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701 - Ancona. Repubblica Autonoma (Sec. XIII-XIV). Grosso agontano. D/ Croce patente. R/ San Ciriaco di fronte mitrato e nimbato regge pastorale con la sinistra e benedice con la destra. CNI tav. I, 4 al tipo 19/31; Villoresi 5. AG. 2.41 g. 22 mm. Patina iridescente. Tipologia con globetto su braccio della croce e trifoglio e stella in basso nel giro. SPL.

702 - Ancona. Repubblica Autonoma (Sec. XIII-XIV). Grosso agontano. D/ Croce patente. R/ San Ciriaco di fronte mitrato e nimbato regge pastorale con la sinistra e benedice con la destra. CNI tav. I, 4 al tipo 19/31 ; Villoresi 5. AG. 2.36 g. 22 mm. Tipologia con trifoglio in basso a sinistra nel giro. qSPL.

703 - Ancona. Clemente VII (1523-1534). Quattrino. D/ Stemma Medici sormontato da tiara e chiavi decussate. R/ San Pietro in piedi di fronte benedice con la mano destra e regge le chiavi legate con la sinistra. CNI 50; M. 100; Berm. 871; Villoresi 246. AG. 1.3 g. 21 mm. RR. Molto raro. Tondello leggermente ondulato. BB.

704 - Ancona. Repubblica Romana (1798-1799). Due baiocchi. D/ Fascio littorio eretto volto a destra; davanti, A; sotto, sigle A P (Andronico Perpenti incisore). R/ DVE BAIOC CHI entro corona di rami di quercia. CNI 1/2; M. 24; Bruni 4. CU. 14.9 g. 34.5 mm. R. Buona impronta e metallo ancora lucente. SPL. La zecca di San Severino sopperì insieme a quella di Macerata alla zecca di Ancona, non ancora pronta, per l'emissione di Alberetti repubblicani con il marchio di zecca A che il Bruni associò unicamente alla zecca di Ancona per analogia stilistica. (Paciaroni 2002, pp. 9-14).

705 - Arezzo. Repubblica di Firenze, seconda dominazione (1385-1530). Quattrino. D/ Croce patente. R/ Mezza figura di San Donato nimbato e mitrato di fronte volto a sinistra benedice con la destra e regge il pastorale con la sinistra. CNI 1; MIR (Toscana, zecche) 23. MI. 0.55 g. 16 mm. RR. Molto raro. BB.

706 - Arezzo. Repubblica di Firenze, seconda dominazione (1385-1530). Quattrino. D/ Croce ancorata. R/ San Donato di fronte, nimbato e mitrato benedice con la destra e regge pastorale con la sinistra. Cf. CNI 49/56; Cf. MIR (Toscana, zecche) 22. MI. 0.54 g. 17 mm. RR. Esemplare di estremo interesse e curiosità. Trattasi con ogni probabilità di una contraffazione coeva del quattrino emesso dalla repubblica di Firenze durante la dominazione di Arezzo. Lo stile della moneta, pur riconducibile a quello tardo gotico dei quattrini di II e III varietà, non è assimilabile a quello di un'emissione ufficiale in quanto a partire dalla lega molti sono gli elementi contrastanti come l'incertezza dello stile e l'assenza dei caratteristici gigli ai lati della croce. Per un confronto vedasi asta Artemide LII, 2019, lotto 473. BB.

707 - Bari. Ruggero II (1105-1154). Follaro 1148. D/ San Demetrio stante di fronte con corazza regge con la mano destra una spada e con la sinistra uno scudo. R/ Scritta cufica (Luglio 543 AH). Travaini 1995 247; MEC 14, 226; D'Andrea-Contreras (Normans) 138. AE. 1.48 g. 13 mm. R. Straordinaria conservazione per il tipo. SPL.

708 - Benevento. Adelchi (853-878) e Angilberga (853-875). Denaro. D/ Monogramma di Augustus. R/ AGV STA su due righe. CNI 51/54; MEC 1, 1118. AG. 0.9 g. 19 mm. RR. Molto raro. Mancanza marginale del tondello. BB+.

709 - Benevento. Sicardo (832-839). Denaro. D/ Monogramma di Sicardo disposto a croce. R/ Croce potenziata su tre gradini; ai lati, triangolini. CNI 26; MEC 1, 1111. AG. 1.24 g. 19 mm. RR. Tondello irregolare. Molto raro. BB+.

