Monete e Medaglie di Zecche Italiane
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Lotto n. 1320
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"Reverse-engraved" variant of the Half-Follaro (or Follaro) of Roger II for the Messina mint (1105–1154). • Material: Copper / Bronze (AE) • Obverse: The Norman King Roger II (appearing as a standing warrior) with a shield at his right (your left) and a scepter at his left (your right). • Reverse: Geometric cross pattée dividing the field into four quarters, containing the Greek letters IC XC NI KA (Jesus Christ Conquers). gr 1,11
variante incisa "al contrario" del Mezzo Follaro (o Follaro) di Ruggero II per la zecca di Messina (1105-1154). • Materiale: Rame / Bronzo (AE) • Dritto: Il re normanno Ruggero II (che sembra un guerriero in piedi) con lo scudo alla sua destra (tua sinistra) e lo scettro alla sua sinistra (tua destra). • Rovescio: Croce patente geometrica che divide il campo in quattro quarti, contenenti le lettere greche IC XC NI KA (Gesù Cristo Vince). g 1,11
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Fosdinovo: 1 Luigino in Argento del 1666 Livia Centurioni Malaspina
Lotto n. 238
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Marchesato di Fosdinovo
1 Luigino in Argento del 1666 coniato a nome di Livia Centurioni Oltremare Malaspina (1666-69) presso la zecca di Fosdinovo (AL). Grammi 2,06
Rif. Cammarano 368
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Re d'Italia: 3 Centesimi 1811 Milano di Napoleone I Re d'Italia
Lotto n. 236
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Re D'Italia
3 Centesimi del 1811 coniati a nome di Napoleone I Bonaparte (1805-14) presso la zecca di Milano.
Rif. Gigante 228
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Lotto n. 792
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Salerno. Grimoaldo Arcivescovo di Salerno (994-1011). Bolla. D/ Busto frontale tra due croci. R/ GRIMOAL DIARCHI EPI su tre righe sormontate da croce. PB. 22.89 g. 30 mm. RRR. Rarissimo. SPL. Grimoaldo, arcivescovo di Salerno dal 994 al 1011, fu protagonista di una delle fasi più significative della storia della città alla vigilia dell’anno Mille. Salerno, erede della tradizione longobarda e ormai proiettata verso il Mediterraneo, rappresentava allora uno dei principali centri politici ed ecclesiastici dell’Italia meridionale, posto al crocevia fra mondo latino, Bisanzio e le potenze islamiche. Il 25 marzo 994 papa Giovanni XV confermò alla Chiesa salernitana i suoi privilegi e l’autorità metropolitana, compresa la facoltà dell’arcivescovo di consacrare i vescovi delle diocesi suffraganee, rafforzando così il prestigio della sede salernitana. Nel 1005 Grimoaldo consacrò a Vietri sul Mare una chiesa dedicata alla Vergine e a san Giovanni Battista, ricostruita dopo una precedente distruzione saracena. Il Liber confratrum salernitano ne ricorda l’anniversario il 26 maggio, giorno al quale viene tradizionalmente riferita la sua morte nel 1011. Il suo episcopato si inserisce così nel processo di consolidamento dell’autorità religiosa di Salerno, destinata ad assumere un ruolo sempre più rilevante nell’Italia meridionale dell’XI secolo.
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Lotto n. 764
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Roma. Nicolò IV (1288-1291), Gerolamo Masci. Bolla. D/ NICO LAVS PP III su tre righe. R/ Teste degli Apostoli San Pietro e San Paolo in nimbo perlato; tra loro, lunga asta con croce ansata; sopra, SPA-SPE (San Pietro - San Paolo). Ser. 1. PB. 39.81 g. 39 mm. RRR. Molto rara. qBB. Niccolò IV, al secolo Girolamo Masci, francescano originario delle Marche, fu il primo papa appartenente all’Ordine dei Frati Minori. Eletto nel febbraio 1288, dopo un lungo periodo di sede vacante, si trovò a governare in una fase segnata dagli equilibri instabili tra papato, Angioini e potenze italiane. Particolare rilievo ebbe la sua politica orientale: sostenne con vigore le missioni francescane e domenicane verso l’Oriente e cercò di favorire un riavvicinamento con l’Impero mongolo in funzione della lotta contro i musulmani. Nel 1289 indisse una nuova crociata e sostenne gli ultimi tentativi cristiani di mantenere le proprie posizioni in Terra Santa. Il suo pontificato coincise con la caduta di Tripoli nel 1289 e, poco dopo la sua morte, con quella di Acri nel 1291. Morì a Roma nel 1292 e fu sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore, dove aveva promosso importanti lavori di rinnovamento.
