Italian Coins and Medals

Lot # 778 - Napoli. Roberto d'Angiò (1309-1343). Gigliato coniato in Provenza. D/ Il Re coronato seduto in trono con scettro gigliato e globo crucigero, ai lati due leoni. R/ Croce gigliata cantonata da quattro gigli. PdA 3982. P/R -. Cfr. nota p. 21. MIR (Napoli) -. Cfr. nota p. 30. AG. 3.89 g. 24.5 mm. R. Patina riposata dai riflessi dorati. Bell'esemplare dal flan regolare e dal raffinato gusto incisorio. qSPL/SPL.
Lot # 777 - Modena. Francesco I d'Este (1629-1658). Da 4 scudi d'oro o quadrupla. D/ Busto a destra corazzato; sotto, sigla GFM (Gian Francesco Manfredi appaltatore). R/ La Vergine adorante il Bambino. CNI 151/178; Rav. Mor. 16; MIR (Emilia) 733/4. AU. 13.06 g. 32 mm. R. Rara e di eccezionale conservazione, conserva ancora il candore e le luminescenze dell'oro dell'epoca. qFDC. I conii sono probabile opera di Giovanni Novà (o Novati). I conii recanti la sigla GFM sono stati coniati durante l'appalto di Gian Francesco Manfredi, dal 1646 al 1651. L'immagine della Madonna della Ghiaia presente al rovescio era stata voluta dallo stesso Duca che la teneva particolarmente cara, a lei attribuendo il miracolo di averlo salvato e di aver fatto recedere la pestilenza che aveva infierito durante il 1630 negli stati estensi, come si rileva dal motto stesso del rovescio 'allontanasti il furore dello sdegno'. Encapsulated by Classical Coin Grading MS 64.
Lot # 776 - Modena. Cesare d'Este con la moglie Virginia de' Medici (1598-1615). Da 6 bolognini. D/ Stemma Este coronato. R/ Stemma Medici coronato. CNI 1/7; MIR (Emilia) 711. AG. 2.97 g. 28 mm. R. Foro. Bel BB.
Lot # 775 - Mileto. Ruggero I (1072-1101). Trifollaro, 1098-1101. D/ Ruggero a cavallo gradiente a sinistra con elmo a cono, tiene uno stendardo su lunga asta appoggiata alla spalla destra. R/ La Beata Vergine nimbata su trono volta a destra, tiene fra le braccia il Bambino con nimbo ornato. Travaini 1995 160; MEC 14, 93; D'Andrea-Contreras (Normans) 131. AE. 10.18 g. 27 mm. R. Bell'esemplare dal flan largo e completo. Bel BB+. Questa moneta rappresenta un unicum nella monetazione dell'epoca. Apparentemente non sembrerebbero esserci modelli formali di riferimento per la scelta iconografica. Secondo Travaini (1995) questo non soprende visto la grande personalità di Ruggero. Morto il Guiscardo, Ruggero era senza dubbio il più forte signore normanno. La scelta del cavaliere, simbolo della classe politica normanna, allude probabilmente alla 'crociata' che Ruggero aveva appena compiuto per conquistare la Sicilia, preparatoria a quella per la Terra Santa. Questa iconografia è stata infatti accostata a quella delle moneta dell'Oriente Latino e in particolare al cavaliere presente sull'arazzo di Bayeux. Per quanto riguarda la scelta della Vergine col Bambino, anch'essa senza parallelismi se non nell'arte bizantina dove risulta come forte richiamo alla Cristianità.
Lot # 774 - Milano. Medaglia premio per l'Accademia di Belle Arti di Brera, fine XIX secolo. D/ ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI BRERA. L' allegoria dell'Arte seduta su trono regge statuetta delle tre grazie; in esergo S. JOHNSON. R/ Corona di lauro e quercia attorno a spazio centrale per la dedica (abrasa). Casolari -; Casolari SD/71 (questo esemplare). AU. 33.6 g. 39 mm. Opus: Johnson. qSPL. Premio da conferire agli artisti distintisi per eccezionali qualità artistiche.
