Monete e Medaglie di Zecche Italiane
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Lotto n. 766
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Roma. Clemente VI (1342-1352), Pierre Rogier de Beaufort. Bolla. D/ CLE MENS PP VI su tre righe; ai lati, rosette. R/ Teste degli Apostoli San Pietro e San Paolo in nimbo perlato; tra loro, lunga asta con croce ansata; sopra, SPA-SPE (San Pietro - San Paolo). Ser. 9. PB. 43.73 g. 37.5 mm. BB+. Clemente VI, al secolo Pierre Roger, proveniente da una nobile famiglia del Limosino, fu eletto papa ad Avignone nel 1342. Il suo pontificato rappresentò uno dei momenti di maggiore splendore della corte papale avignonese, che egli trasformò in un centro di grande prestigio politico, culturale e artistico. Nel 1348 acquistò dalla regina Giovanna I d’Angiò la città di Avignone, rafforzando stabilmente la presenza territoriale della Santa Sede in Francia. Durante il suo pontificato l’Europa fu sconvolta dalla Peste Nera: Clemente VI adottò provvedimenti a favore dei malati e condannò le persecuzioni contro gli ebrei, spesso accusati ingiustamente di diffondere l’epidemia. Nel 1350 celebrò inoltre il Giubileo, ampliandone la frequenza e consolidando il pellegrinaggio a Roma. Morì ad Avignone nel 1352 e fu sepolto nell’abbazia di La Chaise-Dieu.
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Lotto n. 765
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Roma. Benedetto XI (1303-1304), Nicolò Boccasini. Bolla. D/ BENE DICTUS PP XI su tre righe. R/ Teste degli Apostoli San Pietro e San Paolo in nimbo perlato; tra loro, lunga asta con croce ansata; sopra, SPA-SPE (San Pietro - San Paolo). Ser. 5. PB. 39.99 g. 36 mm. RRR. Rarissima. SPL+. Benedetto XI, al secolo Niccolò Boccasini, originario di Treviso e domenicano, fu eletto papa nell’ottobre 1303, in una fase di profonda tensione tra il papato e la monarchia francese. Era stato tra i cardinali aggrediti ad Anagni nel settembre dello stesso anno, durante il conflitto tra Bonifacio VIII e Filippo IV il Bello. Il suo breve pontificato fu caratterizzato dal tentativo di ricomporre lo scontro con la Francia e di ristabilire l’autorità della Santa Sede dopo la drammatica crisi del pontificato precedente. Revocò alcune delle misure più dure contro i francesi, pur mantenendo ferme le condanne rivolte agli autori dell’oltraggio di Anagni. Nel 1304 si ritirò a Perugia, dove morì improvvisamente il 7 luglio. Il suo pontificato, durato appena otto mesi, fu una breve parentesi di conciliazione prima della trasferimento della curia ad Avignone sotto il successore Clemente V.
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Lotto n. 764
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Roma. Nicolò IV (1288-1291), Gerolamo Masci. Bolla. D/ NICO LAVS PP III su tre righe. R/ Teste degli Apostoli San Pietro e San Paolo in nimbo perlato; tra loro, lunga asta con croce ansata; sopra, SPA-SPE (San Pietro - San Paolo). Ser. 1. PB. 39.81 g. 39 mm. RRR. Molto rara. qBB. Niccolò IV, al secolo Girolamo Masci, francescano originario delle Marche, fu il primo papa appartenente all’Ordine dei Frati Minori. Eletto nel febbraio 1288, dopo un lungo periodo di sede vacante, si trovò a governare in una fase segnata dagli equilibri instabili tra papato, Angioini e potenze italiane. Particolare rilievo ebbe la sua politica orientale: sostenne con vigore le missioni francescane e domenicane verso l’Oriente e cercò di favorire un riavvicinamento con l’Impero mongolo in funzione della lotta contro i musulmani. Nel 1289 indisse una nuova crociata e sostenne gli ultimi tentativi cristiani di mantenere le proprie posizioni in Terra Santa. Il suo pontificato coincise con la caduta di Tripoli nel 1289 e, poco dopo la sua morte, con quella di Acri nel 1291. Morì a Roma nel 1292 e fu sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore, dove aveva promosso importanti lavori di rinnovamento.
