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Lot # 5 - Monete Greche e Puniche (shipping only in Italy). EGITTO - TOLOMEO II (285-246 a.C.) - Mnaieion o ottodramma in nome di Arsinoe II. Emissione coniata sotto Tolomeo II, circa 252-250 a.C. Alessandria.in oro27,72 gr. - Diam. 27,00 mm.Dritto: Testa velata e diademata a destra; sulla sinistra, nel campo, la lettera K; - Rovescio: doppia cornucopia ornata da nastri. Svoronos 475ε. CPE 390. Di buona qualità, con metallo ancora lucente. m.BB/q.SPL  Shipping only in Italy. Arsinoe II, nata nel 316 a.C. da Tolomeo I e Berenice I, visse fin dall’adolescenza al centro delle dinamiche politiche del mondo ellenistico. Ancora giovanissima fu data in moglie a Lisimaco, re di Tracia, e successivamente unita al fratellastro Tolomeo Cerauno, figura nota per la sua violenza. Il rapporto con quest’ultimo degenerò rapidamente: coinvolta in una congiura, Arsinoe fu costretta ad abbandonare la scena politica intorno al 280 a.C. e a rifugiarsi in Egitto, allora sotto il controllo del fratello minore Tolomeo II. Dotata di grande carisma, intelligenza e abilità politica, Arsinoe esercitò una forte influenza su Tolomeo II. Dopo l’eliminazione della sua precedente consorte, accusata di infedeltà, il sovrano sposò Arsinoe, verosimilmente intorno al 276 a.C. Sebbene il matrimonio tra fratelli fosse una pratica consolidata nella tradizione faraonica, esso risultava eccezionale per il mondo greco, dove era riservato esclusivamente alle divinità: proprio per questo l’unione contribuì a rafforzare l’ideologia della regalità divina dei Tolomei. Pur mostrando talvolta un notevole cinismo politico, Arsinoe si rivelò una sovrana energica e competente, partecipando attivamente al governo e assumendo un ruolo di primo piano nella gestione della politica estera egiziana. Alla sua morte, databile al 270 o al 268 a.C., le furono tributati onori divini completi, accompagnati da una vasta emissione di monete d’oro che ne raffigurano il volto coperto da un velo. Il piccolo corno d’ariete che affiora dal velo allude esplicitamente alla sua divinizzazione, richiamando il simbolismo del corno di Ammone associato alle immagini di Alessandro divinizzato.
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Lot # 6 - Monete Greche e Puniche (shipping only in Italy). EGITTO - TOLOMEO II (285-246 a.C.) - Mnaieion o ottodramma in nome di Arsinoe II. Emissione postuma da Tolomeo V a Tolomeo VIII, post 193/2 a.C., Alessandria.27,90 gr. - Diam. 29,00 mm.Dritto: Testa velata e diademata a destra; sulla sinistra, nel campo, la lettera K; - Rovescio: Doppia cornucopia ornata da nastri. Svoronos 1498. SNG Copenhagen 322. Bellissimo esemplare dagli alti rilievi e con lieve patina rossiccia. SPL. Shipping only in Italy. È stata avanzata l’ipotesi che i mnaieion di tipo K prodotti nel periodo compreso tra i regni di Tolomeo VI e Tolomeo VIII presentino un’immagine volutamente dissimulata di Cleopatra II, sorella e successivamente consorte di entrambi i sovrani. In questa prospettiva, la lettera K collocata dietro il capo potrebbe alludere al nome di Cleopatra. Nelle emissioni originarie di Tolomeo II e III, che funsero da modello per le serie successive, la K costituiva infatti una delle lettere impiegate per identificare i conii del dritto. È comunque evidente che il volto raffigurato su queste emissioni più tarde si discosta notevolmente dalle sembianze di Arsinoe II, come appaiono nelle monete d’oro più prossime alla sua epoca. Al di là dell’effettiva presenza o meno di ritratti di personaggi contemporanei, resta un dato storico incontrovertibile: nelle fasi finali della dinastia tolemaica, il potere reale fu esercitato prevalentemente da figure femminili, culminando con l’ascesa di Cleopatra VII, ultima e forse la più celebre tra esse.