Lot # 773 - Milano. Napoleone I (1804-1815). Lira 1808 M, ultima cifra 8 ribattuta su 7. D/ Volto a sinistra a capo nudo. R/ Stemma in padiglione coronato con aquila ad ali spiegate. Cf. Pag. (decimali) 41; Cf. MIR (Milano) 492/1. AR. 23 mm. RR. Molto raro. Bel BB.
Lot # 772 - Milano. Giuseppe II d'Asburgo Lorena (1780-1790). Sovrano 1789. D/ Busto laureato a destra. R/ Stemma d'Austria con corona imperiale cinto dal collare del toson d'oro. CNI 55; Crippa 13/F; MIR (Milano) 455/6. AU. 11.1 g. 29 mm. RR. Graffietti al diritto, altrimenti. qFDC.
Lot # 771 - Milano. Giuseppe II d'Asburgo Lorena (1780-1790). Sovrano 1788. D/ Busto laureato a destra. R/ Stemma d'Austria con corona imperiale cinto dal collare del toson d'oro. CNI 52; Crippa 13/D; MIR (Milano) 455/4. AU. 11.09 g. 29 mm. R. SPL.
Lot # 770 - Milano. Giuseppe II d'Asburgo Lorena (1780-1790). Sovrano 1786. D/ Busto laureato a destra. R/ Stemma d'Austria con corona imperiale cinto dal collare del toson d'oro. CNI 36; Crippa 13/A; MIR (Milano) 455/1. AU. 11.09 g. 29 mm. SPL/SPL+.
Lot # 769 - Milano. Ludovico XII d'Orleans (1500-1513). Grosso regale da 6 soldi. D/ Scudo di Francia coronato accostato da due gigli. R/ Sant'Ambrogio seduto in trono con pastorale nella sinistra e staffile nella mano destra. CNI 79/87; Crippa 6; MIR (Milano) 239/1. AG. 3.54 g. 26 mm. NC. In eccezionale stato di conservazione per nitidezza dei dettagli e lucentezza del metallo. Delicata patina dorata. Senza dubbio uno tra i più bei esemplari proposti in pubblica vendita. FDC. Encapsulated by Classical Coin Grading MS 64.
Lot # 768 - Milano. Galeazzo Maria Sforza (1468-1476). Grosso da 8 soldi. D/ Busto corazzato a destra. R/ Sant'Ambrogio mitrato e nimbato su cavallo galoppante a destra con lo staffile alzato nell'atto di inseguire tre guerrieri (gli Ariani) di cui uno stante a terra già abbattuto e due nell'atto di fuggire. CNI 97/104; Crippa 9/A; Rav. Mor. 11; MIR (Milano) 203. AG. 3.82 g. 27 mm. R. Marginale mancanza del tondello. Patina riposata. Bell'esemplare dal fine ritratto e dai nitidi dettagli. Il rovescio di questa moneta è uno tra i più significativi e complessi della monetazione milanese. qSPL/SPL. I conii sono probabilmente opera di Ambrogio da Clivate, su disegno di Zanetto Bugatto, per il motivo del cavallo galoppante già presente sul ducato di Francesco I Sforza e sulle monete di Galeazzo II Visconti. La scena, che in questo caso non è delimitata dal cerchio interno della legenda, presenta una raffigurazione articolata e complessa, in cui Sant'Ambrogio insegue i seguaci di Ario. Questi, sostenuti dall'imperatore Valentiniano e da sua moglie Giustina, che aveva la tutela dell'imperatore fanciullo, si erano organizzati dopo la condanna del 381 e richiedevano la Basilica Porzia per la professione del loro culto.
Lot # 767 - Messina. Filippo IV di Spagna (1621-1665). Da 4 tarì 1650-1654. D/ Busto corazzato con gorgiera volto a destra. R/ Aquila coronata ad ali spiegate; in basso, ai lati, IP PP (Giovanni del Pozzo zecchiere dal 1650 al 1654). Sp. 26-28-31-33; Cf. MIR (Sicilia) 355. AG. 10.52 g. 30 mm. Leggera patina iridescente. Bel ritratto austero. Bel BB.