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Lotto n. 763
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Roma. Nicolò III (1277-1280), Gaetano Orsini. Bolla. D/ NICO LAVS PP III su tre righe. R/ Teste degli Apostoli San Pietro e San Paolo in nimbo perlato; tra loro, lunga asta con croce ansata; sopra, SPA-SPE (San Pietro - San Paolo). Ser. 1. PB. 38.62 g. 37.5 mm. RR. Molto rara. Bel BB/qSPL. Niccolò III, al secolo Giovanni Gaetano Orsini, proveniva da una delle più potenti famiglie della nobiltà romana. Eletto nel novembre 1277, si impegnò a rafforzare l’autonomia del papato dalle ingerenze delle grandi monarchie europee, in particolare da quella angioina. Nel 1278 concluse accordi con Rodolfo d’Asburgo, ottenendo il riconoscimento dei diritti della Chiesa su ampi territori dell’Italia centrale e favorendo il superamento della presenza imperiale nella penisola. Fu inoltre promotore di importanti opere edilizie a Roma e nel patrimonio pontificio, tra cui il complesso del Palazzo Apostolico di Viterbo. Legato agli ambienti francescani, approvò nel 1279 la costituzione Exiit qui seminat, che disciplinava la questione della povertà nell’Ordine. Morì nel 1280 a Soriano nel Cimino; Dante lo collocò tra i papi simoniaci dell’Inferno, dove condannò soprattutto il nepotismo e la corruzione della curia.
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Lotto n. 762
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Roma. Alessandro IV (1254-1261), Rinaldo de' Conti Segni. Bolla. D/ ALE XANDER PP IIII su tre righe. R/ Teste degli Apostoli San Pietro e San Paolo in nimbo perlato; tra loro, lunga asta con croce ansata; sopra, SPA-SPE (San Pietro - San Paolo). Ser. 1. PB. 44.13 g. 38 mm. RR. Alessandro IV, al secolo Rinaldo dei Conti di Segni, nipote di Gregorio IX, fu eletto papa nel dicembre 1254, in un momento decisivo per la crisi della dinastia sveva. Il suo pontificato fu segnato dal tentativo di consolidare il dominio pontificio nell’Italia meridionale e di impedire la restaurazione della potenza sveva dopo la morte di Federico II. Si oppose infatti a Manfredi, figlio naturale dell’imperatore, e sostenne la candidatura di Edmondo d’Inghilterra al regno di Sicilia, senza però riuscire a impedire l’ascesa di Manfredi. Alessandro IV favorì inoltre gli ordini mendicanti e nel 1256 approvò l’Unione dei quattro ordini eremitici, dalla quale sarebbe nata la grande famiglia degli Agostiniani. Morì a Viterbo nel maggio 1261, lasciando irrisolta la questione sveva, che avrebbe trovato una svolta decisiva pochi anni dopo con l’intervento di Carlo d’Angiò. qSPL.
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Lotto n. 761
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Roma. Innocenzo IV (1243-1254), Sinibaldo Fieschi dei Conti di Lavagna. Bolla. D/ INNO CENTIVS PP IIII su tre righe. R/ Teste degli Apostoli San Pietro e San Paolo in nimbo perlato; tra loro, lunga asta con croce; sopra, SPA-SPE (San Pietro - San Paolo). Ser. 1. PB. 48.26 g. 38.5 mm. SPL. Innocenzo IV, al secolo Sinibaldo Fieschi, appartenente a una delle più importanti famiglie liguri, fu uno dei principali protagonisti dello scontro fra il papato e Federico II di Svevia. Eletto nel 1243 dopo la morte di Celestino IV, proseguì inizialmente la ricerca di un accordo con l’imperatore, ma il conflitto si riaccese rapidamente. Nel 1244 Innocenzo IV fuggì da Roma e si rifugiò a Lione, dove nel 1245 convocò il I Concilio di Lione, che depose formalmente Federico II. Il pontificato fu segnato anche dalla crescente pressione mongola sull’Europa: il papa inviò missioni diplomatiche verso l’Oriente, tra cui quella del francescano Giovanni da Pian del Carpine. Dopo la morte di Federico II nel 1250, Innocenzo cercò di rafforzare l’influenza pontificia nell’Italia meridionale, opponendosi alla successione sveva. Morì a Napoli nel dicembre 1254, pochi mesi dopo la sconfitta e la morte di Corrado IV.
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Lotto n. 760
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Roma. Gregorio IX (1227-1241), Ugolino di Segni. Bolla. D/ GRE GORIVS PP VIIII su tre righe. R/ Teste degli Apostoli San Pietro e San Paolo in nimbo perlato; tra loro, lunga asta con croce ansata; sopra, SPA-SPE (San Pietro - San Paolo). Ser. 1. PB. 49.12 g. 42 mm. Segni, altrimenti. SPL. Gregorio IX, al secolo Ugolino dei Conti di Segni e nipote di Innocenzo III, fu uno dei protagonisti della grande stagione del papato medievale. Profondamente legato agli ordini mendicanti, canonizzò san Francesco d’Assisi nel 1228, oltre ad Antonio da Padova e Domenico di Guzmán. Il suo pontificato fu però dominato dal lungo e aspro conflitto con Federico II, che aveva inizialmente sostenuto. Scomunicò l’imperatore nel 1227 per il mancato avvio della crociata, e nuovamente nel 1239, quando lo scontro politico divenne aperto. Nel frattempo sostenne la riorganizzazione della Chiesa e la lotta contro l’eresia, affidando un ruolo importante ai nuovi ordini religiosi. Morì a Roma nel 1241, mentre il conflitto con Federico II aveva ormai raggiunto il suo momento più drammatico.