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Lot # 13 - Monete Greche e Puniche (shipping only in Italy). MACEDONIA – ALESSANDRO MAGNO (336-323 a.C.) - Statere. Emissione sotto Balakros o Menes, circa 332-327 a.C., Tarso.in oro8,57 gr. - Diam. 15,90/16,80 mm.Dritto: Testa di Atena a destra con elmo corinzio; - Rovescio: Nike stante a sinistra, tiene una corona nella mano destra; kerykeion (caduceo) sotto l'ala nel campo a destra. Price 3458 (Sidone). Colpo al ciglio del /R. BB/SPL  Shipping only in Italy. In un primo momento Newell assegnò questo gruppo monetale alla zecca di Sidone, includendolo tra otto emissioni di stateri (oltre a due distateri) accomunate dall’assenza di firma o data di zecca, elementi invece presenti nella quasi totalità delle altre coniazioni di sidone. Successivamente lo stesso Newell mise in discussione tale attribuzione, avanzando l’ipotesi che queste emissioni potessero provenire da una zecca più antica situata nell’area di Damasco, come ricordato anche da G. F. Hill (JHS 43, 1923, p. 159). Anche Price, pur continuando formalmente a seguire la proposta originaria di Newell, espresse riserve significative sulla sua attendibilità (Price, p. 436). Un riesame complessivo della questione è stato condotto da Le Rider nella sua recente sintesi sulla monetazione di Alessandro Magno (Alexander the Great: Coinage, Finances, and Policy, Philadelphia 2007). Ripercorrendo il dibattito precedente e integrando dati emersi da studi più recenti, Le Rider sostiene in modo argomentato che queste otto emissioni auree debbano essere attribuite non a Sidone, bensì alla zecca di Tarso, dove costituirebbero le prime coniazioni di stateri di tipo alessandrino (pp. 134–139). Questa nuova attribuzione modifica in modo sostanziale il valore storico delle emissioni. È opinione diffusa che Alessandro abbia dato avvio alla produzione delle sue nuove tipologie monetali poco dopo la presa di Tarso nel 333 a.C. Proprio in virtù del ruolo centrale di questa città, e sulla base delle evidenze allora disponibili, Newell aveva inizialmente assegnato a Tarso un ampio numero di stateri del primo periodo alessandrino (E. T. Newell, “Tarsos under Alexander”, AJN 52, 1918). Studi successivi, tuttavia, hanno ricollocato quasi tutte queste emissioni in ambito macedone (cfr. Price, p. 371; Troxell, Studies, pp. 99–110). La riassegnazione delle otto emissioni precedentemente attribuite a Sidone colma dunque un vuoto significativo nella documentazione aurea di Tarso, identificandole non solo come le prime coniazioni alessandrine della zecca, ma probabilmente come le prime emissioni di stateri di Alessandro Magno in assoluto.
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Lot # 16 - Monete dell'Impero Romano (shipping only in Italy). AUGUSTO (27 a.C. - 14 d.C.) – Denario, Lugdunum (Lione).in argento3,81 gr. - Diam. 19,00 mm.Dritto: Testa nuda a destra; - Rovescio: Toro che carica a testa bassa verso destra. In esergo IMP. X. RIC 166a. Gradevole esemplare. Bel BB. Shipping only in Italy. Le numerose emissioni delle cosiddette “monete col toro” di Augusto, coniate nella zecca gallica di Lugdunum, appartengono a una fase di forte affermazione e consolidamento del nuovo regime. La scelta del toro non è casuale: si tratta di un richiamo visivo alla città di Thurio, in Lucania, con la quale la famiglia di Ottaviano vantava un legame significativo. Nel 60 a.C., mentre ricopriva la carica di pretore, il padre di Ottaviano, Gaio Ottavio, guidò con successo le truppe romane contro una rivolta di schiavi scoppiata nei pressi della città. È probabile che, per celebrare questa vittoria, egli attribuisse al figlio, allora di appena tre anni, il cognomen Thurinus, esplicito riferimento alla città. La morte prematura di Gaio Ottavio, avvenuta l’anno successivo, portò il giovane Ottaviano ad abbandonare presto questo cognomen. Tuttavia, una volta giunto al potere, Augusto recuperò quel ricordo familiare in modo più sottile e simbolico, inserendo nella propria immagine pubblica il toro in carica: lo stesso tipo iconografico utilizzato da Thurio nella sua monetazione greca dei secoli precedenti. In questo modo, un episodio della storia personale e familiare veniva trasformato in un elemento della propaganda imperiale.
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Lot # 18 - Monete dell'Impero Romano (shipping only in Italy). ELIO (AELIUS), come Cesare (137) – Aureo, s.d., Roma.in oro7,20 gr. - Diam. 17,80/19,20 mm.Dritto: Testa nuda a destra; - Rovescio: La Concordia seduta in trono a sinistra, tiene una patera nella mano destra protesa; il braccio sinistro riposa su cornucopia. In esergo CONCORD. RIC 443. Calicó 1444. Raro. Di eccezionale conservazione! q.FDC. Shipping only in Italy.  Negli ultimi anni della sua vita, segnati da gravi difficoltà fisiche, Adriano fu costretto ad affrontare il delicato problema della successione imperiale. Nel 136 d.C. la sua scelta ricadde su Lucio Ceionio Commodo, console in carica in quell’anno, che assunse il nome di Lucio Elio Cesare. Si trattava però di un personaggio privo di una solida esperienza sia in ambito militare sia in quello amministrativo; per questo motivo gli vennero attribuiti i poteri tribunizi e fu inviato lungo il confine danubiano, con l’incarico di governare la Pannonia. Il progetto dinastico di Adriano non ebbe tuttavia il tempo di realizzarsi. Elio morì prematuramente nel 138 d.C., lasciando ancora una volta l’imperatore, ormai gravemente malato, senza un erede designato. La sua nomina aveva già suscitato perplessità e malumori, alimentati anche dallo scandalo esploso alcuni anni prima, nel 130 d.C., quando Adriano aveva promosso l’istituzione di un culto e l’emissione di monete in onore di Antinoo, il giovane favorito dell’imperatore, morto annegato nel Nilo durante un viaggio ufficiale. In questo clima di sospetto, si diffuse l’idea che la scelta di Elio fosse avvenuta contro il parere generale e fosse motivata unicamente dal suo aspetto avvenente. Alcuni studiosi del passato arrivarono persino a ipotizzare, come fece Carcopino, che Elio fosse un figlio naturale di Adriano, ma tale interpretazione è stata in seguito ampiamente confutata. È più verosimile che Elio avesse conquistato la stima dell’imperatore grazie alla sua formazione culturale e alla raffinatezza dei suoi interessi, in sintonia con l’attenzione di Adriano per le arti e la vita intellettuale. Dopo la sua scomparsa, Adriano adottò Aurelio Antonino, destinato a diventare imperatore con il nome di Antonino Pio, imponendogli però l’obbligo di adottare a sua volta Marco Aurelio, figlio di Elio e pronipote adottivo dello stesso Adriano, assicurando così la continuità dinastica.