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Lotto n. 752
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Rimini. Sigismondo Pandolfo Malatesta (1432-1468), Signore di Rimini. Medaglia di fondazione, 1450, per la costruzione della Chiesa di San Francesco a Rimini (Tempio Malatestiano). D/ SIGISMVNDVS PANDVLFVS MALATESTA PAN F. Busto di Sigismondo laureato a sinistra che indossa sopravveste su corazza. R/ PRAECL ARIMINI TEMPLVM AN GRATIAE V F -MCCCCL. Facciata del Tempio Malatestiano di Rimini secondo il progetto di Leon Battista Alberti. Arm. I, 21, 17; Hill, Corpus 183; Hill-Pollard, Kress 66. AE. 35.31 g. 40 mm. Opus: Matteo de' Pasti. RR. Foro di appensione. Fusione originale. BB.
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Lotto n. 751
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Rimini. Autonome (1265-1385). Grosso agontano. D/ Croce patente. R/ San Gaudenzio stante di fronte benedicente con la mano destra e con il pastorale nella sinistra. Bellesia 3; CNI 10; MIR (Emilia) 1353. AG. 2.43 g. 22 mm. Patina dorata. Bel BB.
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Lotto n. 750
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Ravenna. Anonime Arcivescovi (sec. XIII-XIV). Denaro. D/ Croce patente accantonata da globetto nel 1° e 4° quarto e trifoglio nel 2° e 3° quarto. Le lettere (ARCHIEPISCO) P V S attorno a globetto; sotto, punta di freccia. R/ Le lettere (ARCHIEPISCO) P V S attorno a globetto; sotto, punta di freccia. CNI -; MIR (Emilia) -; Di Virgilio -. MI. 0.57 g. 15.5 mm. RRRR. Tipologia rarissima con punta di freccia nel campo del rovescio. Di Virgilio censisce il grosso e il mezzo denaro della medesima serie. qSPL.
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Lotto n. 749
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Pisa. Cosimo II de' Medici (1608-1620). Tallero. D/ Busto a destra con corona radiata e corazzato tiene nella destra lo scettro appoggiato alla spalla e con la sinistra stringe l'impugnatura di una spada; sotto, data parziale 16. R/ Scudo Mediceo sormontato dalla corona granducale gigliata e sovrapposto alla croce di Santo Stefano. Cf. CNI 1/28; Cf. MIR (Toscana, zecche) 448. AG. 28.78 g. 44 mm. Patina iridescente. Di alta conservazione ma piccolo salto di conio che non permette chiara lettura della data. SPL+/qFDC.
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Lotto n. 745
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Pesaro. Giovanni Sforza (1483-1500 e 1503-1510). Terzo di grosso. D/ Croce patente. R/ San Terenzio, nimbato, con tunica e grande manto, stante di fronte tiene nella destra un ramo di palma e nella sinistra la città. CNI 58/65 var. per legenda; Cav. PS 90. AG. 1.05 g. 20.5 mm. RR. Leggera patina dorata. Irregolarità del tondello, altrimenti. SPL. Ex Artemide XXVI, 2009, 896.
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Lotto n. 743
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Perugia. Pio VI (1775-1799), Giovanni Angelo Braschi. Due baiocchi A. XXI 1795. D/ Stemma Braschi sormontato da tiara e chiavi decussate; cimasa palmata. R/ DVE BAIOCCHI 1795 su tre righe. CNI 1/3; M. 394; Berm. 3133. CU. 20.28 g. 36 mm. RR. Molto raro. Bel BB.
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Lotto n. 742
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Pavia. Federico II di Svevia (1220-1250). Grosso da 6 denari imperiali. D/ Le lettere FE RIC N su tre righe. R/ PA PA I su tre righe attorno a stella; sopra, globetto. CNI 1/2; MIR (Lombardia, zecche) 839. AG. 1.67 g. 22 mm. RR. Patina riposata. Molto raro. Bel BB.