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Lotto n. 759
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Roma. Innocenzo III (1198-1216), Lotario de' Conti di Segni. Bolla. D/ INNO CENTIVS PP III su tre righe. R/ Teste degli Apostoli San Pietro e San Paolo in nimbo perlato; tra loro, lunga asta con croce ansata; sopra, SPA-SPE (San Pietro - San Paolo). Ser. 1. PB. 53.19 g. 43 mm. R. BB/BB+. Innocenzo III, al secolo Lotario dei Conti di Segni, fu uno dei pontefici più autorevoli del Medioevo. Eletto a soli trentasette anni, portò il papato al culmine della sua influenza politica e spirituale, affermando con forza la superiorità dell’autorità pontificia sui sovrani cristiani. Promosse la Quarta Crociata, che nel 1204 condusse alla conquista e al saccheggio di Costantinopoli, evento che aggravò profondamente la frattura tra Chiesa latina e bizantina. Sostenne inoltre la nascita degli ordini mendicanti e approvò la regola dei Francescani nella sua forma iniziale. Nel 1215 convocò il IV Concilio Lateranense, una delle più importanti assemblee della Chiesa medievale. Morì nel luglio 1216, lasciando un papato politicamente potente e profondamente trasformato.
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Lotto n. 758
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Roma. Urbano III (1185-1187), Uberto Crivelli. Bolla. D/ UR BANVS PP III su tre righe. R/ Teste degli Apostoli San Pietro e San Paolo in nimbo perlato; tra loro, lunga asta con croce ansata; sopra, SPA-SPE (San Pietro - San Paolo). Ser. 1. PB. 34.07 g. 36 mm. RR. Molto rara. SPL. Urbano III, al secolo Uberto Crivelli, proveniente da una delle più importanti famiglie milanesi, fu eletto papa nel novembre 1185. Il suo breve pontificato fu segnato dal duro conflitto con Federico Barbarossa, in un momento di profonda tensione fra il papato e l’Impero. La situazione in Terra Santa divenne intanto sempre più drammatica: nel 1187 la sconfitta cristiana di Hattin e la caduta di Gerusalemme sotto Saladino mutarono radicalmente gli equilibri del Mediterraneo orientale. Urbano III morì il 20 ottobre 1187 a Ferrara, mentre si preparava a fronteggiare la grave crisi politica e religiosa provocata dalla perdita della Città Santa.
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Lotto n. 757
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Roma. Gelasio II (1118-1119), Giovanni Caetani detto Coniulo. Bolla. D/ GELA SII EPISC su tre righe; sopra, croce. R/ SCAE ECCL CAT su tre righe. Ser. -. PB. 15.97 g. 27 mm. RRRR. Della più grande rarità. Gelasio II , al secolo Giovanni Coniulo, originario di Gaeta, fu eletto papa nel gennaio 1118 in un periodo di forte conflitto tra il papato e l’Impero. Il suo pontificato fu dominato dallo scontro con Enrico V sulla questione delle investiture. Costretto più volte a lasciare Roma per le pressioni imperiali e per le lotte interne alla città, cercò rifugio in Francia, dove trovò sostegno presso il re Luigi VI e l’episcopato francese. Nel 1119 celebrò un sinodo a Reims e avviò nuove trattative con l’imperatore, ma morì improvvisamente a Cluny nel gennaio dello stesso anno. Il suo breve pontificato si inserisce così nella fase decisiva della lotta per l’autonomia della Chiesa dall’autorità imperiale.
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Lotto n. 756
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Roma. c. sec. (X). Bolla con San Pietro e San Paolo recante la scritta DEMTRIO PRESB. Riferibile al Presbitero Demetrio non è possibile identificare il personaggio. D/ Busti accostati di San Paolo e San Pietro (?) con nimbo; sopra, croce. R/ dE METRIO PRESB su tre righe entro cornice a spine. PB. 27.74 g. 30 mm. Interessante bolla da studio. qSPL.
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Lotto n. 755
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Roma. Adriano I (772-795). Bolla. D/ HA dRIA NI su tre righe. R/ PA PAE su due righe; sopra e sotto, croci. Ser. 8 tav. C n.3. PB. 42.68 g. 36 mm. RRR. Di estrema rarità. qSPL/SPL. Adriano I , di nobile famiglia romana, fu uno dei pontefici più importanti dell’VIII secolo. Il suo lungo pontificato si svolse nel delicato passaggio dalla dominazione longobarda alla crescente egemonia franca in Italia. Nel 773 chiese l’intervento di Carlo Magno contro il re longobardo Desiderio, favorendo la caduta del regno longobardo e il consolidamento dei territori della Chiesa. La promissio donationis del 774 rafforzò ulteriormente le basi territoriali del Patrimonio di San Pietro. Adriano sostenne inoltre il culto delle immagini e partecipò, tramite suoi legati, al concilio di Nicea del 787. A Roma promosse un'intensa attività di restauro e di edificazione. Morì il 25 dicembre 795 e fu sepolto in San Pietro.
