Italia Meridionale. Enrico VI di Svevia (1194-1197). Denaro, Messina o Brindisi. D/ Aquila di fronte con testa volta a sinistra. R/ Croce patente. Sp. 25; Travaini 1993 2; D'Andrea 35. 0.56 g. 15.5 mm. RRRR. Moneta della più grande rarità, pochissimi gli esemplari noti: lo Sphar riporta la tipologia ma non presenta foto, il CNI censisce un solo esemplare nella collezione reale. BB.
Esemplare pubblicato nella collana di studi numismatici EOS 2010, nell'articolo 'I Denari di Enrico VI e varianti inedite'.
Dopo la prematura morte di Tancredi e il brevissimo regno del giovane Guglielmo III, il 25 dicembre del 1194 Enrico viene incoronato Re nella cattedrale di Palermo. Da un punto di vista della storia monetaria Enrico continuò a coniare i tarì con le stesse caratteristiche tipologiche e con la stessa lega degli esemplari normanni mentre riformò la monetazione in biglione. La moneta qui proposta sarebbe uno dei pochi esemplari che non nominano in legenda l'autorità emittente della moglie Costanza. Visti i violenti stravolgimenti nel regno e la tipologia monetale che spesso reca varianti e ribattiture si pensa che essa possa essere stata un errore degli incisori della zecca (spesso ignari del significato economico e politico dei conii) o, in alternativa, un esperimento di brevissima durata che vedeva l'attribuzione della moneta alla sola autorità di Enrico.
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