710 - Bologna. Niccolò Sanuti, nobile Bolognese (1407-1482). Medaglia c. 1482. D/ NICOLAVS SANVTVS EQVES DO CO SENATORQ(ue) BONON(iensis) I(n)TEGERIMVS. In un secondo giro interno OPVS SPERANDEI. Busto rivolto a destra con cappello a cupola piatta e veste fiorata. R/ Lunga iscrizione a spirale, che ricorda i suoi servizi alla città, la donazione di tutti i suoi beni a scopi pii e la sua morte il 26 giugno 1482; al centro Pellicano nell'atto della pietà. Hill-Pollard, Kress 127; Arm. I, 73, 40. AE. 284.6 g. 84 mm. Opus: Sperandio Mantovano. Fusione antica. qSPL. Significativa è la scena centrale del rovescio che vede il pellicano ferirsi per nutrire i suoi piccoli con il proprio sangue, un'immagine di sacrificio e amore materno, spesso usata anche come simbolo cristiano di Cristo che si sacrifica per l'umanità.

711 - Bologna. Clemente VII (1523-1534), Giulio De Medici. Lira. D/ San Petronio sopra armetta di Bologna inquartata. R/ EXCOLLATO / AERE DE REBVS / SACRIS ET PRO / PHANIS IN EGENO / RVM SVBSIDIVM / MDXXIX / BONONIA sopra cane accucciato a destra con torcia in bocca; sotto, foglia. CNI 24 (denominazione inesatta); M. 106 (denominazione inesatta); Berm. 876; Chim. 285. AG. 12.51 g. 36.5 mm. R. Molto raro. Alcune di queste lire furono coniate nel 1729 dai frati domenicani bolognesi per commemorare il bicentenario della prima emissione. SPL.

712 - Bologna. Governo Popolare (1796-1797). Scudo da 10 paoli 1796. D/ Stemma di Bologna con rami ai lati e sovrastato da testa e artigli di leone. R/ Mezza figura della Madonna con Bambino su nubi; sotto, la città di Bologna con cinta muraria rettilinea. CNI 16; Chim. 1187; Cassanelli 29. AG. 29 g. 38 mm. qSPL/SPL.

713 - Bologna. Governo Popolare (1796-1797). Scudo da 10 paoli 1797. D/ Stemma di Bologna con rami ai lati e sovrastato da testa e artigli di leone. R/ Mezza figura della Madonna con Bambino su nubi; sotto, la città di Bologna con cinta muraria rettilinea. CNI 44; Chim. 1189; Cassanelli 47. AG. 29 g. 38 mm. R. Patina di monetiere. SPL+/qFDC.

714 - Bologna. Governo Popolare (1796-1797). Scudo da 10 paoli 1797. D/ Stemma di Bologna con rami ai lati e sovrastato da testa e artigli di leone. R/ Mezza figura della Madonna con Bambino su nubi; sotto, la città di Bologna con cinta muraria rettilinea. CNI 37; Chim. -; Cassanelli 39. AG. 29.02 g. 38 mm. R. Di ottima conservazione per il tipo. Leggera patina iridescente. SPL+.

715 - Bologna. Leone XII (1823 - 1829), Annibale Sermattei della Genga. Mezzo baiocco romano 1824 A. I. D/ Stemma Della Genga sormontato da tiara e chiavi decussate. R/ MEZZO / BAIOCCO / ROM / 1824 in corona d'alloro. CNI 1; M. 15; Berm. 3257. CU. 5.77 g. 25 mm. qFDC/FDC.

716 - Cagliari. Ferdinando II d'Aragona (1479-1516). Cagliarese. D/ Busto coronato a sinistra. R/ Croce intersecante la legenda accantonata dalle lettere S O A O. CNI 20/33; Piras 1993 99; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 25. MI. 1.09 g. 17 mm. Rarissimo in questo stato di conservazione. Sicuramente uno dei migliori esemplari esitati di questa tipologia. SPL+.

717 - Cagliari. Carlo V d'Asburgo (1517-1556). Da tre reali. D/ Busto a destra coronato e corazzato; dietro, tre globetti (simbolo di valore). R/ Croce tricuspidata circondata da cornice quadrilobata ornata da decorazioni floreali. CNI 8/11; Piras 1993 103; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 103. AG. 8 g. 31 mm. RR. Molto raro. MB+/qBB.

718 - Cagliari. Filippo II di Spagna (1556-1598). Da 10 reali, sigle X C / A. D/ Busto corazzato a destra con corona obliqua. R/ Croce ornata accantonata da quattro bisanti. CNI 8/11; Piras 1993 119; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 40. AG. 27.4 g. 41 mm. R. Porosità del metallo. qBB/BB.