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Lotto n. 741
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Pavia. Ugo e Lotario II (931-947). Denaro. D/ Monogramma di Ugo. R/ PA PIA su due righe. Limido-Fusconi 12; MIR (Lobardia,zecche) 824; CNI 1 e 4. AG. 1.53 g. 20 mm. R. Raro. Patina riposata. qSPL.
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Lotto n. 740
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Pavia. Lotario I (840-855). Denaro. D/ Piccola croce patente. R/ La scritta PAPIA su una riga. Limido-Fusconi 4; MIR (Lombardia, zecca) 815; CNI 1/10. AG. 1.56 g. 21.5 mm. RR. Molto raro. qSPL.
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Lotto n. 737
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Parma. Repubblica a nome di Ottone IV (1208-1209). Grosso. D/ Lettere IP sormontate da omega. R/ Castello a tre torri; dentro, rosetta. CNI 4; MIR (Emilia) 902. AG. 1.27 g. 18.5 mm. RR. Tipologia molto rara con due globetti in legenda del rovescio. Bel BB.
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Lotto n. 736
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Palermo. Ferdinando duca d'Orleans (1810-1842). Medaglia 1842 in memoria di Ferdinando Filippo d'Orléans, delfino di Francia e figlio di Maria Amalia di Borbone-Napoli, nato nel Palazzo reale di Palermo e morto a Neuilly-sur-Seine, all'età di 32 anni per una caduta accidentale dalla carrozza. D/ Testa del duca a sinistra entro due rami di quercia e alloro legati. R/ Monumento funebre; ai lati, due figure allegoriche. AG. 23.46 g. 39 mm. Con appiccagnolo recante due piccoli punzoni. Patina riposata. Rara in argento. SPL.
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Lotto n. 714
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Milano. Prima Repubblica (1250-1310). Ambrosino o grosso da 8 denari. D/ Croce patente. R/ Sant'Ambrogio seduto in trono benedice con la destra e regge pastorale con la sinistra. CNI 6/9; MIR (Milano) 65/1. AG. 2.84 g. 22 mm. Patina di monetiere. qSPL.
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Lotto n. 712
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Messina. Filippo III di Spagna (1598-1621). Da 4 Tarì 1619. D/ Busto a destra corazzato e con gorgiera. R/ Aquila coronata ad ali spiegate; ai lati, sigle I P (Giovanni Del Pozzo maestro di zecca). Sp. 40; MIR (Sicilia) 345/15. AG. 10.48 g. 30 mm. Leggera patina. qSPL.
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Lotto n. 710
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Massa Lombarda. Medaglia celebrativa 1770 per il 600° anniversario della fondazione della Società Lombardorum a Bologna. D/ FELSINA VICTRIX MCLXX. Busto elmato e corazzato di Felsina; sotto, A. CORSINI. R/ M LOMBARD SOC RECEPT CONCOR. Le figure allegoriche di Felsina e Massa Lombarda che si stringono la mano. AE. 76.22 g. 51 mm. Opus: Agostino Corsini. RRR. Rarissima. SPL. La Compagnia dei Lombardi nacque a Bologna nel 1170 raccogliendo famiglie provenienti dalla Lombardia, in un contesto segnato dalle guerre e dalle divisioni politiche dell'epoca di Federico Barbarossa. La tradizione della Compagnia parla di famiglie lombarde accolte da Bologna e organizzate nella Lombardorum Societas. Settant'anni dopo, nel 1251, un consistente gruppo di famiglie provenienti soprattutto da Marmirolo, nel Mantovano, abbandonò la propria terra e si trasferì nel territorio di Imola. Il Comune di Imola concesse loro terre da coltivare e organizzò il nuovo insediamento presso la Massa Sancti Pauli, che sarebbe diventato Massa Lombarda. L'atto di insediamento è datato 11 maggio 1251.