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Lotto n. 754
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Roma. Sisinnio (708). Bolla. D/ SISI NNII; sopra, croce; sotto, florilegio. R/ PA PAE su due righe; sopra croce (?); il tutto in corona di foglie. Ser. -. PB. 19.53 g. 28.5 mm. RRRR. Mancante nel Serafini (e nella Collezione Vaticana). Della più grande rarità. SPL. Sisinnio, di origine siriana e figlio di Giovanni, salì al soglio pontificio il 15 gennaio 708, in un momento particolarmente difficile per Roma, sospesa fra la pressione dell’Impero bizantino e la crescente minaccia longobarda. Giunto al pontificato già anziano e afflitto dalla gotta, rimase alla guida della Chiesa per appena venti giorni, fino alla morte, il 4 febbraio dello stesso anno. Nonostante la brevità del pontificato, Sisinnio mostrò una particolare attenzione alla sicurezza della città: il Liber Pontificalis ricorda infatti il suo ordine di preparare la calce necessaria al restauro delle mura di Roma, minacciate dall’avanzata longobarda. Durante il suo pontificato consacrò inoltre un vescovo destinato alla Corsica. La sua elezione, maturata dopo tre mesi di vacanza della sede romana, sembra riflettere il delicato equilibrio tra le diverse componenti del clero e della società romana, in un’epoca in cui il papato era ancora fortemente condizionato da Bisanzio. Morì a Roma e fu sepolto nella basilica di San Pietro, lasciando un pontificato brevissimo ma significativo per comprendere le tensioni politiche dell’Italia dell’inizio dell’VIII secolo.
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Lotto n. 753
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Rimini. Isotta degli Atti (1432-1474) moglie di Sigismondo Malatesta, Signore di Rimini. Medaglia. D/ ISOTTAE ARIMINENSI. Busto a destra con capelli legati in alto da nastri. R/ ELEGIAE. Libro chiuso. Arm. I, 22, 24; Hill, Corpus 189; Hill-Pollard, Kress 65. 41.41 g. 42 mm. Il rovescio fa riferimento alla collezione di trenta elegie, il Liber Isottaeus, commissionato da Sigismondo e composto tra il 1449 e il 1451. Fusione originale. Bel BB.
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Lotto n. 752
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Rimini. Sigismondo Pandolfo Malatesta (1432-1468), Signore di Rimini. Medaglia di fondazione, 1450, per la costruzione della Chiesa di San Francesco a Rimini (Tempio Malatestiano). D/ SIGISMVNDVS PANDVLFVS MALATESTA PAN F. Busto di Sigismondo laureato a sinistra che indossa sopravveste su corazza. R/ PRAECL ARIMINI TEMPLVM AN GRATIAE V F -MCCCCL. Facciata del Tempio Malatestiano di Rimini secondo il progetto di Leon Battista Alberti. Arm. I, 21, 17; Hill, Corpus 183; Hill-Pollard, Kress 66. AE. 35.31 g. 40 mm. Opus: Matteo de' Pasti. RR. Foro di appensione. Fusione originale. BB.
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Lotto n. 751
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Rimini. Autonome (1265-1385). Grosso agontano. D/ Croce patente. R/ San Gaudenzio stante di fronte benedicente con la mano destra e con il pastorale nella sinistra. Bellesia 3; CNI 10; MIR (Emilia) 1353. AG. 2.43 g. 22 mm. Patina dorata. Bel BB.
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Lotto n. 750
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Ravenna. Anonime Arcivescovi (sec. XIII-XIV). Denaro. D/ Croce patente accantonata da globetto nel 1° e 4° quarto e trifoglio nel 2° e 3° quarto. Le lettere (ARCHIEPISCO) P V S attorno a globetto; sotto, punta di freccia. R/ Le lettere (ARCHIEPISCO) P V S attorno a globetto; sotto, punta di freccia. CNI -; MIR (Emilia) -; Di Virgilio -. MI. 0.57 g. 15.5 mm. RRRR. Tipologia rarissima con punta di freccia nel campo del rovescio. Di Virgilio censisce il grosso e il mezzo denaro della medesima serie. qSPL.
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Lotto n. 749
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Pisa. Cosimo II de' Medici (1608-1620). Tallero. D/ Busto a destra con corona radiata e corazzato tiene nella destra lo scettro appoggiato alla spalla e con la sinistra stringe l'impugnatura di una spada; sotto, data parziale 16. R/ Scudo Mediceo sormontato dalla corona granducale gigliata e sovrapposto alla croce di Santo Stefano. Cf. CNI 1/28; Cf. MIR (Toscana, zecche) 448. AG. 28.78 g. 44 mm. Patina iridescente. Di alta conservazione ma piccolo salto di conio che non permette chiara lettura della data. SPL+/qFDC.