719 - Cagliari. Filippo V di Spagna (1700-1707). Scudo d'oro 1702. D/ Stemma d'Aragona in cartella coronata; sotto, nel giro, 1702. R/ Croce trifogliata con quattro fogliette al centro. CNI 4; Piras 171. MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 93/2; Fried. 145. AU. 3.21 g. 22 mm. R. Eccezionale esemplare con fondi a specchio. Come coniato. FDC.

720 - Campobasso. Nicola II di Monforte Conte (1461-1463). Denaro tornese. CNI 5/32 tav. XII, 10; D'Andrea-Andreani pp. 286/290; MIR (Italia merid.) 368/369 (ai tipi); Ruotolo al tipo A3 pag.113. MI. 0.88 g. 17 mm. RR. Di ottima conservazione per il tipo. Tipologia molto raro con lettera B maiuscola in legenda. Pochi esemplari censiti. SPL.

721 - Capua. Ruggero II (1105-1154). Follaro. D/ Santo Stefano orante di fronte. R/ Crescente lunare sormontata da croce; attorno, stelle. CNI 3/5; Travaini 1995 208; D'Andrea-Contreras (Normans) 144. AE. 2.03 g. 16 mm. RR. Di ottima conservazione per il tipo. Con cartellino di vecchia raccolta. Bel BB.

722 - Chivasso. Teodoro I Paleologo (1307-1338). Grosso al tipo di quello Veneziano. D/ San Martino, in piedi a destra, porge il vessillo al marchese stante a sinistra; lungo l'asta Ω Μ C h. R/ Il Redentore in trono; in alto, ai lati, IC XC. CNI tav. XVIII, 13; Gamb. III 423; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 378. AG. 1.78 g. 19 mm. RR. Molto raro e di buona conservazione per il tipo. Bel BB. Teodoro, sbarcato a Genova nel 1306, sposò Argentina Spinola figlia di Opicino Spinola. Lì prese parte alla lotta per la successione al marchesato che Manfredo IV di Saluzzo, assieme agli Acaja e a Carlo II d’Angiò gli contendevano. Sostenuto da Bisanzio Teodoro riuscì a riconquistare i territori sottrattigli dai signori piemontesi e nel 1310 ottenne l'investitura dall'imperatore Enrico VII di Lussemburgo.

723 - Ferrara. Alfonso I d'Este (1505-1534). Scudo d'oro del sole. D/ Stemma Este coronato. R/ La scena del Calvario con croce, lancia e asta con spugna. CNI 9/16; MIR (Emilia) 269; Fried. 269. AU. 3.37 g. 26 mm. Flan piacevolmente largo e regolare. Di ottima conservazione con metallo lucente. FDC. Encapsulated by Classical Coin Grading MS 64.

724 - Ferrara. Alfonso I d'Este (1505-1534). Testone o quarto. D/ Busto corazzato barbuto a sinistra. R/ Figura elmata e corazzata (forse Sansone), seduta e volta a sinista, tiene nella destra protesa una testa di leone dalla cui bocca escono otto api; davanti, ceppo o tronco d'albero con serpe attorcigliata. CNI 41 var; Bellesia 11/c. Rav. Mor. 4; MIR (Emilia) 271. AG. 9.28 g. 29 mm. RR. Bell'esemplare con patina riposata. Leggera porosità. qSPL.

725 - Ferrara. Ercole II d'Este (1534-1559). Scudo d'oro del sole. D/ Stemma Este; sopra, semicerchio formato di globetti a forma di corona. R/ La Maddalena abbraccia la croce, su cui sono appesi gli strumenti della passione. CNI 48/50; Bellesia 3; MIR (Emilia) 286/2. Fried. 270. AU. 3.11 g. 25 mm. R. SPL.

726 - Ferrara. Alfonso II d'Este (1559-1597). Scudo d'oro del sole. D/ Stemma Este coronato. R/ Croce ornata. CNI 81/91; MIR (Emilia) 305; Fried. 272. AU. 3.3 g. 24.5 mm. R. Flan piacevolmente largo ed integro. Di altissima conservazione. qFDC.

727 - Firenze. Repubblica (sec. XIII-1532). Fiorino di stella da 12 denari o 1 soldo, I serie ante 1260. D/ Il giglio di Firenze. R/ Mezzo busto di San Giovanni con nimbo liscio; con la destra alzata nell'atto di benedire e con la sinistra tiene asta terminante in croce. CNI 10/11; Bern. II 26/32; MIR (Firenze) 37. AG. 1.77 g. 20 mm. NC. Patina di monetiere con riflessi dorati. SPL.