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Lot # 21 - Monete Bizantine e monete Barbariche (shipping only in Italy). EMISSIONE DI ATTRIBUZIONE INCERTA A NOME DI GIUSTINIANO – Tremisse.in oro1,45 gr. - Diam. 16,00 mm.Dritto: Busto diademato, corazzato, e drappeggiato a destra; - Rovescio: la Vittoria stante di fronte con una corona nella mano destra ed un globo crucigero nella mano sinistra. Sear 145. DOC 19/2. Gradevole esemplare, di bello stile, per lievi varianti nel ritratto e nella legenda a nostro avviso è da considerarsi di emissione imitativa longobarda. bello SPL. Shipping only in Italy. Quando i Longobardi penetrarono in Italia dopo il 568 d.C. non disponevano di una tradizione monetaria autonoma paragonabile a quella romana o bizantina. Come sottolineato più volte da Ermanno Arslan, la monetazione non costituiva per i Longobardi un elemento strutturale dell’organizzazione statale, bensì uno strumento pragmatico, adottato solo nella misura in cui risultava funzionale all’inserimento nel sistema economico e simbolico mediterraneo. Di conseguenza, nei primi decenni di presenza sul territorio italico, le coniazioni auree longobarde si configurarono prevalentemente come imitazioni, più o meno fedeli, dei tremissi bizantini allora in circolazione. Indicativa di questa iniziale assenza di una piena “cultura monetaria” è la produzione precedente all’ingresso in Italia, realizzata da artigiani orafi longobardi attivi in area pannonica. Tali esemplari, spesso di stile fortemente stilizzato, sembrano rispondere a una funzione essenzialmente ornamentale e simbolica piuttosto che propriamente monetaria: tremissi o pseudo-tremissi venivano infatti utilizzati come elementi decorativi per monili, gioielli e collane, inserendosi in un contesto culturale in cui il valore del metallo e il prestigio dell’immagine prevalevano sull’uso economico della moneta. Arslan ha opportunamente evidenziato come questa produzione non debba essere interpretata in termini di “decadenza” artistica, bensì come espressione di un diverso rapporto con l’oggetto monetale. Le imitazioni longobarde riproducono prevalentemente tipologie imperiali di età giustinianea e post-giustinianea, con il busto dell’imperatore al diritto e la figura della Vittoria al rovescio. Tuttavia le legende risultano spesso corrotte, frammentarie o del tutto prive di significato, fenomeno che riflette una conoscenza imperfetta del latino e, più in generale, una comprensione limitata del valore comunicativo della scrittura monetale. Tale produzione si colloca pienamente in quella che la storiografia numismatica definisce fase “pseudo-imperiale”: nonostante il progressivo consolidamento del dominio longobardo su ampie aree dell’Italia settentrionale e centrale, i modelli monetari bizantini continuarono a essere accettati e riprodotti in quanto depositari di un’autorità economica e simbolica universalmente riconosciuta. Nell’esemplare qui proposto ci troviamo tuttavia di fronte a un’imitazione caratterizzata da uno stile artisticamente elevato, che si distingue nettamente dalle produzioni più grossolane o meramente ornamentali. Le varianti iconografiche nel ritratto imperiale, unite a una maggiore coerenza compositiva, consentono di interpretarlo come prodotto di un’officina longobarda ormai inserita nel contesto italico, e non più riconducibile alle fasi pannoniche precedenti. In tal senso risultano particolarmente significativi i confronti stilistici con il celebre tremisse rinvenuto nel Castrum di Castelseprio, scoperto nel pozzo di drenaggio scavato in prossimità dell’abside della chiesa di San Giovanni Evangelista. Tale esemplare secondo gli studiosi è riconducibile agli ultimi decenni del VI secolo.
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