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Lotto n. 748
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Pisa. Repubblica a nome di Federico II (1313-1406). Denaro piccolo o picciolo. D/ Aquila ad ali spiegate volta a sinistra. R/ Grande P; a sinistra, simbolo chiavi decussate. CNI 95/97; MIR (Toscana, zecche) 412/3. MI. 0.62 g. 15 mm. Bel BB.
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Lotto n. 747
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Piacenza. Ranuccio Farnese (1592-1622). Quadrupla 1618. D/ Busto corazzato a sinistra. R/ Lupa gradiente a sinistra; sullo sfondo, tre piante di gigli sormontate da corona; sotto, sigle P P riconducibili a Paolo Pindemonte maestro di zecca. CNI 37/38 e 40; Rav. Mor. 7; MIR (Emilia) 1152/18. AU. 13.09 g. 27 mm. R. Rara. qBB.
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Lotto n. 746
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Piacenza. Comune a nome di Corrado II (1140-1313). Grosso da 3 imperiali. D/ RA CON DI (CONRADO) su tre righe. R/ Le lettere (PLACEN) C I A disposte a triangolo attorno a globetto. Fusconi 11/C; CNI 4 e 8; MIR (Emilia) 1106. AG. 1.79 g. 21 mm. Tipologia senza cunei. SPL.
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Lotto n. 745
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Pesaro. Giovanni Sforza (1483-1500 e 1503-1510). Terzo di grosso. D/ Croce patente. R/ San Terenzio, nimbato, con tunica e grande manto, stante di fronte tiene nella destra un ramo di palma e nella sinistra la città. CNI 58/65 var. per legenda; Cav. PS 90. AG. 1.05 g. 20.5 mm. RR. Leggera patina dorata. Irregolarità del tondello, altrimenti. SPL. Ex Artemide XXVI, 2009, 896.
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Lotto n. 744
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Pesaro. Alessandro Sforza (1445-1473). Bolognino. D/ Grande lettera A tra quattro globetti. R/ Le lettere (PIS) A V R I disposte a croce attorno a globetto. Bellesia 1; CNI 3; Cav. PS 4/5. AG. 0.87 g. 18.5 mm. RRR. Rarissimo. Leggera patina. SPL.
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Lotto n. 743
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Perugia. Pio VI (1775-1799), Giovanni Angelo Braschi. Due baiocchi A. XXI 1795. D/ Stemma Braschi sormontato da tiara e chiavi decussate; cimasa palmata. R/ DVE BAIOCCHI 1795 su tre righe. CNI 1/3; M. 394; Berm. 3133. CU. 20.28 g. 36 mm. RR. Molto raro. Bel BB.
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Lotto n. 742
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Pavia. Federico II di Svevia (1220-1250). Grosso da 6 denari imperiali. D/ Le lettere FE RIC N su tre righe. R/ PA PA I su tre righe attorno a stella; sopra, globetto. CNI 1/2; MIR (Lombardia, zecche) 839. AG. 1.67 g. 22 mm. RR. Patina riposata. Molto raro. Bel BB.
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Lotto n. 741
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Pavia. Ugo e Lotario II (931-947). Denaro. D/ Monogramma di Ugo. R/ PA PIA su due righe. Limido-Fusconi 12; MIR (Lobardia,zecche) 824; CNI 1 e 4. AG. 1.53 g. 20 mm. R. Raro. Patina riposata. qSPL.
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Lotto n. 740
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Pavia. Lotario I (840-855). Denaro. D/ Piccola croce patente. R/ La scritta PAPIA su una riga. Limido-Fusconi 4; MIR (Lombardia, zecca) 815; CNI 1/10. AG. 1.56 g. 21.5 mm. RR. Molto raro. qSPL.
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Lotto n. 739
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Parma. Roberto I di Borbone con la reggenza di Maria Luisa (1854-1859). 5 lire 1858. D/ Busti accollati volti a sinistra. R/ Stemma Borbone coronato. CNI 2; MIR (Emilia) 1104. AG. 25 g. 37.5 mm. R. Leggera patina. qSPL.
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Lotto n. 738
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Parma. Maria Luigia d'Austria (1815-1847) Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla. 5 lire 1815 . D/ Busto diademato a sinistra. R/ Stemma coronato. CNI 4; MIR (Emilia) 1093/1. AG. 25 g. 37 mm. Segnetti nei campi. Due piccoli colpetti al ciglio. Fondi lucenti e di alta conservazione per la tipologia. SPL/qFDC.
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Lotto n. 737
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Parma. Repubblica a nome di Ottone IV (1208-1209). Grosso. D/ Lettere IP sormontate da omega. R/ Castello a tre torri; dentro, rosetta. CNI 4; MIR (Emilia) 902. AG. 1.27 g. 18.5 mm. RR. Tipologia molto rara con due globetti in legenda del rovescio. Bel BB.