728 - Firenze. Repubblica (Sec. XIII-1532). Fiorino d'oro IV serie, 1267-1303, simbolo martello, maestro di zecca sconosciuto. D/ Il Giglio di Firenze con due fiori. R/ San Giovanni barbuto e con nimbo perlato, in piedi di fronte, benedice con la destra e tiene con la sinistra lunga croce che entra nel giro della legenda; in alto, a sinistra, martello. CNI 634; Bern. II 265/268; MIR (Firenze) 4/56; Fried. 1. AU. 3.53 g. 20 mm. R. qSPL.

729 - Firenze. Repubblica (Sec. XIII-1532). Fiorino d'oro IV serie, 1267-1303, simbolo trifoglio, maestro di zecca sconosciuto. D/ Il Giglio di Firenze con due fiori. R/ San Giovanni barbuto e con nimbo perlato, in piedi di fronte, benedice con la destra e tiene con la sinistra lunga croce che entra nel giro della legenda; in alto, a sinistra, trifoglio con gambo. CNI 652; Bern. II 114/146; MIR (Firenze) 4/11; Fried. 1. AU. 3.5 g. 20 mm. RR. Tondello leggermente ondulato. Segnetti nel campo. Bel BB.

730 - Firenze. Repubblica (Sec. XIII-1532). Tessera mercantile, attribuita comunemente a Luca Salviati, XIV sec. D/ Monogramma a rappresentazione geometrica. R/ Monogramma a rappresentazione geometrica. Banti 155. AE. 1.89 g. 21 mm. Patina verde. Bel BB.

731 - Firenze. Repubblica (Sec. XIII-1532). Tessera mercantile, XIV-XV sec. D/ Chiavi decussate. R/ Monogramma sormontato da croce. Banti -. AE. 2.49 g. 23 mm. SPL.

732 - Firenze. Cosimo I (II periodo, duca di Firenze e Siena, 1555-1569). Scudo d'oro del sole, IX serie. D/ Stemma Medici coronato. R/ Croce gigliata accantonata da quattro fiammelle. CNI 22/23; Gal. -; MIR (Firenze) 117; Fried. 286. AU. 3.35 g. 24.5 mm. R. qSPL.

733 - Firenze. Cosimo II de' Medici (1608-1621). Testone 1620. D/ Busto a destra corazzato e con colletto rovesciato; sotto, 1620. R/ San Giovanni appoggiato ad una roccia sulle rive del fiume regge lunga croce con la sinistra e benedice con la mano destra. CNI 93/97; Gal. XV, 1/2; MIR (Firenze) 266. AG. 9.17 g. 32 mm. RR. Bell'esemplare senza difetti di coniazione arricchito da un ritratto espressivo di magistrale fattura. SPL.

734 - Firenze. Ferdinando II de' Medici (1621-1670). Piastra con doppia data 1625 al diritto e 1626 (6 ribaltati) al rovescio. D/ Busto giovanile corazzato con grande collare alla spagnola e drappeggio a destra. R/ San Giovanni in piedi di fronte sulle sponde del fiume, regge lunga croce con la sinistra e benedice con la mano destra. CNI 40; Gal. X, 4 ; Di Giulio 80; MIR (Firenze) 290/3. AG. 32.11 g. 43 mm. RRR. Rarissima. Leggera patina dorata. Bel BB/qSPL.