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Lotto n. 708
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Mantova. Assedio Austro-Russo (1799). Soldo A. VII (1799). D/ Fascio e pileo tra rami; sopra, sigle D - I; sotto, A 7 R. R/ UN SOLDO DI MILAN su quattro righe. Cf. CNI 5/6; Cf. Pag. (decimali) 259; Cf. MIR (Lombardia, zecche) 773. Ae fuso e PB. 25.15 g. 28 mm. RRR. Il peso di 25,15 g rispetto al range standard di 12,60-14,49 g rende questa moneta del tutto eccezionale. Trattasi quindi di un multiplo ?. Bel BB.
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Lotto n. 704
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Lucca. Repubblica a nome di Ottone IV (1209-1315). Grosso da 2 soldi di II tipo. D/ Monogramma di Ottone. R/ Il Volto Santo a mezzo busto di tre quarti con corona. CNI 9/10; Bellesia (Lucca) 11; MIR (Toscana, zecche) 123. AG. 2.42 g. 22 mm. RR. Molto raro. Patina riposata. Bel BB.
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Lotto n. 703
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Lucca. Ottone I di Sassonia (951-973), Imperatore e Re d'Italia. Denaro. D/ Monogramma di Ottone. R/ Le lettere L V C A attorno a globetto. CNI 1/2; MIR (Toscana, zecche) 99. AG. 0.89 g. 16.5 mm. RR. Rarissimo. Bel BB.
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Lotto n. 702
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L'Aquila. Luigi XII Re di Francia (1501-1503). Sestino. D/ Croce potenziata e incavata, con giglio alle estremità. R/ Scudo di Francia coronato con i tre gigli e globetto in mezzo. CNI 3/6; D'Andrea p. 265; MIR (Italia merid.) 115. CU. 2.12 g. 20 mm. R. BB.
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Lotto n. 698
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Denaro. D/ Croce patente. R/ Aquila ad ali spiegate volta a sinistra. MI. 0.77 g. 16 mm. RRRR. Apparentemente non censita nella bibliografia in nostra disponibilità. Bel BB. Questa intrigante moneta, presumibilmente un denaro, potrebbe essere stata coniata a Durazzo nell’ambito della presenza di Manfredi di Hohenstaufen nei territori epiroti. Un possibile riferimento cronologico è costituito dal matrimonio di Manfredi con Elena Comnena Ducas, celebrato nel 1259; va tuttavia ricordato che Manfredi risultava già signore di Durazzo, Valona, Berat e dei relativi territori nel febbraio 1258, dunque anteriormente al matrimonio. Quest’ultimo consolidò e ampliò i suoi diritti nell’area, includendo, tra gli altri possedimenti, Corfù e ulteriori territori epiroti. Al dritto, la legenda F IERL IN IDIRACO è stata interpretata come Federicus Ierusalem [Rex] in Diraco (Dyrraco, Durazzo). Tale lettura appare suggestiva, ma non può essere considerata definitiva. In particolare, la sequenza IDIRACO lascia margini interpretativi e meriterebbe un'analisi paleografica più approfondita: proprio la difficoltà di sciogliere con certezza questa parte della legenda impedisce, allo stato attuale, di assumere come sicura l’identificazione di Diraco con Durazzo. Anche l’iniziale F, apparentemente riconducibile a Federicus, non costituisce necessariamente una prova di una coniazione effettuata direttamente sotto Federico II. È infatti possibile ipotizzare un’emissione di Manfredi nel nome e con la titolatura del padre, soluzione che troverebbe un certo riscontro nella continuità della tradizione monetaria sveva. L’ipotesi non sarebbe inoltre estranea al contesto monetario di Manfredi nei suoi domini epiroti: sono infatti note emissioni a lui attribuite e destinate verosimilmente alla circolazione nei territori acquisiti sulla sponda orientale dell’Adriatico, anche se l’esatta localizzazione della zecca rimane discussa. L’associazione della moneta alla tradizione monetaria sveva appare comunque particolarmente significativa, non soltanto per l’aquila imperiale al rovescio, ma anche per lo stile complessivo del tipo. L’iconografia sembra infatti inserirsi in una linea evolutiva che dalla monetazione di Enrico VI e Costanza conduce a quella di Federico II. I denari di Enrico VI e Costanza presentano già la combinazione della croce e dell’aquila, quest’ultima destinata a diventare uno degli elementi più caratteristici