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Lot # 136 - Regno di Napoli. CARLO I D'ANGIO' (1266 - 1285) - Saluto d'oro, s.d., Napoli.in oro4,36 gr. - Diam. 22,50 mm.Diritto: Stemma bipartito di Francia e Gerusalemme sormontato da crescente di luna e circondato da stelle e rosette alternate; - Rovescio: l'annunciazione della Vergine; interposta, una pianta di giglio. Pannuti-Riccio 1. MIR 18. Molto raro. Bell'esemplare. SPL/FDC.  Alla fine del XIII secolo, precisamente nel 1278, Carlo d’Angiò decise di adottare per il Saluto d’oro una rappresentazione sacra di grande impatto visivo: l’Annunciazione. Questa scelta diede vita a una delle immagini più affascinanti dell’intera monetazione italiana del Medioevo. Per la produzione del nuovo conio furono impiegati gli artigiani della zecca di Brindisi, già noti per aver realizzato, qualche tempo prima, i celebri Augustali voluti da Federico II di Svevia. Le fonti riportano che il sovrano seguì da vicino il progetto, arrivando a visionare personalmente i primi modelli della moneta. Le testimonianze coeve raccontano che Carlo rimase immediatamente colpito dalla proposta ideata dal pittore di corte Giovanni Fortino, nonostante tra i due non mancassero frequenti divergenze sul piano artistico e stilistico. Al rovescio è raffigurato l’Arcangelo Gabriele nell’atto di annunciare a Maria la futura nascita di Gesù, il Salvatore. L’inserimento di questa scena riflette la profonda devozione mariana tipica del Medioevo, e in particolare dell’età gotica. Il re impose inoltre che la composizione fosse studiata in modo tale da mantenere sempre la stessa posizione una volta ruotata la moneta: un accorgimento che segnò l’introduzione dell’asse fisso nella monetazione dell’Europa occidentale.
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Lot # 144 - Repubblica Napoletana (1799). 12 Carlini, anno VII, Napoli.in argento27,46 gr. - Diam. 39,70 mm.Dritto: a Libertà stante, volta a sinistra con asta sormontata da berretto frigio nella mano destra, la sinistra poggiata su fascio littorio con scure posta all'esterno e legatura a X; - Rovescio: Iscrizione entro due rami di quercia incrociati. Pannuti-Riccio 1. MIR 413. Gigante 1a. Rara. Usuali debolezze e difetti di conio. Gradevole esemplare. m.BB.    Nel gennaio del 1799, a seguito dell’ingresso delle truppe francesi a Napoli e dell’abbandono della capitale da parte di Ferdinando IV di Borbone, rifugiatosi a Palermo, venne istituita la Repubblica Napoletana. L’esercito francese, comandato dal generale Jean-Étienne Championnet, favorì la nascita del nuovo governo repubblicano, che si ispirava ai principi illuministici di libertà, uguaglianza e sovranità popolare, direttamente derivati dall’esperienza della Rivoluzione francese. Nota anche come Repubblica Partenopea, essa fu sostenuta soprattutto da intellettuali, giuristi e settori della borghesia cittadina, ma faticò a ottenere un consenso diffuso tra le masse popolari. L’esperienza repubblicana ebbe vita breve: dopo circa cinque mesi, nel giugno del 1799, le forze fedeli alla monarchia riuscirono a riconquistare la città. L’azione controrivoluzionaria fu guidata dal cardinale Fabrizio Ruffo, alla testa dell’armata sanfedista, con il decisivo sostegno della flotta britannica, nella quale ebbe un ruolo centrale l’ammiraglio Horatio Nelson. Al rientro sul trono, Ferdinando IV diede avvio a una dura repressione politica, che colpì duramente i protagonisti della stagione repubblicana: numerosi esponenti di primo piano, tra cui Mario Pagano e Domenico Cirillo, furono messi a morte, segnando tragicamente la fine di uno dei più significativi tentativi di rinnovamento politico del Mezzogiorno alla fine del XVIII secolo.
