Monete e Medaglie di Zecche Italiane
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Lotto n. 716
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Milano. Repubblica Cisalpina (1797-1802). Scudo da sei lire 1800 A. VIII. D/ La Repubblica Cisalpina in piedi a sinistra presta atto di riconoscenza alla figura allegorica galeata della Francia, seduta su di un basamento; ai piedi della Repubblica Cisalpina, cornucopia e cicogna. R/ SCUDO DI LIRE SEI 27 PRATILE ANNO VIII su quattro righe entro corona di quercia. CNI 1; Crippa 1; MIR (Milano) 477. AG. 23.12 g. 39.5 mm. NC. Patina iridescente con fondi lucenti. Conservazione eccezionale. FDC. Questa moneta celebra la vittoria dei francesi sugli austro-russi e l'armistizio di Alessandria, firmato il 27 pratile dell'anno VIII della Repubblica francese, ossia il 16 giugno 1800. Autore della moneta fu Giuseppe Salvirch, su disegno del pittore Andrea Appiani.
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Lotto n. 715
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Milano. Francesco II d'Asburgo-Lorena (1792-1796). Scudo delle corone o crocione 1796. D/ Busto laureato a destra. R/ Croce di Borgogna con appeso il Toson d'oro e accantonata dalle corone di Austria, Ungheria e Boemia. CNI 18; Crippa 7/E; MIR (Milano) 472/5. AG. 29.49 g. 40 mm. Patina riposata con luminescenze dorate. SPL/qFDC.
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Lotto n. 714
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Milano. Prima Repubblica (1250-1310). Ambrosino o grosso da 8 denari. D/ Croce patente. R/ Sant'Ambrogio seduto in trono benedice con la destra e regge pastorale con la sinistra. CNI 6/9; MIR (Milano) 65/1. AG. 2.84 g. 22 mm. Patina di monetiere. qSPL.
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Lotto n. 713
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Milano. Lotario I Re d'Italia (820-844) e Imperatore (843-855). Denaro. D/ Piccola croce. R/ MEDIOL su una riga. CNI 2; MEC 1, 821; MIR (Milano) 8/1. AG. 1.07 g. 22.5 mm. Bel BB.
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Lotto n. 712
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Messina. Filippo III di Spagna (1598-1621). Da 4 Tarì 1619. D/ Busto a destra corazzato e con gorgiera. R/ Aquila coronata ad ali spiegate; ai lati, sigle I P (Giovanni Del Pozzo maestro di zecca). Sp. 40; MIR (Sicilia) 345/15. AG. 10.48 g. 30 mm. Leggera patina. qSPL.
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Lotto n. 711
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Messerano. Ludovico II Fieschi (1528-1532). Testone. D/ Busto a destra. R/ San Teonesto seduto in cattedra benedice con la mano destra e regge palmetta con la sinistra; sotto, in esergo, aquiletta. CNI 26/30; Rav. Mor. 4; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 691. AG. 9.54 g. 31 mm. R. Questa tipologia di legenda è più inusuale rispetto a quella con dicitura LAVANIE. Di conservazione eccezionale per la tipologia. Bei fondi lucenti e patina riposata. SPL+.
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Lotto n. 710
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Massa Lombarda. Medaglia celebrativa 1770 per il 600° anniversario della fondazione della Società Lombardorum a Bologna. D/ FELSINA VICTRIX MCLXX. Busto elmato e corazzato di Felsina; sotto, A. CORSINI. R/ M LOMBARD SOC RECEPT CONCOR. Le figure allegoriche di Felsina e Massa Lombarda che si stringono la mano. AE. 76.22 g. 51 mm. Opus: Agostino Corsini. RRR. Rarissima. SPL. La Compagnia dei Lombardi nacque a Bologna nel 1170 raccogliendo famiglie provenienti dalla Lombardia, in un contesto segnato dalle guerre e dalle divisioni politiche dell'epoca di Federico Barbarossa. La tradizione della Compagnia parla di famiglie lombarde accolte da Bologna e organizzate nella Lombardorum Societas. Settant'anni dopo, nel 1251, un consistente gruppo di famiglie provenienti soprattutto da Marmirolo, nel Mantovano, abbandonò la propria terra e si trasferì nel territorio di Imola. Il Comune di Imola concesse loro terre da coltivare e organizzò il nuovo insediamento presso la Massa Sancti Pauli, che sarebbe diventato Massa Lombarda. L'atto di insediamento è datato 11 maggio 1251.