Lot # 766 - Messina. Filippo IV di Spagna (1621-1665). Da 4 tarì 1626. D/ Busto corazzato con gorgiera volto a destra. R/ Aquila coronata ad ali spiegate; in basso, ai lati, I P (Giovanni del Pozzo zecchiere). Sp. 6; MIR (Sicilia) 355/6. AG. 10.52 g. 30 mm. BB+.
Lot # 765 - Messina. Filippo III di Spagna (1598-1621). Da 4 tarì 1611. D/ Busto corazzato con gorgiera volto a destra. R/ Aquila coronata ad ali spiegate; in basso, ai lati, I P (Giovanni del Pozzo zecchiere). Sp. 26; MIR (Sicilia) 345/5. AG. 10.18 g. 29 mm. Leggera patina. BB/BB+.
Lot # 764 - Messina. Filippo III di Spagna (1598-1621). Da 4 tarì 1611. D/ Busto corazzato con gorgiera volto a destra. R/ Aquila coronata ad ali spiegate; in basso, ai lati, D C (Decio Cirino zecchiere). Sp. 25; MIR (Sicilia) 345/4. AG. 10.17 g. 30 mm. Leggera patina. Flan largo e completo. Bel BB.
Lot # 763 - Messina. Carlo V d'Asburgo (1516-1556). Da 4 Tarì 1555 o 1556. D/ Busto barbuto e coronato a destra; sotto, segno di valore 4. R/ Aquila coronata ad ali spiegate con testa volta a destra; tra le zampe, sigle G M ( Giuseppe Marulli maestro di zecca). Sp. 164/172; MIR (Sicilia) 287. AG. 11.51 g. 33 mm. Slittatura e debolezze di conio. Di buon metallo. BB+.
Lot # 762 - Messina. Carlo V d'Asburgo (1516-1556). Scudo d'oro 1543. D/ Croce di Sant'Andrea sormontata da corona; sotto, il Tosone volto a sinistra; ai lati, K-V (Carlo V). R/ Aquila coronata ad ali spiegate entro scudo coronato; ai lati, M-A (Mariano Averna maestro di zecca). Sp. 122; MIR (Sicilia) 282/3. AU. 3.29 g. 21 mm. RR. Proveniente da antica montatura non deturpante. Bel BB.
Lot # 761 - Messina. Carlo V d'Asburgo (1516-1556). Tarì 1535 con sigle. D/ Busto coronato a sinistra. R/ Aquila coronata ad ali spiegate con testa volta a destra; tra le zampe, sigle I P (G. Andrea Papardo maestro di zecca). Sp. 50; MIR (Sicilia) 277/7. AG. 2.86 g. 21 mm. BB+.
Lot # 760 - Messina. Pietro e Costanza d'Aragona (1282-1285). Pierreale d'oro. D/ Stemma d'aragona. R/ Aquila ad ali spiegate volta a destra. Sp. 1/6; MIR (Sicilia) 170. AU. 4.33 g. 23 mm. RR. Molto raro. Di buon metallo. SPL.
Lot # 759 - Messina. Federico II di Svevia (1194-1250). Multiplo di tarì. D/ Cinque globetti disposti a fiore; nel giro esterno, legenda pseudo-cufica. R/ Lunga croce processuale; ai lati le lettere IC - XC / NI - KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 85; MEC 14, p. 159, Classe D 5; D'Andrea 138. AU. 1.6 g. 12 mm. R. SPL.
Lot # 758 - Messina. Federico II di Svevia (1197-1250). Tarì. D/ Aquila ad ali spiegate volta a destra. R/ Croce latina; ai lati, IC XC - NI KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 92; MEC 14, pag. 159 Classe C; D'Andrea 101. AU. 0.45 g. 6.5 mm. RR. Interessante tarì ricavato da un esemplare di maggiore peso. Bel BB.