735 - Firenze. Iacopo Sozzi (XVII sec), cacciatore di vipere. Tappo di teriaca, Seconda metà del XVII sec. D/ D. IACOPO SOZI S(coricata) ORV attorno a immagine di una vipera. PB. 20.12 g. 32 mm. Documento storico di grande interesse. In ottima conservazione. SPL. Iacopo Sozzi fu un famoso cacciatore di vipere, che collaborò con Francesco Redi nelle dimostrazioni sul veleno delle vipere. Fu infatti Redi a gettare le basi della moderna tossicologia e a studiare in maniere scientifica la. velenosità delle vipere. A seguito riportiamo un interessante passo tratto dall'Enciclopedia online Treccani. Da Napoli arrivarono al principio di Giugno le Vipere per compor la Triaca nella Spezieria di S.A. Ser. alla di cui presenza, e di tutti gli altri Serenissimi Principi favellandosi di questi animali, e della gran parte, che egli anno nella composizione di quel maraviglioso antidoto, si venne a dire del lor veleno, e di quel, ch’ei fosse, ed in qual parte del lor corpo n’avessero la miniera (Osservazioni intorno alle vipere, 1664, p. 9). L’interesse per il tema del veleno viperino, base essenziale per la preparazione della teriaca, il rimedio «da sempre applicato a vari tipi di morbi e avvelenamenti» era emerso, dunque, proprio l’anno precedente nel corso di una delle sedute del Cimento. Qual è la sede del veleno? Come agisce e perché uccide? Che succede se viene ingerito? Sono, questi, alcuni degli interrogativi ai quali Redi, nella dimensione collegiale della scienza a corte, tenta di fornire una risposta mettendo a punto una metodologia di ricerca che, destinata ad affinarsi nelle Esperienze intorno alla generazione degl’insetti, diverrà caratteristica della sua ‘arte della sperimentazione’. Raccolte le varie ipotesi tra i presenti e constatato che l’opinione più diffusa tanto tra gli antichi quanto tra alcuni dei moderni autori era che a uccidere fosse il fiele dell’animale, ritenuto tossico anche se ingerito, si procede alla sua verifica sperimentale. Ad aprirla il celebre intervento di un certo Jacopo Sozzi, cacciatore di vipere al servizio del granduca, il quale, «appena dal ridere potendosi contenere» dimostrò l’innocuità del principio trangugiandolo d’un fiato senza riceverne alcun danno, dopo averlo diluito in mezzo bicchiere d’acqua. Non potendo escludere che il rude Jacopo non avesse assunto in precedenza un qualche antidoto, l’esperienza viene replicata su una ricca serie di animali, tutti usciti indenni dalla prova. Stesso esito si ottiene stillando fiele direttamente sulle ferite, ponendo quindi il presunto ‘veleno’ a contatto con il sangue. Escluso, dunque, il fiele come agente del veleno viperino, l’indagine si sposta sul ‘liquore’ giallo, simile per odore e sapore all’olio di mandorle, che ristagna nelle guaine che avvolgono i denti della vipera. Come per il fiele, anche di questo elemento si testano per primi gli effetti conseguenti alla sua ingestione. Ecco ancora in scena l’intrepido Jacopo che, indenne dopo averne bevuto una cucchiaiata, scelta una vipera «delle più grosse, delle più bizzarre, e delle più adirose», ne raccoglie in mezzo bicchiere di vino non solo tutto il liquido che riesce a ricavarne dalle guaine, ma anche «tutta la spuma, e tutta la bava» rigettata dall’animale (Osservazioni intorno alle vipere, cit., p. 17), bevendola come se si fosse trattato di «giulebbo perlato» (pp. 17-18). Ripetendo la procedura utilizzata per il fiele, si passa quindi a sperimentarne gli effetti su una nutrita serie di altri animali e, ottenuto lo stesso risultato, si decide di verificare – sullo sfondo della scoperta della circolazione del sangue – «se per fortuna messo sulle ferite» non fosse cagione di morte (p. 22). Ebbene, nel giro di poche ore tutti gli animali così trattati muoiono, sia che il ‘liquore’ provenisse da vipere vive, sia che fosse stato estratto da animali morti anche da due o tre giorni. La conclusione che a seguito di ‘reiterate esperienze’ Redi può stabilire, facendo piazza pulita di una moltitudine di ‘errori’ provenienti tanto da autori antichi che moderni, è che la morte è direttamente conseguente all’inoculazione del liquido contenuto nelle guaine, liquore – si precisa – che non è «veleno, se non tocca il sangue» (Osservazioni intorno alle vipere, cit., p. 55). [Treccani on line. Sv. Redi Francesco, di Marta Stefani - Il Contributo italiano alla storia del Pensiero: Scienze (2013)].

736 - Firenze. Gian Gastone de' Medici (1723-1737). Zecchino o fiorino d'oro 1722. D/ Il Giglio di Firenze. R/ San Giovanni nimbato, seduto su zolla erbosa regge lunga croce con la sinistra e benedice con la mano destra. CNI 91; Gal. VI, 12; MIR (Firenze) 325/8; Fried. 326. AU. 3.45 g. 21.3 mm. R. SPL.

737 - Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). 80 fiorini 1828. D/ Il Giglio di Firenze. R/ Stemma Lorena sovrapposto alla croce di Santo Stefano, ornato del collare del Toson d'oro, con due bandiere ai lati decussate. CNI 20; Gal. I, 2; MIR (Firenze) 443/2; Fried. 343. AU. 32.67 g. 31 mm. Sul bordo: OTTANTA FIORINI 200 PAOLI. Eccezionale nitidezza del bordo a rilievo. Piccolo segnetto sul contorno e colpetto ad ore 7. Esemplare di grande freschezza e lucentezza di metallo. SPL+/qFDC.