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Lotto n. 709
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Massa di Lunigiana. Alberico II Cybo Malaspina (1662-1664). Da 8 bolognini o luigino 1662. D/ Busto a destra corazzato. R/ Stemma Cybo coronato; ai lati, V - III. CNI 2/9; Camm. 220; MIR (Toscana, zecche) 321. AG. 2.16 g. 21 mm. Patina riposata. Bel BB+.
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Lotto n. 708
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Mantova. Assedio Austro-Russo (1799). Soldo A. VII (1799). D/ Fascio e pileo tra rami; sopra, sigle D - I; sotto, A 7 R. R/ UN SOLDO DI MILAN su quattro righe. Cf. CNI 5/6; Cf. Pag. (decimali) 259; Cf. MIR (Lombardia, zecche) 773. Ae fuso e PB. 25.15 g. 28 mm. RRR. Il peso di 25,15 g rispetto al range standard di 12,60-14,49 g rende questa moneta del tutto eccezionale. Trattasi quindi di un multiplo ?. Bel BB.
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Lotto n. 707
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Macerata. Autonome (1392-1447). Bolognino. D/ Grande A accostata da quattro cerchietti. R/ Le lettere (IVLI) A N V S disposte a croce attorno a globetto. Bellesia 1; CNI -. AG. 0.85 g. 19 mm. Patina riposata. SPL.
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Lotto n. 706
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Lucca e Piombino. Elisa Bonaparte e Felice Baciocchi Principi (1805-1814). 5 franchi o scudo 1808. D/ Busti accollati verso destra. R/ 5 FRANCHI su due righe entro corona di rami di alloro. CNI 12/15; MIR (Toscana, zecche) 244/4. AG. 24.86 g. 38 mm. Patina riposata. SPL+/qFDC.
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Lotto n. 705
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Lucca. Repubblica (1369-1799). Scudo 1743. D/ Scudo coronato al cui interno il motto LIBERTAS. R/ San Martino a cavallo in atto di tagliare il mantello pel mendico a lui appresso. CNI 799; MIR (Toscana, zecche) 237/5. AG. 26.68 g. 43 mm. BB+.
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Lotto n. 704
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Lucca. Repubblica a nome di Ottone IV (1209-1315). Grosso da 2 soldi di II tipo. D/ Monogramma di Ottone. R/ Il Volto Santo a mezzo busto di tre quarti con corona. CNI 9/10; Bellesia (Lucca) 11; MIR (Toscana, zecche) 123. AG. 2.42 g. 22 mm. RR. Molto raro. Patina riposata. Bel BB.
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Lotto n. 703
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Lucca. Ottone I di Sassonia (951-973), Imperatore e Re d'Italia. Denaro. D/ Monogramma di Ottone. R/ Le lettere L V C A attorno a globetto. CNI 1/2; MIR (Toscana, zecche) 99. AG. 0.89 g. 16.5 mm. RR. Rarissimo. Bel BB.
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Lotto n. 702
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L'Aquila. Luigi XII Re di Francia (1501-1503). Sestino. D/ Croce potenziata e incavata, con giglio alle estremità. R/ Scudo di Francia coronato con i tre gigli e globetto in mezzo. CNI 3/6; D'Andrea p. 265; MIR (Italia merid.) 115. CU. 2.12 g. 20 mm. R. BB.
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Lotto n. 701
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L'Aquila. Ludovico I d'Angiò Pretendente (1382-1384). Bolognino. D/ Le lettere A Q L A (Aquila) accostate da globetti disposte a croce attorno a globetto. R/ Busto di fronte con piviale di Celestino V. CNI -; cf. 1/32; D'Andrea -; cf pp. 186-189; MIR (Italia merid.) al tipo 49. AG. 4.35 g. 21.5 mm. RRR. Rarissimo. La legenda del diritto reca una un una sigla non censita sui principali testi di riferimento. Probabilmente un segno di zecchiere con lettera e croce legata, questo simbolo risulta essere molto simile a quello censito nell'opera D'Andrea-Andreani 'Le Monete dell'Abruzzo e del Molise' per il quattrino al numero 15 pag. 191. BB.