Lot # 757 - Messina. Federico II di Svevia (1197-1250). Multiplo di tarì. D/ Le lettere FЄ entro doppi cerchio di legenda cufica 'Enrico Cesare Augusto'. R/ Croce latina; ai lati, IC +C - NI KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 59/60; MEC 14, p. 158, Classe A n.1; D'Andrea 59. AU. 1.61 g. 12 mm. R. qSPL. Di grande interesse la discussione da parte dei principali autori in merito alla legenda di questa tipologia monetale che reca in legenda il nome del papà di Federico, Enrico. Proprio per questa inaspettata dicitura si aprono ipotesi in merito alla datazione e alla attribuzione corretta di queste monete. A tal riguardo si offre un estratto di Sambon G. 1912, p. 81: 'E impossibile attribuire queste monete a Enrico, Costanza e Federico. La disfigurazione delle legende enriciane, la maggiore evidenza del nome FEderiCus, l'ambiguità delle lettere FC legate assieme, il fatto che altri e numerosi esemplari hanno invece di FC le lettere FE-FЄ-FR-F, l'abbondanza di e la varietà dei tipi di questa emissione, impossibile per il breve periodo di un anno solo....disdice l'attribuzione congiunta e fa rimanere solo il dubbio se siano stati coniati nei primi anni del regno durante il baliato pontificio o dal 1209 al 1220'.
Lot # 756 - Messina. Costanza d'Altavilla (1194-1198). Follaro, 1197. D/ Aquila di prospetto con testa volta a sinistra. R/ Stella a sei raggi. Sp. 33; MEC 14, 492; D'Andrea 58. AE. 1.22 g. 14 mm. RRR. Emissione molto rara. BB. Per anni questa moneta è stata attribuita alla zecca di Salerno in quanto Giulio Sambon la riconduceva all'anno 1191, quando l'imperatrice dimorava a Salerno, e fu consegnata dai salernitani al Re Tancredi. Ad oggi nonostante l'attribuzione del Sambon e del Cappelli, è più verosimile seguire l'attribuzione del Prota e dello Spahr che, per motivi stilistici e storici, attribuiscono la moneta alla zecca di Messina. Questa è l'unica moneta attribuita alla sola Costanza.
Lot # 755 - Messina o Palermo. Guglielmo II (1166-1189). Tarì. D/ Monogramma circondato da legenda pseudo cufica (il re Guglielmo il secondo glorioso per volere di Dio). R/ Grande croce processionale accantonata dalle lettere IC XC - NI KA (Gesù Cristo vittorioso). Sp. 109; Travaini 1995 359; D'Andrea-Contreras (Normans) 359. AU. 1.41 g. 12 mm. RR. Bel BB/qSPL. Il simbolo al diritto, non identificabile per Spahr e Travaini, è stato interpretato dal Balog come la parola araba 'bakh' (buono). Per quanto tutt'oggi incerta, l'attribuzione sembra essere in linea con l'aumento dei caratteri cufici delle emissioni in bronzo (Sicilia) e oro (Amalfi).
Lot # 754 - Messina. Ruggero II (1105-1154). Tarì. D/ Grande Tau ornamentale accostata in basso ed in alto da globetti; sopra, globetto; ai lati, legenda cufica (per comando di Ruggero II). R/ Legenda cufica su tre righe (non v'è Dio se non Lui l'unico senza eguali non v'è divinità). Sp. 40/41; Travaini 1995 170; D'Andrea-Contreras (Normans) 200. AU. 1.53 g. 14 mm. BB.
Lot # 753 - Messina. Ruggero II (1105-1154). Multiplo di tarì. D/ Grande Tau ornamentale accostata in basso ed in alto da globetti; sopra, globetto; ai lati, legenda cufica (per comando di Ruggero II). R/ Legenda cufica su tre righe (non v'è Dio se non Lui l'unico senza eguali non v'è divinità). Sp. 40/41; Travaini 1995 170; D'Andrea-Contreras (Normans) 200. AU. 2.37 g. 13 mm. RR. Molto raro. Per questa tipologia pochissimi sono gli esemplari che superano il peso di 2g. BB. Ex Inasta 49, 2013, lotto 1217 Esemplare pubblicato al n. 200 del manuale D'Andrea-Contreras 2016, The Norman coins of the Kingdom of Sicily.