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Lotto n. 736
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Palermo. Ferdinando duca d'Orleans (1810-1842). Medaglia 1842 in memoria di Ferdinando Filippo d'Orléans, delfino di Francia e figlio di Maria Amalia di Borbone-Napoli, nato nel Palazzo reale di Palermo e morto a Neuilly-sur-Seine, all'età di 32 anni per una caduta accidentale dalla carrozza. D/ Testa del duca a sinistra entro due rami di quercia e alloro legati. R/ Monumento funebre; ai lati, due figure allegoriche. AG. 23.46 g. 39 mm. Con appiccagnolo recante due piccoli punzoni. Patina riposata. Rara in argento. SPL.
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Splendida Oncia da 30 Tarì
Lotto n. 735
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Palermo. Ferdinando III di Borbone (1759-1816). Oncia da 30 tarì 1791. D/ Busto corazzato a destra. R/ Fenice sul rogo con sole raggiante; sotto le ali, ai lati, sigle G L C I (Gabriele Lancillotto Castello (Interino)). Sp. 2; MIR (Savoia) 597. AG. 68.23 g. 58.5 mm. RR. Rarissimo esemplare, caratterizzato da una delicata patina e da fondi intensamente lucenti. Di altissima conservazione, presenta rilievi netti, dettagli finemente definiti e un’eccellente qualità complessiva. qFDC.
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Lotto n. 734
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Padova. Ulrico di Valsee (1320-1321). Grosso aquilino. D/ Aquila ad ali spiegate volta a destra. R/ Croce intersecante la legenda. CNI tav. XIX, 4; MIR (Triv., Istria, Dalm. ed Alb.) 207. AG. 1.45 g. 21.5 mm. Patina riposata. Bel BB+.
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Lotto n. 733
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Ortona. Giovanna II d'Angiò Durazzo (1414-1435). Bolognino. D/ Le lettere O R T O tra quattro globetti disposte a croce attorno a rosetta. R/ San Tommaso stante di fronte benedicente. CNI tav. XVII, 1; D'Andrea-Andreani pag. 354; MIR (Italia merid.) 498. AG. 0.54 g. 14.5 mm. RRR. Rarissimo. qBB/BB.
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Lotto n. 732
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Napoli. Francesco II di Borbone (1859-1860). 2 tornesi 1859. D/ Testa del re volta a sinistra. R/ Grande giglio, sotto, TORNESI / 2; sotto, in esergo, 1859. P/R 6; MIR (Napoli) 542. CU. 6.54 g. 25 mm. Rame rosso. FDC.
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Napoli. Francesco II di Borbone (1859-1860). 120 grana o piastra 1859. D/ Testa a capo nudo a sinistra; nel taglio del collo, LA (Luigi Arnaud maestro di incisione). R/ Stemma della casata Borbone coronato. P/R 1; MIR (Napoli) 537. AG. 27.55 g. 37 mm. Leggera patina. SPL.
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Lotto n. 730
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Napoli. Ferdinando I di Borbone (1816-1825). Piastra 1818. D/ Testa piccola coronata a destra. R/ Stemma Borbone coronato. P/R 6; MIR (Napoli) 461. AG. 27.53 g. 38 mm. Patina riposata con luminescenze dorate. SPL.
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Lotto n. 729
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Napoli. Ferdinando I di Borbone (1816-1825). 15 Ducati 1818 o quintupla. D/ Testa coronata volta a sinistra. R/ Genio borbonico in piedi con la mano destra poggia su colonna sulla quale cuscino con corona reale mentre con la mano destra regge uno scudo con tre gigli; in esergo, ACINI 425 / TITOLO MILLESIMI 996 / DUCATI 15. P/R 2; MIR (Napoli) 458. AU. 18.93 g. 29.5 mm. R. Di altissima conservazione per il tipo con ancora tracce di lustro di coniazione. Top Pop per NGC. Encapsulated by NGC MS 63.
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Lotto n. 728
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Napoli. Carlo di Borbone (1734-1759). 120 grana o piastra 1747. D/ Stemma coronato; ai lati, le sigle M-M/A (Domenico Maria Mazzara maestro di zecca e Francesco Antonio Ariani maestro di prova). R/ L'allegoria del fiume Sebeto sdraiato tra le acque e arbusti; sullo sfondo, il Vesuvio; sotto, in esergo, 1747 e ai lati De-G (Giovanni Casimiro de Gennaro incisore). P/R 25; MIR (Napoli) 334/6. AG. 25.22 g. 39.5 mm. R. Bel BB.
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Napoli. Ferdinando I d'Aragona (1458-1494). Coronato. D/ Busto coronato e corazzato a destra; dietro, T (Giancarlo Tramontano maestro di zecca). R/ L'Arcangelo Michele nell'atto di trafiggere il drago con una lancia. P/R 17b; MIR (Napoli) 69/2. 3.84 g. 26.5 mm. Patina dai riflessi iridescenti. Bel BB.