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Lotto n. 700
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Ivrea. Comune (sec. XIII-XIV). Emissioni a nome di Federico I di Imperatore. Tirolino. D/ Doppia croce di cui la croce più grande interseca la legenda. R/ Aquila ad ali spiegate volta a sinistra. CNI tav. XXVII, 5; Rizzolli-Pigozzo Iv 2; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 665. AG. 1.34 g. 20.5 mm. RRR. Rarissimo. qSPL.
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Corradino, ultimo degli Svevi
Lotto n. 699
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Corrado II (Corradino) (1254-1258). Multiplo di tarì, Messina. D/ Aquila con ali spiegate volta a sinistra; dietro il collo, tre globetti. R/ Croce latina accostata dalle lettere IC - XC / NI - KA (Gesù Cristo Vincitore); in basso, stelle a sei raggi. Cf. Sp. 162/165; Cf. MEC 14, pag. 189 n. 2; D'Andrea 207. AU. 5.05 g. 15 mm. RRRR. Di eccezionale peso e conservazione. Leggermente spazzolato ma esemplare di grande freschezze e di buona centratura; possibilmente uno tra i migliori noti. SPL.
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Lotto n. 698
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Denaro. D/ Croce patente. R/ Aquila ad ali spiegate volta a sinistra. MI. 0.77 g. 16 mm. RRRR. Apparentemente non censita nella bibliografia in nostra disponibilità. Bel BB. Questa intrigante moneta, presumibilmente un denaro, potrebbe essere stata coniata a Durazzo nell’ambito della presenza di Manfredi di Hohenstaufen nei territori epiroti. Un possibile riferimento cronologico è costituito dal matrimonio di Manfredi con Elena Comnena Ducas, celebrato nel 1259; va tuttavia ricordato che Manfredi risultava già signore di Durazzo, Valona, Berat e dei relativi territori nel febbraio 1258, dunque anteriormente al matrimonio. Quest’ultimo consolidò e ampliò i suoi diritti nell’area, includendo, tra gli altri possedimenti, Corfù e ulteriori territori epiroti. Al dritto, la legenda F IERL IN IDIRACO è stata interpretata come Federicus Ierusalem [Rex] in Diraco (Dyrraco, Durazzo). Tale lettura appare suggestiva, ma non può essere considerata definitiva. In particolare, la sequenza IDIRACO lascia margini interpretativi e meriterebbe un'analisi paleografica più approfondita: proprio la difficoltà di sciogliere con certezza questa parte della legenda impedisce, allo stato attuale, di assumere come sicura l’identificazione di Diraco con Durazzo. Anche l’iniziale F, apparentemente riconducibile a Federicus, non costituisce necessariamente una prova di una coniazione effettuata direttamente sotto Federico II. È infatti possibile ipotizzare un’emissione di Manfredi nel nome e con la titolatura del padre, soluzione che troverebbe un certo riscontro nella continuità della tradizione monetaria sveva. L’ipotesi non sarebbe inoltre estranea al contesto monetario di Manfredi nei suoi domini epiroti: sono infatti note emissioni a lui attribuite e destinate verosimilmente alla circolazione nei territori acquisiti sulla sponda orientale dell’Adriatico, anche se l’esatta localizzazione della zecca rimane discussa. L’associazione della moneta alla tradizione monetaria sveva appare comunque particolarmente significativa, non soltanto per l’aquila imperiale al rovescio, ma anche per lo stile complessivo del tipo. L’iconografia sembra infatti inserirsi in una linea evolutiva che dalla monetazione di Enrico VI e Costanza conduce a quella di Federico II. I denari di Enrico VI e Costanza presentano già la combinazione della croce e dell’aquila, quest’ultima destinata a diventare uno degli elementi più caratteristici del vasto panorama monetario svevo. Il confronto con la monetazione di Federico II appare ancora più stringente. I suoi denari adottano infatti l’aquila imperiale e la croce e, nelle emissioni successive all’assunzione della titolatura gerosolimitana, recano al rovescio la legenda IERL’ ET SICIL’ R, cioè Hierusalem et Siciliae rex. Alcuni esemplari, datati generalmente alla metà degli anni Quaranta del XIII secolo, presentano inoltre al dritto l’aquila coronata con la legenda F ROMANOR’ IP, creando un confronto particolarmente interessante