Lot # 752 - Messina o Palermo. Ruggero I (1072-1101). Multiplo di tarì. D/ Grande tau con tre globetti sovrapposti e sormontata da tre globetti; legenda cufica circolare con la formula zecca-data ([..] è stato coniato in Sicilia nell'anno ... R/ Legenda cufica su tre righe (non vi è divinità se non Dio di cui Maometto e profeta). Sp. 26; Travaini 1995 134; D'Andrea-Contreras (Normans) 98. AU. 0.8 g. 16 mm. R. BB+.
Lot # 751 - Messina o Palermo. Ruggero I (1072-1101). Multiplo di tarì. D/ Grande tau con protuberanza centrale (tre globetti) sormontata da tre globetti in alto; legenda cufica circolare con la formula zecca-data ([..] è stato coniato in Sicilia nell'anno ... R/ Legenda cufica su tre righe (non vi è divinità se non Dio di cui Maometto e profeta). Cf. Sp. 26; Cf. Travaini 1995 134; Cf. D'Andrea-Contreras (Normans) 98. AU. 2.25 g. 14 mm. RR. Molto raro in quanto il peso indica trattarsi di un multiplo di tarì. La tipologia della tau è similare a quella dei riferimenti bibliografici citati ma presenta un diverso posizionamento della decorazione centrale. Bel BB. Ex Inasta 51, 2013, lotto 2031.
Lot # 750 - Messina o Palermo. Ruggero I (1072-1101). Tarì. D/ Grande tau accostata da due globetti; legenda cufica circolare con la formula zecca-data ([..] è stato coniato in Sicilia nell'anno ... R/ Legenda cufica su tre righe (non vi è altra divinità se non Dio di cui Maometto è profeta). Sp. 4; Travaini 1995 124; D'Andrea-Contreras (Normans) 87b. AU. 1.2 g. 14.3 mm. R. Bel BB.
Lot # 749 - Massa di Lunigiana. Alberico II Cybo Malaspina (1662-1690). Luigino 1664. D/ Busto a destra corazzato. R/ Stemma Cybo-Malaspina coronato. CNI 19; Camm. 225; MIR (Toscana, zecche) 323. AG. 2.22 g. 21.5 mm. R. BB+.
Lot # 748 - Malta. Fra Emmanuel de Rohan (1775-1797). 20 scudi 1778. D/ Busto corazzato a destra con drappeggio sulla spalla. R/ Stemmi accostati dell'Ordine e del Gran Maestro sormontati da corona; sotto, S 20. Restelli-Sammut 2; Fried. 48. AU. 16.42 g. 30 mm. R. Bei fondi con lustro. SPL+/qFDC.
Lot # 747 - Malta. Fra Emmanuel Pinto (1741-1773). 10 scudi 1763. D/ Scudo con le armi del Gran Maestro sormontato da corona. R/ Giovanni Battista su un prato accostato da agnello pasquale, regge lo stendardo dell'Ordine di Malta. Restelli-Sammut 48/50; Fried. 36. AU. 7.88 g. 24 mm. R. Di eccezionale conservazione per il tipo, con fondi ancora lucenti prooflike. Sicuramente uno dei migliori esemplari da 10 scudi esitati. Tracce di ribattitura. qFDC/FDC.
Lot # 746 - Macerata. Anonime Pontificie (Sec. XV). Quattrino. D/ Chiavi decussate. R/ San Giuliano in piedi di fronte benedice con la mano destra e regge lunga asta con la sinistra. CNI 17/23; M. 5; Berm. 492. MI. 0.62 g. 17.5 mm. In condizioni eccezionali per il tipo. SPL.
Lot # 745 - Luni. Periodo Vescovile (VII-VIII sec.). Tessera in piombo. D/ Busto stilizzato di fronte. R/ Monogramma del Vescovo Venanzio (?). CNI 1/12; MIR (Toscana, zecche) 259. PB. 7.08 g. 21 mm. RRRR. Di estrema rarità. BB. La zecca di Luni deve il suo nome alla consacrazione, in epoca romana, alla Dea Lunae e dalla forma a falce dell'allora porto cittadino. Il CNI ritiene che questa zecca episcopale sia stata aperta nei primi anni del VI secolo per concessione dell'imperatore Maurizio Tiberio. Non essendovi però alcun riferimento all'autorità imperiale, l'ipotesi più accreditata tra gli studiosi è quella che queste emissioni siano state ordinate dai vescovi lunensi nel periodo longobardo, presumibilmente a partire dalla seconda metà del VII secolo.