del vasto panorama monetario svevo. Il confronto con la monetazione di Federico II appare ancora più stringente. I suoi denari adottano infatti l’aquila imperiale e la croce e, nelle emissioni successive all’assunzione della titolatura gerosolimitana, recano al rovescio la legenda IERL’ ET SICIL’ R, cioè Hierusalem et Siciliae rex. Alcuni esemplari, datati generalmente alla metà degli anni Quaranta del XIII secolo, presentano inoltre al dritto l’aquila coronata con la legenda F ROMANOR’ IP, creando un confronto particolarmente interessante con il tipo qui considerato. La presenza di IERL nella legenda costituisce inoltre un importante elemento per la cronologia. La titolatura di Federico II come re di Gerusalemme compare nella sua monetazione imperiale a partire dal periodo successivo alla sua assunzione effettiva del titolo; la classificazione della monetazione federiciana collega infatti il titolo Imperator-Rex Ierusalem et Sicilie al periodo 1225-1250. Il riferimento a Gerusalemme deve quindi essere considerato significativo ai fini della datazione e, se la legenda viene effettivamente interpretata come IERL, l’emissione non dovrebbe essere collocata anteriormente alla diffusione di tale titolatura. Il dato, tuttavia, non è sufficiente da solo a stabilire una data precisa, soprattutto qualora si ipotizzi una successiva ripresa della titolatura federiciana da parte di Manfredi. Nel complesso, il pezzo sembra dunque collocarsi in un contesto di forte continuità con la monetazione sveva, tanto sul piano stilistico quanto su quello iconografico e titolare. La presenza dell’aquila, il richiamo formale ai denari di Enrico VI e Costanza e, soprattutto, la vicinanza ai primi tipi federiciani costituiscono elementi che rendono plausibile un collegamento con la dinastia degli Hohenstaufen. L’ipotesi di una coniazione a Durazzo sotto Manfredi, eventualmente con la ripresa del nome e della titolatura paterna, rimane pertanto particolarmente suggestiva, ma deve essere considerata ancora come una proposta interpretativa. Proprio l’incertezza nella lettura di IDIRACO rappresenta, in questo senso, uno degli aspetti più interessanti della moneta: una diversa interpretazione della legenda potrebbe infatti modificare sensibilmente sia l’attribuzione sia l’eventuale identificazione della zecca. Se invece la lettura Federicus Ierusalem [Rex] in Diraco fosse confermata, l’esemplare assumerebbe un’importanza notevole quale possibile testimonianza di una produzione monetaria sveva a Durazzo e aggiungerebbe un ulteriore, significativo tassello alla conoscenza della monetazione di Manfredi e, più in generale, della presenza sveva nei territori dell’Epiro e dell’Adriatico orientale.
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Lotto n. 687
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Enrico VI di Svevia (1194-1197). Mezzo denaro. D/ Croce patente con stelle a sei raggi nel 2° e 3° quarto. R/ Le lettere A P (Apulie) legate. Sp. 31; Travaini 1993 7a; D'Andrea 49. MI. 0.24 g. 12.5 mm. Tracce di imbiancatura. Di alta conservazione per il tipo. SPL.
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Lotto n. 680
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero II (1105-1154). Doppio follaro concavo, 1112-1130, Messina. D/ Ruggero seduto in trono, tiene con la destra lunga asta terminante in croce e con la sinistra globo; a sinistra le sigle R/II. R/ Busto del Salvatore di prospetto; ai lati GE / SU|S (Gesu). Sp. 50; Travaini 1995 174; D'Andrea-Contreras (Normans) 205. AE. 6.23 g. 25 mm. Da questa moneta è possibile cogliere l'influenza Bizantina sulla monetazione Normanna. Sul modello del trachy in mistura questo follaro risulta nettamente più spesso e di miglior metallo. Come nella monetazione bizantina la moneta riporta l'effige di Cristo e quella dell'imperatore ma in questo caso l'effige di Cristo si trova dalla parte concava e non in quella convessa. Il significato, evidentemente non compreso dagli zecchieri, era di tenere l'effige di Cristo sul lato convesso per testimoniare la superiorità spirituale sul potere temporale. Questa è la prima moneta che riporta il nome di Gesù Cristo ai lati dell'effige. qSPL.