con il tipo qui considerato. La presenza di IERL nella legenda costituisce inoltre un importante elemento per la cronologia. La titolatura di Federico II come re di Gerusalemme compare nella sua monetazione imperiale a partire dal periodo successivo alla sua assunzione effettiva del titolo; la classificazione della monetazione federiciana collega infatti il titolo Imperator-Rex Ierusalem et Sicilie al periodo 1225-1250. Il riferimento a Gerusalemme deve quindi essere considerato significativo ai fini della datazione e, se la legenda viene effettivamente interpretata come IERL, l’emissione non dovrebbe essere collocata anteriormente alla diffusione di tale titolatura. Il dato, tuttavia, non è sufficiente da solo a stabilire una data precisa, soprattutto qualora si ipotizzi una successiva ripresa della titolatura federiciana da parte di Manfredi. Nel complesso, il pezzo sembra dunque collocarsi in un contesto di forte continuità con la monetazione sveva, tanto sul piano stilistico quanto su quello iconografico e titolare. La presenza dell’aquila, il richiamo formale ai denari di Enrico VI e Costanza e, soprattutto, la vicinanza ai primi tipi federiciani costituiscono elementi che rendono plausibile un collegamento con la dinastia degli Hohenstaufen. L’ipotesi di una coniazione a Durazzo sotto Manfredi, eventualmente con la ripresa del nome e della titolatura paterna, rimane pertanto particolarmente suggestiva, ma deve essere considerata ancora come una proposta interpretativa. Proprio l’incertezza nella lettura di IDIRACO rappresenta, in questo senso, uno degli aspetti più interessanti della moneta: una diversa interpretazione della legenda potrebbe infatti modificare sensibilmente sia l’attribuzione sia l’eventuale identificazione della zecca. Se invece la lettura Federicus Ierusalem [Rex] in Diraco fosse confermata, l’esemplare assumerebbe un’importanza notevole quale possibile testimonianza di una produzione monetaria sveva a Durazzo e aggiungerebbe un ulteriore, significativo tassello alla conoscenza della monetazione di Manfredi e, più in generale, della presenza sveva nei territori dell’Epiro e dell’Adriatico orientale.
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Lotto n. 697
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Mezzo denaro 1242, Brindisi. D/ Le lettere AVG (Augustus); sopra, omega. R/ Croce patente. Sp. -; Travaini 1993 33a; D'Andrea 161. MI. 0.39 g. 14 mm. RR. Molto raro. SPL.
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Lotto n. 696
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Mezzo denaro 1242, Messina. D/ A (augustus) accostata da globetti; sotto, crescente lunare e stella a sei punte. R/ Croce patente; nel secondo e terzo quadrante, stella a sei raggi e tre globetti. Sp. -; Travaini 1993 -; D'Andrea 158. MI. 0.45 g. 16 mm. RRR. Rarissimo. SPL.
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Stupor Mundi
Lotto n. 695
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Augustale, Messina. D/ Busto laureato e drappeggiato volto a destra. R/ Aquila stante ad ali spiegate con testa volta a destra. Sp. 100; Kowalski U1/A15; D'Andrea 127. AU. 5.27 g. 20 mm. RR. Molto raro. Esemplare di pregevole fattura e conservazione. SPL. Federico II Hohenstaufen, discendente da parte della madre dalla dinastia Normanna degli Altavilla fu sicuramente una delle personalità più affascinanti del medioevo europeo. Conosciuto con gli appellativi di stupor mundi ('meraviglia o stupore del mondo') e Puer Apuliae ('fanciullo di Puglia') si contraddistinse per la forte attività legislativa e di innovazione artistica e culturale che portò la sua corte ad essere crogiolo di culture come quella greca, latina, germanica e araba. Una delle sue grandi innovazioni fu l'emissione dell'augustale e del mezzo augustale, monete in oro paragonabili per stile e ritrattistica a quelle degli antichi Cesari.Il suo amore per il mondo classico infatti lo portò ad ottenere i titoli di Re dei Romani (dal 1212) e poi di Imperatore del Sacro Romano Impero (incoronato dapprima ad Aquisgrana nel 1215 e, successivamente, a Roma dal Papa nel 1220) oltre ad essere Re di Sicilia, Duca di Svevia e Re di Gerusalemme.