Lot # 744 - Livorno. Cosimo III de' Medici (1670-1723). Tollero 1703. D/ Busto corazzato a destra con corona dentata e lunga capigliatura. R/ Veduta del porto di Livorno. CNI 75; Rav. Mor. 15; Di Giulio 145; MIR (Toscana, zecche) 64/17. AG. 27.2 g. 43.3 mm. RR. Patina riposata di medagliere. SPL+. Ex Numismatica Ars Classica 90, 2016, lotto 72.
Lot # 743 - L'Aquila. Renato d'Angiò (1435-1442). Quattrino. D/ Croce patente con giglio nel primo quarto. R/ Leone gradiente a sinistra. CNI 48; D'Andrea-Andreani 64; MIR (Italia merid.) 70. MI. 0.42 g. 16.5 mm. RRR. Estremamente rara. Frattura del tondello. Il CNI censisce una sola tipologia per questa emissione. La particolarità è data dalla presenza di rosette nella legenda e la presenza di un'aquiletta alla fine del giro del rovescio. qBB/BB.
Lot # 742 - Gubbio. Francesco Maria II della Rovere (1574-1624). Testone di modulo stretto. D/ Busto a destra corazzato. R/ L'insegna dei della Rovere; sullo sfondo, veduta della città. CNI 10/19; Rav. Mor. 4; Cav. 142. AG. 9.29 g. 30 mm. R. Molto raro. BB. Questi conii insieme a quelli del testone di modulo largo sono opera di Filippo Galeotti di Gubbio, che ne emise per un valore di 12000 scudi durante i quattro anni di appalto della zecca a partire dal 7 novembre 1626. Su di essi possiamo trovare il ritratto di Duca Francesco Maria II nonostante in quegli anni egli non fosse più regnante. Ciò avvenne per un particolare accordo con il papa Urbano VIII al quale aveva ceduto il ducato dal 1624 riservandosi una limitata ingerenza e ritirandosi a Casteldurante.
Lot # 741 - Gubbio. Federico da Montefeltro (1422-1482). Picciolo. D/ Scudo inquartato con bande feltresche ed aquile ad ali spiegate. R/ Mezza figura di San Ubaldo, mitrato, nimbato di fronte con pastorale nella sinistra; ai lati, S-V. CNI tav. II, 12; Cav. 10. MI. 0.33 g. 15 mm. R. Di ottima conservazione per il tipo. qSPL.
Lot # 740 - Genova. Dogi Biennali (1528-1797), III fase (1637-1797). Scudo stretto 1671, sigle ISS. D/ La Beata Vergine nimbata di stelle in cielo su nube tiene nella destra scettro e con la sinistra Gesù Bambino benedicente in grembo. R/ Croce unghiata con globetti alle estremità e stelle nei quarti. CNI 7/8; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 294/68. AG. 36.08 g. 42 mm. Patina riposata. qSPL.
Lot # 739 - Genova. Simon Boccanegra, IV doge (1356-1363). Genovino d'oro. D/ Castello in cornice d'archi decorati. R/ Croce patente in cornice d'archi decorati. CNI 1/66; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 28; Fried. 354. AU. 3.52 g. 21 mm. NC. Tipologia con sigle ad inizio e fine legenda (A-S). qSPL.
Lot # 738 - Genova. Repubblica (1139-1339). Genovino d'oro. D/ Castello in cornice d'archi decorati. R/ Croce patente in cornice d'archi decorati. CNI 1/41; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 7; Fried. 351. AU. 3.52 g. 21 mm. NC. qSPL/SPL.
Lot # 737 - Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). 80 fiorini 1828. D/ Il Giglio di Firenze. R/ Stemma Lorena sovrapposto alla croce di Santo Stefano, ornato del collare del Toson d'oro, con due bandiere ai lati decussate. CNI 20; Gal. I, 2; MIR (Firenze) 443/2; Fried. 343. AU. 32.67 g. 31 mm. Sul bordo: OTTANTA FIORINI 200 PAOLI. Eccezionale nitidezza del bordo a rilievo. Piccolo segnetto sul contorno e colpetto ad ore 7. Esemplare di grande freschezza e lucentezza di metallo. SPL+/qFDC.