738 - Genova. Repubblica (1139-1339). Genovino d'oro. D/ Castello in cornice d'archi decorati. R/ Croce patente in cornice d'archi decorati. CNI 1/41; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 7; Fried. 351. AU. 3.52 g. 21 mm. NC. qSPL/SPL.

739 - Genova. Simon Boccanegra, IV doge (1356-1363). Genovino d'oro. D/ Castello in cornice d'archi decorati. R/ Croce patente in cornice d'archi decorati. CNI 1/66; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 28; Fried. 354. AU. 3.52 g. 21 mm. NC. Tipologia con sigle ad inizio e fine legenda (A-S). qSPL.

740 - Genova. Dogi Biennali (1528-1797), III fase (1637-1797). Scudo stretto 1671, sigle ISS. D/ La Beata Vergine nimbata di stelle in cielo su nube tiene nella destra scettro e con la sinistra Gesù Bambino benedicente in grembo. R/ Croce unghiata con globetti alle estremità e stelle nei quarti. CNI 7/8; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 294/68. AG. 36.08 g. 42 mm. Patina riposata. qSPL.

741 - Gubbio. Federico da Montefeltro (1422-1482). Picciolo. D/ Scudo inquartato con bande feltresche ed aquile ad ali spiegate. R/ Mezza figura di San Ubaldo, mitrato, nimbato di fronte con pastorale nella sinistra; ai lati, S-V. CNI tav. II, 12; Cav. 10. MI. 0.33 g. 15 mm. R. Di ottima conservazione per il tipo. qSPL.

742 - Gubbio. Francesco Maria II della Rovere (1574-1624). Testone di modulo stretto. D/ Busto a destra corazzato. R/ L'insegna dei della Rovere; sullo sfondo, veduta della città. CNI 10/19; Rav. Mor. 4; Cav. 142. AG. 9.29 g. 30 mm. R. Molto raro. BB. Questi conii insieme a quelli del testone di modulo largo sono opera di Filippo Galeotti di Gubbio, che ne emise per un valore di 12000 scudi durante i quattro anni di appalto della zecca a partire dal 7 novembre 1626. Su di essi possiamo trovare il ritratto di Duca Francesco Maria II nonostante in quegli anni egli non fosse più regnante. Ciò avvenne per un particolare accordo con il papa Urbano VIII al quale aveva ceduto il ducato dal 1624 riservandosi una limitata ingerenza e ritirandosi a Casteldurante.

743 - L'Aquila. Renato d'Angiò (1435-1442). Quattrino. D/ Croce patente con giglio nel primo quarto. R/ Leone gradiente a sinistra. CNI 48; D'Andrea-Andreani 64; MIR (Italia merid.) 70. MI. 0.42 g. 16.5 mm. RRR. Estremamente rara. Frattura del tondello. Il CNI censisce una sola tipologia per questa emissione. La particolarità è data dalla presenza di rosette nella legenda e la presenza di un'aquiletta alla fine del giro del rovescio. qBB/BB.

744 - Livorno. Cosimo III de' Medici (1670-1723). Tollero 1703. D/ Busto corazzato a destra con corona dentata e lunga capigliatura. R/ Veduta del porto di Livorno. CNI 75; Rav. Mor. 15; Di Giulio 145; MIR (Toscana, zecche) 64/17. AG. 27.2 g. 43.3 mm. RR. Patina riposata di medagliere. SPL+. Ex Numismatica Ars Classica 90, 2016, lotto 72.

745 - Luni. Periodo Vescovile (VII-VIII sec.). Tessera in piombo. D/ Busto stilizzato di fronte. R/ Monogramma del Vescovo Venanzio (?). CNI 1/12; MIR (Toscana, zecche) 259. PB. 7.08 g. 21 mm. RRRR. Di estrema rarità. BB. La zecca di Luni deve il suo nome alla consacrazione, in epoca romana, alla Dea Lunae e dalla forma a falce dell'allora porto cittadino. Il CNI ritiene che questa zecca episcopale sia stata aperta nei primi anni del VI secolo per concessione dell'imperatore Maurizio Tiberio. Non essendovi però alcun riferimento all'autorità imperiale, l'ipotesi più accreditata tra gli studiosi è quella che queste emissioni siano state ordinate dai vescovi lunensi nel periodo longobardo, presumibilmente a partire dalla seconda metà del VII secolo.