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Lot # 146 - Regno delle Due Sicilie. GIOACCHINO MURAT (1808 - 1815) – Piastra da dodici carlini 1810, Napoli.in argento27,40 gr. - Diam. 39,00 mm.Dritto: Testa nuda a sinistra; - Rovescio: Iscrizione tra un ramo d'ulivo ed uno stelo di grano con spighe, legati in basso con fiocco. Pannuti-Riccio 1. MIR 434/1. Gigante 2c. Raro. BB.  Gioacchino Murat salì al trono del Regno di Napoli nel 1808, succedendo a Giuseppe Napoleone Bonaparte. Militare di grande fama e figura carismatica, cercò di consolidare la propria autorità e di radicarsi nel contesto napoletano, proseguendo il programma di riforme avviato dal predecessore. Durante il suo regno furono rafforzate le trasformazioni amministrative e istituzionali di impronta napoleonica: vennero confermate l’abolizione della feudalità, la riorganizzazione della giustizia e il potenziamento della burocrazia statale. Murat promosse anche interventi in campo economico e infrastrutturale, mirando a migliorare le comunicazioni, sostenere il commercio e rendere più efficiente l’apparato produttivo del Regno. Negli ultimi anni di regno cercò di affermare una maggiore autonomia dalla Francia e di legittimarsi come sovrano indipendente, promuovendo l’idea di un’unità italiana, espressa nel Proclama di Rimini del 1815. La caduta dell’Impero napoleonico segnò però la fine del suo regno: sconfitto, Murat fu catturato e giustiziato nello stesso anno. Nonostante l’esito tragico, il suo governo lasciò un’eredità significativa nel processo di rinnovamento politico e amministrativo del Regno di Napoli.
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Lot # 153 - Ducato di Parma e Piacenza. RANUCCIO II FARNESE (1646 - 1694) - Doppia 1690, Parma.in oro6,66 gr. - Diam. 24,50 mm.Dritto: Testa nuda a sinistra; - Rovescio: Eolo, dio greco dei venti, soffia verso sinistra spazzando le nubi. MIR manca. CNI manca. Data inedita. Della massima rarità. Lieve decentratura al /R. BB.  “Pellit et attrahit”, ovvero “spinge e trascina”: è questa la suggestiva legenda che caratterizza la rara doppia del vento di Ranuccio II Farnese, una delle emissioni più affascinanti realizzate dalla zecca di Parma nel XVII secolo. Il suo modello iconografico affonda le radici nella tradizione farnesiana, ispirandosi a una celebre moneta fatta coniare dal predecessore Ranuccio I per la zecca di Piacenza. Come ricorda Mario Traina nel volume Il linguaggio delle monete, Ranuccio I, succeduto al padre Alessandro impegnato nelle campagne militari nelle Fiandre, scelse di rappresentare sulle proprie monete l’allegoria di Eolo che soffia contro le nubi, respingendole e trascinandole lontano. Un’immagine di grande forza simbolica, concepita per evocare la determinazione e il coraggio necessari a difendere il futuro del Ducato, virtù che il giovane duca intendeva idealmente raccogliere in eredità dal padre. Seguendo la medesima linea allegorica, anche Ranuccio II adottò questa potente iconografia, affidandone l’esecuzione allo zecchiere Giovanni Gualtieri, le cui iniziali compaiono al diritto ai lati della data. Di questa rarissima tipologia sono oggi noti soltanto pochissimi esemplari, tutti datati 1692 (rif. MIR 1030). Il millesimo 1690 qui presentato compare per la prima volta sul mercato e deve pertanto considerarsi inedito e mai repertoriato. Il Corpus Nummorum Italicorum segnala inoltre l’esistenza di una prova in rame datata 1688 (rif. CNI 19), della quale tuttavia non si conoscono esemplari giunti fino a noi, a ulteriore riprova che i coni della moneta erano già stati predisposti e ufficialmente completati ben prima del 1690. A parte la lieve decentratura al /R, l'esemplare si presenta in ottimo stato conservativo, con rilievi nitidi e senza difetti deturpanti.
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Lot # 154 - Ducato di Parma e Piacenza. Giuseppe Cervi, Medico (1663 - 1748) – Medaglia, s.d., Parma.in bronzo117,36 gr. - Diam. 67,50 mm.Dritto: Busto paludato con parrucca, volto a sinistra; - Rovescio: Torre sovrastata da due corone reali entro corona di alloro intrecciata con due serpenti. Opus. Ottone Hamerani. Forrer II 408. Rizzini 1199. Molto rara. Colpetto al bordo, ma esemplare dagli alti rilievi e dal metallo lucente. SPL.  La raffigurazione allegorica del rovescio di questa rara medaglia allude all’incarico di protomedico di Castiglia ricoperto da Giuseppe Cervi presso la corte di Spagna, una delle più alte dignità sanitarie del regno, riservata a medici di riconosciuto prestigio scientifico e istituzionale. Le due corone regali rimandano simbolicamente alla tutela della salute dei sovrani Filippo V di Borbone ed Elisabetta Farnese, sottolineando il ruolo di Cervi quale garante del benessere fisico della coppia reale. La torre, elemento araldico tradizionalmente associato al Regno di Castiglia, allude invece all’altra importante funzione da lui esercitata a corte, quella di Consigliere del Regno, evidenziando non solo il suo inserimento nei più alti livelli dell’amministrazione statale, ma anche il riconoscimento del valore politico e intellettuale della sua opera. L’elaborazione iconografica e la raffinata resa formale dell’allegoria sono riconducibili all’opera di Ottone Hamerani, esponente di spicco della celebre dinastia romana di incisori attiva tra XVII e XVIII secolo. Figlio di Giovanni Martino Hamerani, Ottone si distinse per l’eleganza del tratto, la chiarezza compositiva e l’uso colto del linguaggio simbolico, qualità che lo resero uno degli incisori prediletti dagli ambienti curiali e dalle élite europee. La sua produzione, spesso legata a medaglie celebrative e commemorative, rivela una profonda conoscenza della tradizione classica e della retorica allegorica barocca, impiegata qui per esaltare il prestigio professionale e istituzionale di Cervi nel contesto della monarchia spagnola del primo Settecento.