Lot # 736 - Firenze. Gian Gastone de' Medici (1723-1737). Zecchino o fiorino d'oro 1722. D/ Il Giglio di Firenze. R/ San Giovanni nimbato, seduto su zolla erbosa regge lunga croce con la sinistra e benedice con la mano destra. CNI 91; Gal. VI, 12; MIR (Firenze) 325/8; Fried. 326. AU. 3.45 g. 21.3 mm. R. SPL.
Lot # 735 - Firenze. Iacopo Sozzi (XVII sec), cacciatore di vipere. Tappo di teriaca, Seconda metà del XVII sec. D/ D. IACOPO SOZI S(coricata) ORV attorno a immagine di una vipera. PB. 20.12 g. 32 mm. Documento storico di grande interesse. In ottima conservazione. SPL. Iacopo Sozzi fu un famoso cacciatore di vipere, che collaborò con Francesco Redi nelle dimostrazioni sul veleno delle vipere. Fu infatti Redi a gettare le basi della moderna tossicologia e a studiare in maniere scientifica la. velenosità delle vipere. A seguito riportiamo un interessante passo tratto dall'Enciclopedia online Treccani. Da Napoli arrivarono al principio di Giugno le Vipere per compor la Triaca nella Spezieria di S.A. Ser. alla di cui presenza, e di tutti gli altri Serenissimi Principi favellandosi di questi animali, e della gran parte, che egli anno nella composizione di quel maraviglioso antidoto, si venne a dire del lor veleno, e di quel, ch’ei fosse, ed in qual parte del lor corpo n’avessero la miniera (Osservazioni intorno alle vipere, 1664, p. 9). L’interesse per il tema del veleno viperino, base essenziale per la preparazione della teriaca, il rimedio «da sempre applicato a vari tipi di morbi e avvelenamenti» era emerso, dunque, proprio l’anno precedente nel corso di una delle sedute del Cimento. Qual è la sede del veleno? Come agisce e perché uccide? Che succede se viene ingerito? Sono, questi, alcuni degli interrogativi ai quali Redi, nella dimensione collegiale della scienza a corte, tenta di fornire una risposta mettendo a punto una metodologia di ricerca che, destinata ad affinarsi nelle Esperienze intorno alla generazione degl’insetti, diverrà caratteristica della sua ‘arte della sperimentazione’. Raccolte le varie ipotesi tra i presenti e constatato che l’opinione più diffusa tanto tra gli antichi quanto tra alcuni dei moderni autori era che a uccidere fosse il fiele dell’animale, ritenuto tossico anche se ingerito, si procede alla sua verifica sperimentale. Ad aprirla il celebre intervento di un certo Jacopo Sozzi, cacciatore di vipere al servizio del granduca, il quale, «appena dal ridere potendosi contenere» dimostrò l’innocuità del principio trangugiandolo d’un fiato senza riceverne alcun danno, dopo averlo diluito in mezzo bicchiere d’acqua. Non potendo escludere che il rude Jacopo non avesse assunto in precedenza un qualche antidoto, l’esperienza viene replicata su una ricca serie di animali, tutti usciti indenni dalla prova. Stesso esito si ottiene stillando fiele direttamente sulle ferite, ponendo quindi il presunto ‘veleno’ a contatto con il sangue. Escluso, dunque, il fiele come agente del veleno viperino, l’indagine si sposta sul ‘liquore’ giallo, simile per odore e sapore all’olio di mandorle, che ristagna nelle guaine che avvolgono i denti della vipera. Come per il fiele, anche di questo elemento si testano per primi gli effetti conseguenti alla sua ingestione. Ecco ancora in scena l’intrepido Jacopo che, indenne dopo averne bevuto una cucchiaiata, scelta una vipera «delle più grosse, delle più bizzarre, e delle più adirose», ne raccoglie in