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Lotto n. 726
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Napoli. Ladislao di Durazzo (1386-1414). Denaro. D/ Croce potenziata accantonata da quattro gigli. R/ Campo tripartito con le armi di Ungheria, d'Angiò e di Gerusalemme. P/R -; cf. 3; Cf. MIR (Napoli) 43/1. MI. 0.55 g. 15 mm. RRRR. Apparentemente inedito, questo esemplare presenta caratteristiche di particolare interesse: oltre ai gigli accantonati alla croce, variante più rara rispetto a quella con le crocette, reca un campo tripartito, anziché il consueto bipartito con le sole armi d’Ungheria e d’Angiò. Non riscontrato nella principale bibliografia di riferimento. BB.
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Lotto n. 725
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Napoli. Carlo II d'Angiò (1285-1309). Saluto d'oro. D/ Stemma a forma di cuore bipartito con le insegne di Gerusalemme e degli Angiò sormontato e affiancato da rosette accostate da stelle a sei raggi. R/ La scena dell'Annunciazione; in primo piano vaso con pianta di giglio. P/R 1; MIR (Napoli) 22. AU. 4.37 g. 23.5 mm. RR. Molto raro. Piccolo segnetto al rovescio. Di alta conservazione. SPL+/qFDC. La presenza di un segno di abbreviazione sopra alle lettere SCD (secondo) lascia aperta l'ipotesi che lo zecchiere dell'epoca, verosimilmente Giovanni Fortino o Giovanni De Musco, abbia approfittato del conio della moneta ponendo una sigla (I) che corrispondesse alla sua iniziale. Carlo II, detto lo zoppo, già divenuto re alla morte del padre nel 1285 fu fatto prigioniero dagli aragonesi in Spagna e rilasciato nel 1289. Egli a differenza del padre ebbe un regno carratterizzato da saggezza e clemenza grazie anche alla fine della guerra del Vespro durata circa vent'anni.
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Lotto n. 724
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Napoli. Carlo I d'Angiò (1266-1285). Saluto d'oro. D/ Stemma a forma di cuore bipartito con le insegne di Gerusalemme e degli Angiò sormontato e affiancato da rosette accostate da stelle a sei raggi. R/ La scena dell'Annunciazione; in primo piano vaso con pianta di giglio. P/R 1; MIR (Napoli) 18. AU. 4.39 g. 23 mm. Leggera debolezza da coniazione ma di alta conservazione con bel metallo lucente. Sicuramente la tipologia monetale rappresenta uno dei capolavori della maestranza incisoria del periodo medievale. SPL+. Carlo, figlio di Luigi VIII di Francia e fratello di Luigi IX il Santo conquistò il Mezzogiorno d'Italia grazie all'appoggio di papa Clemente IV che lo incoronò a Roma re di Sicilia nel giugno del 1266. Sconfitto Manfredi e successivamente suo figlio Corrado IV (Corradino), ultimo erede della dinastia Sveva, divenne a tutti gli effetti titolare del regno. Successivamente egli spostò la capitale da Palermo a Napoli a seguito dei Vespri Siciliani e la conquista della Sicilia da parte degli Aragonesi. In questo periodo fu incisore Giovanni Fortino da Brindisi, probabile autore di questa moneta da molti attribuita al Pierotto. Da fonti storiche è infatti possibile sapere come il Re abbia partecipato attivamente alla creazione del conio, intervenendo e modificandolo più volte.
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Lotto n. 723
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Modena. Ercole III d'Este (1780-1796). Tallero 1796. D/ Busto a sinistra con lunga capigliatura, collare del Toson d'oro ed altre decorazioni; sul taglio del braccio, P. T. R/ Scudo estense, coronato, interzato e spaccato, sovrapposto ad un trofeo di armi e bandiere. CNI 59/61; MIR (Emilia) 855/2. AG. 27.96 g. 41 mm. Insignificante colpetto al ciglio. Leggera patina. BB+.
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Lotto n. 722
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Modena. Ercole III d'Este (1780-1796). Da 3 scudi 1782. D/ Busto a sinistra con il toson d'oro. R/ Stemma d'Este coronato. CNI 1/3; Rav. Mor. 3; MIR (Emilia) 857. AG. 27.71 g. 41 mm. Sottotipo leggermente visibile. Piccolo salto di metallo al rovescio. Patina riposata con luminescenze dorate. Debolezze da coniazione, altrimenti. SPL.
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Lotto n. 721
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Modena. Cesare d'Este. Scudo 1613. D/ Busto corazzato a sinistra; sotto, in esergo, sigle L S (Lodovico Salvatico maestro di zecca ? ). R/ Stemma coronato e ornato del toson d'oro; sotto, in esergo, 1613. CNI 81/85; MIR (Emilia) 681; Rav. Mor.. AG. 26.45 g. 41 mm. RRRR. Estremamente raro. Segni. qBB/BB. Questa moneta fu coniata anche successivamente al 1613 con le sigle A M (Agostino Macchiavelli maestro di zecca) dopo che i fratelli Salvatico erano fuggiti da Modena per non rimborsare il valore delle monete (come quella proposta) che avevano battuto a titolo inferiore a quello prescritto.