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Lotto n. 694
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Denaro 1220-1221, Messina o Palermo. D/ Busto frontale regge nella mano destra croce processionale (?) e nella sinistra globo crucigero. R/ Croce patente; nei quarti crescente e cerchietti. Sp. -; Travaini 1993 19; D'Andrea 108. MI. 0.55 g. 16 mm. RRR. Rarissimo. Bel BB+.
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Lotto n. 693
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250) con la moglie Costanza d'Aragona (1209-1213). Denaro, Messina o Palermo. D/ Aquila coronata volta a sinistra; ai lati, in alto, crescenti. R/ Croce terminante in fiordalisi; in ogni quadrante, crescente e globetto. Sp. 86; Travaini 1993 15; D'Andrea 95. MI. 0.53 g. 15 mm. SPL. L'attribuzione alla moglie Costanza di Aragona e non madre Costanza d'Altavilla è dovuta al fatto che quest'ultima è sempre riportata con la dicitura di imperatrix e mai come regina. Secondo Tarascio (1986) le crescenti e la corona presente al diritto formano la parola araba billāh (in nome di Dio).
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Lotto n. 692
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Multiplo di tarì. D/ Cinque globetti disposti a fiore; nel giro esterno, legenda pseudo-cufica. R/ Lunga croce processionale; ai lati le lettere IC - XC / NI - KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 85; MEC 14, p. 159 Classe D 5; D'Andrea 138. AU. 1.38 g. 11.5 mm. Leggera patina. Bel BB/qSPL.
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Lotto n. 691
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Multiplo di tarì, Brindisi. D/ Aquila ad ali spiegate con pennacchio volta a destra; ai lati, due globetti. R/ Grande croce processionale accantonata dalle lettere IC XC - NI KA (Gesù Cristo vittorioso); in alto, ai lati, globetti. Sp. 72; MEC 14, pag. 159, Classe E n. 5; D'Andrea 144. AU. 5.54 g. 15.5 mm. RRR. Rarissimo. Di peso considerevole; paritetico all'augustale. Bel BB. Ex Asta Italo Vecchi 2, 1996, lotto 1654.
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Lotto n. 690
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Multiplo di tarì, Brindisi. D/ Aquila ad ali spiegate con pennacchio volta a sinistra. R/ Grande croce processionale accantonata dalle lettere IC XC - NI KA (Gesù Cristo vittorioso); in alto, ai lati, globetti. Sp. -; cf. 66 e 69 (globetto); MEC 14, -; D'Andrea 139. AU. 2.38 g. 11 mm. RR. Bel BB/qSPL.
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Lotto n. 689
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Multiplo di tarì, Messina. D/ Le lettere FЄ entro doppi cerchio di legenda cufica 'Enrico Cesare Augusto'. R/ Grande croce processionale accantonata dalle lettere IC XC - NI KA (Gesù Cristo vittorioso). Sp. 59/60; MEC 14, pag. 158 Classe A n. 1; D'Andrea 59. AU. 6.91 g. 16.5 mm. RRRR. Rarissimo di questo peso, superiore a quello dell'augustale. SPL. Di grande interesse è la discussione da parte dei principali autori in merito alla legenda di questa tipologia monetale che reca in legenda il nome del papà di Federico, Enrico. Proprio per questa inaspettata dicitura si aprono ipotesi in merito alla datazione e all' attribuzione corretta di queste monete. A tal riguardo si offre un estratto di Sambon G. 1912, p. 81: 'E' impossibile attribuire queste monete a Enrico, Costanza e Federico. La disfigurazione delle legende enriciane, la maggiore evidenza del nome FEderiCus e il fatto che numerosi esemplari presentino le lettere FE-FЄ-FR-F risulta impossibile per il breve periodo di un anno solo e disdice l'attribuzione congiunta. Confermando quindi l'attribuzione a Federico rimane solo il dubbio se siano stati coniati nei primi anni del regno durante il baliato pontificio o dal 1209 al 1220'.