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Lotto n. 669
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Genova. Repubblica (1139-1339). Grosso da 4 denari. D/ Croce patente. R/ Castello; sotto, globetto. CNI 88; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 13. AG. 1.35 g. 20.5 mm. Patina di monetiere. qSPL.
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Lotto n. 660
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Ferrara. Alberto V d'Este (1388-1393). Marchesano grosso o bolognino. D/ Le lettere (MAR) C H I O disposte a croce attorno a globetto. R/ Grande lettera A accostata da quattro globetti. Bellesia 1, pag. 51; CNI 1/2. AG. 1.12 g. 19.5 mm. RR. Molto raro. Piccola mancanza marginale del tondello. qBB/BB.
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Lotto n. 658
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Cremona. Comune (1155-1330). Grosso da 6 denari imperiali. D/ Le lettere (FEDERICVS) P R I su due righe intervallate da stella e sormontate da omega. R/ Croce patente; nel primo e nel secondo quarto stella a sei raggi; nel terzo e nel quarto, spinetta. CNI 21; MIR (Lombardia, zecche) 288/2. AG. 1.81 g. 21 mm. RR. Molto raro. qSPL.
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Lotto n. 647
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Ancona. Repubblica Romana (1798-1799). Due baiocchi. D/ Fascio littorio eretto a destra sormontato da berretto frigio; nel campo, a sinistra, A; sotto, ai lati, A P, Andronico Perpenti zecchiere. R/ DVE BAIOC CHI su tre righe in ghirlanda di rami di quercia senza ghiande legati in basso. CNI 1/2; M. 24; Bruni 4. CU-AE. 16.15 g. 34 mm. R. qSPL.
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Lotto n. 644
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Ancona. Monetazione autonoma (sec. XII-1532). Grosso agontano. D/ Croce patente. R/ San Ciriaco stante di fronte benedicente con la mano destra e con il pastorale nella sinistra. Villoresi 5; CNI 19/31. AG. 2.22 g. 22 mm. Patina iridescente. Bel BB/BB.
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Lotto n. 54
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House of Hohenstaufen (1194-1268), Conrad I (King of Sicily, 1250-1254), Denaro, Messina, 1250-1254 BI (g 0,56 mm 14,9) + IERVSALEM, in field, CRO at centre, pellet, above, horizontal line, Rv. + ET SICIL REX, cross. Spahr 158 MEC XIV, 577-578 Travaini 54
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Lotto n. 23
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BRINDISI - Federico II (1197-1250) - Denaro (1239) - Croce intersecante /R Testa coronata MIR 282 NC (MI g 0,49. mm 17,4)
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Lotto n. 28
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Brindisi o Messina. Corrado II di Svevia detto Corradino, 1254–1258. Denaro (Mistura, 15,1 mm, 0,63 g). ✠ SECVNDVS R, Nel campo CVR sormontato da simbolo di abbreviazione. Rov. ✠ IERL ET SICIL', Croce potenziata. Spahr 173. MIR 316. D'Andrea 216.
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Stato Pontificio: 2 Baiocchi del 1850 zecca di Roma Pio IX
Lotto n. 220
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Stato Pontificio
2 Baiocchi del 1850 a.V coniati a nome di Pio IX° (1846-70) presso la zecca di Roma
Rif. Gigante 195
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Stato Pontificio: 1 Centesimo 1866 a.XXI di Pio IX zecca di Roma
Lotto n. 210
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Stato Pontificio
1 Centesimo del 1866 a.XXI (RARO) coniato a nome di Pio IX° (1846-70) presso la zecca di Roma per lo Stato Pontificio.
Rif. Muntoni 63
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Stato Pontificio: 1 Baiocco del 1801 di Pio VII zecca di Roma
Lotto n. 199
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Stato Pontificio
1 Baiocco del 1801 coniato a nome di Pio VII° (1800-23) presso la zecca di Roma
Rif. Muntoni 19
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Lotto n. 604
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Bilancia Piemontese 1816 Completa di Pesi monetali
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Lotto n. 586
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Venezia - Peso monetale zecchini ongari - 3,5 gr
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