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Lotto n. 720
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Milano. Governo Provvisorio di Lombardia (1848). 5 Lire 1848. D/ 5 / LIRE / ITALIANE su tre righe entro corona di rami di alloro e quercia; sotto, 1848. R/ L'Italia in piedi, turrita e paludata, con asta nella mano destra e sinistra alzata; stella sopra. CNI 3; Crippa 3/A; Pag. (decimali) 213. AG. 25 g. 37.5 mm. Patina iridescente. Segnetti nei campi. qSPL/qFDC.
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Lotto n. 719
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Milano. Carlo Bartolomeo Romilli (1794-1859), Arcivescovo. Medaglia 1847 a ricordo della nomina ad Arcivescovo di Milano. D/ BARPTOLEMAEVS ROMILLVS COM ARCHIEP MEDIOL. Busto a sinistra in abito talare con zucchetto; sotto, FRAN BROGGI FECIT. R/ IN SEDEM HONORIS SVI OMNIB LAETITIIS RECEPTO. Veduta del Duomo di Milano; sulla linea d'esergo, F BROGGI F; sotto, in esergo, AN MDCCCXLVII. AG. 64.57 g. 52.5 mm. Opus: Francesco Broggi. Rara in argento. Patina riposata. Leggere tracce di montatura non deturpanti. SPL.
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Lotto n. 718
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Milano. Napoleone Bonaparte (1805-1814), Imperatore di Francia e Re d'Italia. 5 lire 1814 II tipo. D/ Testa nuda a destra. R/ Stemma in padiglione sorretto da alabarde decussate. CNI 115; Crippa 28/G; MIR (Milano) 490/7. AG. 25 g. 37.5 mm. Irrilevante colpetto sul ciglio. Minimi segnetti ma fondi praticamente a specchio. FDC.
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Lotto n. 717
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Milano. Napoleone Bonaparte (1805-1814). 5 lire 1811 con contromarca. D/ Testa nuda a destra. R/ Stemma in padiglione sorretto da alabarde decussate. Cf. CNI 81; Cf. Crippa 28/D; Cf. MIR (Milano) 490/4. AG. 24.73 g. 37 mm. RRR. Rarissima. BB. Particolarmente significativa è la presenza, sull'effigie di Napoleone, di due distinte contromarche: un punzone rettangolare, collocato in corrispondenza dell'occhio, e una seconda impronta figurativa, applicata lateralmente alla testa, raffigurante un animale visto frontalmente. Quest'ultima è stata per lungo tempo interpretata come una testa di gufo o di civetta, lettura resa comprensibile dalla particolare conformazione del punzone, caratterizzato da grandi occhi circolari e da una struttura frontale che, osservata isolatamente, può effettivamente richiamare quella di un rapace notturno. La moderna ricerca numismatica ha tuttavia proposto una diversa e assai più convincente identificazione: quella di una testa di tigre. Il punto di riferimento fondamentale è lo studio di François de Callataÿ e Jean-Baptiste Forestier, Les contremarques au tigre sur les monnaies napoléoniennes, pubblicato nella Revue Numismatique, 160 (2004), pp. 343-358. Gli autori hanno censito 47 esemplari e hanno dimostrato che la contromarca, lungi dall'essere una manipolazione moderna o una curiosità di epoca successiva, appartiene al clima politico del 1815, negli anni immediatamente successivi alla caduta definitiva di Napoleone. L'interpretazione della testa animale come tigre assume particolare forza se inserita nel linguaggio politico e satirico dell'epoca. Napoleone era infatti rappresentato, nella pubblicistica anti-bonapartista del 1814-1815, come una figura ferina e minacciosa; la ricerca di Callataÿ e Forestier ha individuato una serie di immagini contemporanee nelle quali l'ex imperatore viene esplicitamente associato alla tigre. Il significato della contromarca sarebbe dunque quello di trasformare simbolicamente l'immagine dell'imperatore: la tigre feroce è stata sconfitta e ora è in gabbia. In quest'ottica, anche il secondo punzone assume un valore tutt'altro che casuale. Il piccolo marchio rettangolare, impresso direttamente sull'occhio di Napoleone, costituisce una vera e propria mutilazione intenzionale del ritratto. La combinazione dei due interventi sembra pertanto configurare un'azione simbolica coerente: non una normale contromarca destinata a indicare valore, peso o provenienza della moneta, bensì un atto di ostilità politica rivolto direttamente contro l'immagine del sovrano. È proprio questa associazione fra la testa dell'animale e il punzone sull'occhio che ha portato gli studiosi a parlare di una sorta di damnatio memoriae moderna, o più precisamente di marque d'exécration: un gesto di esecrazione attraverso il quale l'effigie ufficiale di Napoleone veniva deliberatamente deturpata. La moneta, normalmente strumento di diffusione dell'immagine e dell'autorità del sovrano, veniva così trasformata nel suo opposto: un piccolo supporto di propaganda anti-napoleonica.
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