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Lotto n. 688
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Federico II di Svevia (1197-1250). Multiplo di tarì, Messina. D/ Aquila ad ali spiegate volta a destra; intorno legenda in carattere nashki ' Federico Re di Sicilia'. R/ Croce latina; ai lati, IC +C - NI KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 50 e 52; MEC 14, pag. 158 Classe Ba n. 1; D'Andrea 65. AU. 2.2 g. 11 mm. R. Bel BB.
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Lotto n. 687
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Enrico VI di Svevia (1194-1197). Mezzo denaro. D/ Croce patente con stelle a sei raggi nel 2° e 3° quarto. R/ Le lettere A P (Apulie) legate. Sp. 31; Travaini 1993 7a; D'Andrea 49. MI. 0.24 g. 12.5 mm. Tracce di imbiancatura. Di alta conservazione per il tipo. SPL.
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Lotto n. 686
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Guglielmo II (1166-1189). Frazione di follaro, Messina. D/ Testa di leone. R/ Legenda cufica (Il re Guglielmo II). Sp. 118; Travaini 1995 371; D'Andrea-Contreras (Normans) 373. AE. 2 g. 14.5 mm. Bel BB+.
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Lotto n. 685
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Guglielmo II (1166-1189). Multiplo di tarì, Messina o Palermo. D/ Cinque globetti disposti a croce entro giro di legenda pseudo cufica (Il Re Guglielmo glorioso per volere di Dio). R/ Lunga croce processuale; ai lati le lettere IC - XC / NI - KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 100; Travaini 1995 355; D'Andrea-Contreras (Normans) 354. AU. 1.28 g. 12 mm. qSPL.
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Lotto n. 684
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero II (1105-1154). Terzo di ducale, classe A (C arrotondata), 1140-1141, Palermo. D/ Legenda araba su due righe; sotto, globetto. R/ Croce forcata ornata di globetti. Sp. 73/75; Travaini 1993 242a; D'Andrea-Contreras (Normans) 242. AG. 0.87 g. 16 mm. Tondello piacevolmente largo e di chiara lettura. SPL.
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Lotto n. 683
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero II (1105-1154). Ducale, Palermo. D/ Busto frontale del Redentore che regge nella sinistra il libro dei Vangeli. R/ Re Ruggero con corona di foggia bizantina con pendenti in abito lungo gemmato, con globo crucigero nella sinistra ed alla sua destra il figlio Ruggero in tunica militare, la destra appoggiata sull'elsa di una spada. Entrambi sostengono una croce greca su lunga asta posta su tre gradini. Sp. 72; Travaini 1995 241; D'Andrea-Contreras (Normans) 241. AG. 2.75 g. 25 mm. SPL. Tra le tante monete Normanne questa moneta è senza dubbio una delle più belle e significative. L'iconografia ricorda l'investitura del ducato di Puglia concessa da Innocenzo II a Ruggero, secondogenito di Ruggero II. Anche da questa tipologia si può desumere il gusto bizantino richiamato dagli histamenon nomisma. Ancora una volta è possibile trovare una 'contaminatio' tra culture che vede l'aspirazione del Re al titolo di 'basileus' dell'Imperatore d'Oriente e, allo stesso tempo, richiami alla cristianità come la mano stessa del sovrano che tocca la croce.
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Lotto n. 682
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero II (1105-1154). Tarì, Messina o Palermo. D/ Legenda circolare, sul primo giro: il re Ruggero esaltato da Dio; sul secondo, indicazione della zecca e della data; al centro globetto entro cerchio lineare. R/ Croce latina; ai lati, IC XC - NI KA (Gesù Cristo Vittorioso). Sp. 63; Travaini 1995 216; D'Andrea-Contreras (Normans) 231. AU. 0.92 g. 11 mm. qSPL.