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Lot # 158 - Baronia di Retegno. ANTONIO TEODORO TRIVULZIO (1676 - 1678) - Doppio Filippo 1676, Retegno.in argento55,33 gr. - Diam. 49,00 mm.Dritto: Busto drappeggiato e corazzato a destra; - Rovescio: Stemma con busto coronato a tre facce all'interno di una cornice ornata sostenuta da cherubini alati. MIR 899/1. CNI 14. Davenport 4135. Raro. Di bel modulo, ampio e regolare, privo di fratture. BB/SPL.  Il piccolo borgo di Retegno entrò a far parte del dominio della famiglia Trivulzio il 2 gennaio 1654, grazie al celebre “Diploma di Ratisbona”. Con questo atto, l’imperatore Ferdinando III volle premiare i meriti del Cardinale Gian Giacomo Teodoro Trivulzio, concedendogli Retegno e il vicino villaggio di Bettola come baronia imperiale. Oltre a ciò, gli fu riconosciuto il titolo di principe e il privilegio di coniare moneta, allora definito con l’espressione “facoltà di punzone e crogiolo”. I Trivulzio erano una delle famiglie nobili milanesi più antiche, con radici che risalivano al XII secolo. Nel Cinquecento vantavano un’incredibile serie di possedimenti e titoli. Il Cardinale decise di affidare la progettazione della zecca di Retegno all’architetto Leon Battista Barattieri, tra i più rinomati del tempo, e una volta conclusa iniziò a coniare monete nel 1676. Gli zecchieri e gli incisori che vi lavorarono contribuirono a diffondere il nome di Retegno in tutto il mondo. Tra questi, spicca Giovanni Battista Brusasorzi, attivo tra il 1676 e il 1682, le cui incisioni artistiche riportano, sul petto, il Collare del Toson d’Oro e, nel giro della moneta, la data 1676, testimoniando l’abilità e la fama raggiunta dagli artigiani di Retegno.
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Lot # 170 - Repubblica di Venezia. NICOLO' TRON, doge LXVIII (1471 - 1473) - Lira da 20 soldi, II tipo, detta "Lira Tron" o "Trono", con ramo d'edera.in argento6,38 gr. - Diam. 28,20 mm.Dritto: Busto a sinistra, con il corno dogale; sotto il busto, ramo d'edera con tre foglie; - Rovescio: Leone in soldo entro corona. Montenegro 193. Paolucci 2. CNI 26. Molto rara. Patina scura. Esemplare di ottima qualità. SPL.  Realizzata dall’orafo-incisore Antonello di Pietro, conosciuto come Antonello della Moneta, è considerata l’origine della prima “lira” battuta sul territorio italiano. Si trattava di una moneta in argento dal diametro di 28 millimetri, con un valore corrispondente a 240 denari veneziani e tra gli esemplari noti, come per altre tipologie del periodo, esistono piccole varianti con differenze nei dettagli grafici e nella punteggiatura. La sua introduzione segnò un momento di svolta nel tentativo di rendere più compatibili i sistemi monetari di una penisola politicamente frammentata, composta da molteplici Stati e domini, ciascuno con una propria circolazione monetaria. In una fase iniziale fu adottata unicamente come riferimento contabile per bilanci 36/e stime economiche, ma in seguito il Consiglio dei Dieci ne sancì l’uso come moneta legale. Grazie a questa decisione, la lira conobbe una diffusione significativa, assumendo progressivamente un ruolo che anticipava il concetto di moneta comune, tanto da circolare anche lungo le principali rotte commerciali che si spingevano fino ai mercati orientali.
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