mezzo bicchiere di vino non solo tutto il liquido che riesce a ricavarne dalle guaine, ma anche «tutta la spuma, e tutta la bava» rigettata dall’animale (Osservazioni intorno alle vipere, cit., p. 17), bevendola come se si fosse trattato di «giulebbo perlato» (pp. 17-18). Ripetendo la procedura utilizzata per il fiele, si passa quindi a sperimentarne gli effetti su una nutrita serie di altri animali e, ottenuto lo stesso risultato, si decide di verificare – sullo sfondo della scoperta della circolazione del sangue – «se per fortuna messo sulle ferite» non fosse cagione di morte (p. 22). Ebbene, nel giro di poche ore tutti gli animali così trattati muoiono, sia che il ‘liquore’ provenisse da vipere vive, sia che fosse stato estratto da animali morti anche da due o tre giorni. La conclusione che a seguito di ‘reiterate esperienze’ Redi può stabilire, facendo piazza pulita di una moltitudine di ‘errori’ provenienti tanto da autori antichi che moderni, è che la morte è direttamente conseguente all’inoculazione del liquido contenuto nelle guaine, liquore – si precisa – che non è «veleno, se non tocca il sangue» (Osservazioni intorno alle vipere, cit., p. 55). [Treccani on line. Sv. Redi Francesco, di Marta Stefani - Il Contributo italiano alla storia del Pensiero: Scienze (2013)].
Lot # 734 - Firenze. Ferdinando II de' Medici (1621-1670). Piastra con doppia data 1625 al diritto e 1626 (6 ribaltati) al rovescio. D/ Busto giovanile corazzato con grande collare alla spagnola e drappeggio a destra. R/ San Giovanni in piedi di fronte sulle sponde del fiume, regge lunga croce con la sinistra e benedice con la mano destra. CNI 40; Gal. X, 4 ; Di Giulio 80; MIR (Firenze) 290/3. AG. 32.11 g. 43 mm. RRR. Rarissima. Leggera patina dorata. Bel BB/qSPL.
Lot # 733 - Firenze. Cosimo II de' Medici (1608-1621). Testone 1620. D/ Busto a destra corazzato e con colletto rovesciato; sotto, 1620. R/ San Giovanni appoggiato ad una roccia sulle rive del fiume regge lunga croce con la sinistra e benedice con la mano destra. CNI 93/97; Gal. XV, 1/2; MIR (Firenze) 266. AG. 9.17 g. 32 mm. RR. Bell'esemplare senza difetti di coniazione arricchito da un ritratto espressivo di magistrale fattura. SPL.
Lot # 732 - Firenze. Cosimo I (II periodo, duca di Firenze e Siena, 1555-1569). Scudo d'oro del sole, IX serie. D/ Stemma Medici coronato. R/ Croce gigliata accantonata da quattro fiammelle. CNI 22/23; Gal. -; MIR (Firenze) 117; Fried. 286. AU. 3.35 g. 24.5 mm. R. qSPL.
Lot # 731 - Firenze. Repubblica (Sec. XIII-1532). Tessera mercantile, XIV-XV sec. D/ Chiavi decussate. R/ Monogramma sormontato da croce. Banti -. AE. 2.49 g. 23 mm. SPL.
Lot # 730 - Firenze. Repubblica (Sec. XIII-1532). Tessera mercantile, attribuita comunemente a Luca Salviati, XIV sec. D/ Monogramma a rappresentazione geometrica. R/ Monogramma a rappresentazione geometrica. Banti 155. AE. 1.89 g. 21 mm. Patina verde. Bel BB.
Lot # 729 - Firenze. Repubblica (Sec. XIII-1532). Fiorino d'oro IV serie, 1267-1303, simbolo trifoglio, maestro di zecca sconosciuto. D/ Il Giglio di Firenze con due fiori. R/ San Giovanni barbuto e con nimbo perlato, in piedi di fronte, benedice con la destra e tiene con la sinistra lunga croce che entra nel giro della legenda; in alto, a sinistra, trifoglio con gambo. CNI 652; Bern. II 114/146; MIR (Firenze) 4/11; Fried. 1. AU. 3.5 g. 20 mm. RR. Tondello leggermente ondulato. Segnetti nel campo. Bel BB.