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero II (1105-1154). Doppio Follaro piatto, Messina. D/ Busto frontale di Ruggero con scettro e globo crucigero; a sinistra, R II. R/ Il Redentore seduto in trono. Sp. 53; Travaini 1995 175; D'Andrea-Contreras (Normans) 206. AE. 5.94 g. 18 mm. Per quanto riguarda queste tre monete che riportano la sigla R II l'attribuzione rimane ancora incerta. Questo perché Ruggero, che ottenne il titolo di secondo Duca d'Apulia nel 1127, risulterebbe citato come 'secondo' da alcuni documenti e tarì in oro già prima del 1127. Travaini (1995) propone la concavità come probabile segno distintivo tra le monete di Ruggero II e quelle del padre Ruggero I. Bel BB.
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Lotto n. 680
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero II (1105-1154). Doppio follaro concavo, 1112-1130, Messina. D/ Ruggero seduto in trono, tiene con la destra lunga asta terminante in croce e con la sinistra globo; a sinistra le sigle R/II. R/ Busto del Salvatore di prospetto; ai lati GE / SU|S (Gesu). Sp. 50; Travaini 1995 174; D'Andrea-Contreras (Normans) 205. AE. 6.23 g. 25 mm. Da questa moneta è possibile cogliere l'influenza Bizantina sulla monetazione Normanna. Sul modello del trachy in mistura questo follaro risulta nettamente più spesso e di miglior metallo. Come nella monetazione bizantina la moneta riporta l'effige di Cristo e quella dell'imperatore ma in questo caso l'effige di Cristo si trova dalla parte concava e non in quella convessa. Il significato, evidentemente non compreso dagli zecchieri, era di tenere l'effige di Cristo sul lato convesso per testimoniare la superiorità spirituale sul potere temporale. Questa è la prima moneta che riporta il nome di Gesù Cristo ai lati dell'effige. qSPL.
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Lotto n. 679
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero I (1085-1101). Trifollaro, 1098-1101, Mileto. D/ Ruggero a cavallo gradiente a sinistra con elmo a cono, tiene uno stendardo su lunga asta appoggiata alla spalla destra. R/ La Beata Vergine nimbata su trono volta a destra, tiene fra le braccia il Bambino con nimbo ornato. Travaini 1995 160; MEC 14, 90; D'Andrea-Contreras (Normans) 131. AE. 6.25 g. 25.5 mm. Bel BB. Questa moneta rappresenta un unicum nella monetazione dell'epoca. Apparentemente non sembrerebbero esserci modelli formali di riferimento per la scelta iconografica. Secondo Travaini (1995) questo non sorprende vista la grande personalità di Ruggero. Morto il Guiscardo, Ruggero era senza dubbio il più forte signore normanno. La scelta del cavaliere, simbolo della classe politica normanna, allude probabilmente alla 'crociata' che Ruggero aveva appena compiuto per conquistare la Sicilia, preparatoria a quella per la Terra Santa. Questa iconografia è stata infatti accostata a quella della moneta dell'Oriente Latino e in particolare al cavaliere presente sull'arazzo di Bayeux. Per quanto riguarda la scelta della Vergine col Bambino, anch'essa senza parallelismi se non nell'arte bizantina dove risulta come forte richiamo alla Cristianità.
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Lotto n. 678
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero I (1085-1101). Kharruba, Palermo (?). D/ Grande T. R/ Legenda pseudo cufica su due righe. Cf. Zanchi 'A Collection of sicilian Kharrubahs' n. 12-16; Cf. Travaini 1995 143; Cf. D'Andrea 109. MI. 0.2 g. 9 mm. RR. Rara tipologia che richiama i tarì con la tau. BB.
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Lotto n. 677
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Italia Meridionale. Periodo Normanno e Svevo. Ruggero I (1085-1101). Tarì o robai tipo stellato, Palermo (?). D/ Legenda cufica disposta su sei righe che formano un motivo a forma di stella. R/ Legenda cufica disposta su sei linee che formano un motivo a forma di stella. Cf. Sp. 41 (califfi fatimidi); Travaini 1995 42; D'Andrea-Contreras (Normans) 71. AU/EL. 0.94 g. 14 mm. Per via dello stile alcuni autori suggeriscono possa trattarsi di una zecca militare identificabile verosibilmente a Troina o Messina. Bel BB.
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Lotto n. 676
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Gubbio. Federico di Montefeltro (1444-1482). Bolognino. D/ Grande A gotica accostata da globetti. R/ Le lettere (FEDER) I C V S disposte a croce attorno a globetto. CNI 1; Cav. 7. AG. 0.96 g. 18 mm. Leggera patina. Bell'esemplare con striature di conio. SPL.