746 - Macerata. Anonime Pontificie (Sec. XV). Quattrino. D/ Chiavi decussate. R/ San Giuliano in piedi di fronte benedice con la mano destra e regge lunga asta con la sinistra. CNI 17/23; M. 5; Berm. 492. MI. 0.62 g. 17.5 mm. In condizioni eccezionali per il tipo. SPL.

747 - Malta. Fra Emmanuel Pinto (1741-1773). 10 scudi 1763. D/ Scudo con le armi del Gran Maestro sormontato da corona. R/ Giovanni Battista su un prato accostato da agnello pasquale, regge lo stendardo dell'Ordine di Malta. Restelli-Sammut 48/50; Fried. 36. AU. 7.88 g. 24 mm. R. Di eccezionale conservazione per il tipo, con fondi ancora lucenti prooflike. Sicuramente uno dei migliori esemplari da 10 scudi esitati. Tracce di ribattitura. qFDC/FDC.

748 - Malta. Fra Emmanuel de Rohan (1775-1797). 20 scudi 1778. D/ Busto corazzato a destra con drappeggio sulla spalla. R/ Stemmi accostati dell'Ordine e del Gran Maestro sormontati da corona; sotto, S 20. Restelli-Sammut 2; Fried. 48. AU. 16.42 g. 30 mm. R. Bei fondi con lustro. SPL+/qFDC.

749 - Massa di Lunigiana. Alberico II Cybo Malaspina (1662-1690). Luigino 1664. D/ Busto a destra corazzato. R/ Stemma Cybo-Malaspina coronato. CNI 19; Camm. 225; MIR (Toscana, zecche) 323. AG. 2.22 g. 21.5 mm. R. BB+.

750 - Messina o Palermo. Ruggero I (1072-1101). Tarì. D/ Grande tau accostata da due globetti; legenda cufica circolare con la formula zecca-data ([..] è stato coniato in Sicilia nell'anno ... R/ Legenda cufica su tre righe (non vi è altra divinità se non Dio di cui Maometto è profeta). Sp. 4; Travaini 1995 124; D'Andrea-Contreras (Normans) 87b. AU. 1.2 g. 14.3 mm. R. Bel BB.

751 - Messina o Palermo. Ruggero I (1072-1101). Multiplo di tarì. D/ Grande tau con protuberanza centrale (tre globetti) sormontata da tre globetti in alto; legenda cufica circolare con la formula zecca-data ([..] è stato coniato in Sicilia nell'anno ... R/ Legenda cufica su tre righe (non vi è divinità se non Dio di cui Maometto e profeta). Cf. Sp. 26; Cf. Travaini 1995 134; Cf. D'Andrea-Contreras (Normans) 98. AU. 2.25 g. 14 mm. RR. Molto raro in quanto il peso indica trattarsi di un multiplo di tarì. La tipologia della tau è similare a quella dei riferimenti bibliografici citati ma presenta un diverso posizionamento della decorazione centrale. Bel BB. Ex Inasta 51, 2013, lotto 2031.

752 - Messina o Palermo. Ruggero I (1072-1101). Multiplo di tarì. D/ Grande tau con tre globetti sovrapposti e sormontata da tre globetti; legenda cufica circolare con la formula zecca-data ([..] è stato coniato in Sicilia nell'anno ... R/ Legenda cufica su tre righe (non vi è divinità se non Dio di cui Maometto e profeta). Sp. 26; Travaini 1995 134; D'Andrea-Contreras (Normans) 98. AU. 0.8 g. 16 mm. R. BB+.

753 - Messina. Ruggero II (1105-1154). Multiplo di tarì. D/ Grande Tau ornamentale accostata in basso ed in alto da globetti; sopra, globetto; ai lati, legenda cufica (per comando di Ruggero II). R/ Legenda cufica su tre righe (non v'è Dio se non Lui l'unico senza eguali non v'è divinità). Sp. 40/41; Travaini 1995 170; D'Andrea-Contreras (Normans) 200. AU. 2.37 g. 13 mm. RR. Molto raro. Per questa tipologia pochissimi sono gli esemplari che superano il peso di 2g. BB. Ex Inasta 49, 2013, lotto 1217 Esemplare pubblicato al n. 200 del manuale D'Andrea-Contreras 2016, The Norman coins of the Kingdom of Sicily.

