate a Venezia e a livello europeo. Il marchio imitava l’effigie imperiale coniata sulle monete romane, ossia la testa coronata d’alloro di un uomo di profilo, che troviamo rivolto verso sinistra nelle insegne dell'epoca mentre, nei coperchi dei contenitori di piombo nei quali il farmaco era dispensato dalla farmacia, è rivolto verso destra. La legenda con lettere d'invenzione e l'incongruità dello stile della testa con gli originali veneziani, consentono di identificare l'oggetto come una imitazione coeva, attestata nell'Europa dell'Est. Il ritratto rimanda chiaramente alle raffigurazioni di sovrani europei del XVII e XVIII secolo.

886 - Viterbo. Sede Vacante (1268-1271), Camerlengo Pietro di Montebruno. Denaro paparino. CNI 6, tav. XIX, 20; M. 2; Berm. 164. MI. 0.57 g. 16 mm. BB.