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Lotto n. 675
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Guardiagrele. Ladislao di Durazzo (1391-1414). Bolognino. D/ Le lettere G V A R disposte in senso orario attorno a rosetta e accostate da rosette. R/ Busto di fronte mitrato con piviale fermato da rosa. CNI -; D'Andrea -; MIR (Italia merid.) 462. AG. 0.79 g. 17 mm. RRR. Rarissimo con lettera A a inizio legenda. Leggera patina. Bel BB.
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Lotto n. 674
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Guardiagrele. Ladislao di Durazzo (1391-1414). Bolognino. D/ Le lettere G V A R disposte a triangolo intorno a rosetta; alle estremità cerchietti. R/ Busto di fronte mitrato di San Leone Papa con piviale fermato da rosa. CNI nei tipi 12, 22, 27 e 29; D'Andrea-Andreani 4; MIR (Italia merid.) 461. AG. 0.83 g. 16 mm. RR. Molto raro con lettera B a inizio legenda. Leggera patina. Bel BB.
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Lotto n. 673
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Genova. Repubblica Ligure (1798-1805). Da 8 lire 1798 A. I. D/ Scudo su fascio con berretto tra due rami; sotto, L 8. R/ Due figure allegoriche stanti con simboli della Rivoluzione Francese. CNI 10; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 379/1. AG. 33.19 g. 41.5 mm. Di alta conservazione per la tipologia. SPL+.
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Lotto n. 672
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Genova. Dogi Biennali (1528-1797), III fase (1637-1797). Da 4 lire 1795. D/ Stemma della città di Genova. R/ San Giovanni stante su prato volto a sinistra regge lunga croce nella sinistra e tiene la mano destra alzata nell'atto di predicare. CNI 7/10; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 312/2. AG. 16.45 g. 35 mm. R. Piacevole patina riposata con luminescenze dorate. qSPL.
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Lotto n. 671
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Genova. Dogi Biennali (1528-1797), III fase (1637-1797). Da 2 lire 1679, sigle GLM. D/ Stemma della città di Genova coronato sorretto da due grifi. R/ San Giovanni stante di fronte con lunga croce processionale in atto di predica. CNI 19/20; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 314/6. AG. 10.28 g. 33 mm. Rottura di conio al rovescio. BB+.
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Lotto n. 670
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Genova. Filippo Maria Visconti (1421-1435), Duca di Milano e Signore di Genova. Ducato al tipo veneto. D/ San Marco (?) nimbato, stante a sinistra, porge il vessillo al Doge genuflesso; lungo l’asta, DVX. R/ Il Redentore stante di fronte entro aureola ellittica cosparsa di stelle. Lunardi S18; Gamberini III, 398. AU. 3.55 g. 21.5 mm. Bel BB.
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Lotto n. 669
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Genova. Repubblica (1139-1339). Grosso da 4 denari. D/ Croce patente. R/ Castello; sotto, globetto. CNI 88; MIR (Piem. Sard. Lig. Cors.) 13. AG. 1.35 g. 20.5 mm. Patina di monetiere. qSPL.
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Lotto n. 668
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Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). Francescone 1859. D/ Testa nuda a destra grande e adulta; sotto, NIDEROST. R/ Stemma Lorena di forma sannitica sovrapposto a croce di Santo Stefano e accostato dal collare del Toson d'oro. CNI 120; Gal. VII, 5; MIR (Firenze) 449/5. AG. 27.33 g. 40.5 mm. Patina riposata e fondi lucenti. Raro in questo stato di conservazione. qFDC/FDC.
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Lotto n. 667
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Firenze. Leopoldo II di Lorena (1824-1859). Francescone 1856. D/ Testa nuda a destra grande e adulta; sotto, NIDEROST. R/ Stemma Lorena di forma sannitica sovrapposto a croce di Santo Stefano e accostato dal collare del Toson d'oro. CNI 106/107; Gal. VII, 3; MIR (Firenze) 449/3. AG. 27.41 g. 41 mm. Patina di monetiere con riflessi iridescenti. qSPL/SPL.
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