754 - Messina. Ruggero II (1105-1154). Tarì. D/ Grande Tau ornamentale accostata in basso ed in alto da globetti; sopra, globetto; ai lati, legenda cufica (per comando di Ruggero II). R/ Legenda cufica su tre righe (non v'è Dio se non Lui l'unico senza eguali non v'è divinità). Sp. 40/41; Travaini 1995 170; D'Andrea-Contreras (Normans) 200. AU. 1.53 g. 14 mm. BB.

755 - Messina o Palermo. Guglielmo II (1166-1189). Tarì. D/ Monogramma circondato da legenda pseudo cufica (il re Guglielmo il secondo glorioso per volere di Dio). R/ Grande croce processionale accantonata dalle lettere IC XC - NI KA (Gesù Cristo vittorioso). Sp. 109; Travaini 1995 359; D'Andrea-Contreras (Normans) 359. AU. 1.41 g. 12 mm. RR. Bel BB/qSPL. Il simbolo al diritto, non identificabile per Spahr e Travaini, è stato interpretato dal Balog come la parola araba 'bakh' (buono). Per quanto tutt'oggi incerta, l'attribuzione sembra essere in linea con l'aumento dei caratteri cufici delle emissioni in bronzo (Sicilia) e oro (Amalfi).

756 - Messina. Costanza d'Altavilla (1194-1198). Follaro, 1197. D/ Aquila di prospetto con testa volta a sinistra. R/ Stella a sei raggi. Sp. 33; MEC 14, 492; D'Andrea 58. AE. 1.22 g. 14 mm. RRR. Emissione molto rara. BB. Per anni questa moneta è stata attribuita alla zecca di Salerno in quanto Giulio Sambon la riconduceva all'anno 1191, quando l'imperatrice dimorava a Salerno, e fu consegnata dai salernitani al Re Tancredi. Ad oggi nonostante l'attribuzione del Sambon e del Cappelli, è più verosimile seguire l'attribuzione del Prota e dello Spahr che, per motivi stilistici e storici, attribuiscono la moneta alla zecca di Messina. Questa è l'unica moneta attribuita alla sola Costanza.

757 - Messina. Federico II di Svevia (1197-1250). Multiplo di tarì. D/ Le lettere FЄ entro doppi cerchio di legenda cufica 'Enrico Cesare Augusto'. R/ Croce latina; ai lati, IC +C - NI KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 59/60; MEC 14, p. 158, Classe A n.1; D'Andrea 59. AU. 1.61 g. 12 mm. R. qSPL. Di grande interesse la discussione da parte dei principali autori in merito alla legenda di questa tipologia monetale che reca in legenda il nome del papà di Federico, Enrico. Proprio per questa inaspettata dicitura si aprono ipotesi in merito alla datazione e alla attribuzione corretta di queste monete. A tal riguardo si offre un estratto di Sambon G. 1912, p. 81: 'E impossibile attribuire queste monete a Enrico, Costanza e Federico. La disfigurazione delle legende enriciane, la maggiore evidenza del nome FEderiCus, l'ambiguità delle lettere FC legate assieme, il fatto che altri e numerosi esemplari hanno invece di FC le lettere FE-FЄ-FR-F, l'abbondanza di e la varietà dei tipi di questa emissione, impossibile per il breve periodo di un anno solo....disdice l'attribuzione congiunta e fa rimanere solo il dubbio se siano stati coniati nei primi anni del regno durante il baliato pontificio o dal 1209 al 1220'.

758 - Messina. Federico II di Svevia (1197-1250). Tarì. D/ Aquila ad ali spiegate volta a destra. R/ Croce latina; ai lati, IC XC - NI KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 92; MEC 14, pag. 159 Classe C; D'Andrea 101. AU. 0.45 g. 6.5 mm. RR. Interessante tarì ricavato da un esemplare di maggiore peso. Bel BB.

759 - Messina. Federico II di Svevia (1194-1250). Multiplo di tarì. D/ Cinque globetti disposti a fiore; nel giro esterno, legenda pseudo-cufica. R/ Lunga croce processuale; ai lati le lettere IC - XC / NI - KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 85; MEC 14, p. 159, Classe D 5; D'Andrea 138. AU. 1.6 g. 12 mm. R. SPL.

760 - Messina. Pietro e Costanza d'Aragona (1282-1285). Pierreale d'oro. D/ Stemma d'aragona. R/ Aquila ad ali spiegate volta a destra. Sp. 1/6; MIR (Sicilia) 170. AU. 4.33 g. 23 mm. RR. Molto raro. Di buon metallo. SPL.